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28 ottobre 2012

Giovanni Agnoloni recensisce Le monetine del Raphael per postpopuli.it

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 21:43

Libri&Viaggi
“LE MONETINE DEL RAPHAËL”, DI FRANZ KRAUSPENHAAR

08 Sep 2012
by G.A.

Recensione di Giovanni Agnoloni

Le monetine del Raphaël di Franz Krauspenhaar (Gaffi Editore in Roma) è un libro speciale. Il romanzo di una vita, quella di Fabio Bucchi, pittore tormentato e giunto al successo per vie tortuose, trainato da un talento fuori del comune ma anche da pelose aderenze col sistema di potere orbitante attorno a Bettino Craxi, il “Capo”, di cui viene evocata la caduta politica e giudiziaria e l’inizio dell’esilio volontario, nel 1993.

Fabio Bucchi è un uomo giunto al capolinea, in fondo da molto prima che una malattia lo condannasse senza appello. È un artista viscerale, che ad ogni rabbiosa pennellata, così come ad ogni animalesco amplesso (con donne in fondo mai veramente amate, tranne forse l’ultima, Angela, che lo assiste fino alla fine, e un’altra, evocata in qualche momento della storia e però perduta), grida contro il vuoto da cui si sente accerchiato, minacciato e, in fondo, sedotto.

La sua esistenza rievocata e compressa come nel tourbillon che dicono accompagni gli ultimi momenti, diventa pretesto e insieme contrappunto di un quadro storico-sociale che abbraccia un’Italia divelta, sventrata, dalle bombe nere degli anni ’70 e ’80 al ritorno di fiamma del benessere, frammisto alla corruzione dell’era craxiana e del suo corollario berlusconiano.

Una bolla speculativa fondata sull’indebitamento, e non solo economico: anche e soprattutto morale, umano. Condita di cocaina, orge e festini vari, ma anche del poetico e irrinunciabile grigio di una Milano, la Milano di Fabio Bucchi ma anche dello scrittore Franz Krauspenhaar, entratagli nelle vene come tossico e medicina, fatta di quella quotidianità confortante che spesso ci trattiene dal mandare al diavolo un’Italia che in fondo lo meriterebbe. Eppure anche in questo mondo c’è vita: una vita che il pittore morente afferra finché può, sciamannatamente e disperatamente, per poi aggrapparvisi, forse nel suo unico momento di autentica fede. L’ultimo.

Un’opera che conferma la grande forza evocativa di questo autore, una delle poche voci autenticamente “europee” dello scenario letterario italiano.

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