The FK experience il sito di Franz Krauspenhaar

11 dicembre 2010

24 h [dalle 23.00 alle 2.30]

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 21:31

franzvert

E’ che la fine da cani si prossima
ad ogni nostra fede, alla spinta
dei denti nella notte, al sonno
agitato. Dove sei pace? Sei via,
allo sciopero della vita, del coito
d’amore; sei un ricordo e forse
nemmeno, sei un legno di mare
gettato sulla spiaggia, ben prima
che un cane col muso se lo prenda.
Dormendo dopo pagine sbranate
verso le due mi sveglio, la sete
boia tra il cervello ed arse canne
del dentro; al frigo mi disseto
e poco dopo un pugno, al centro
del mio petto, che si propaga
senza pietà sul petto tutto,
sulle spalle, lungo le braccia.
Dolore e gemiti, e poi rantoli
d’animale ferito in una caccia.
Forse ho capito, è infarto.
Sono alla fine, neanche nei 50
lascio questa vita di disturbi
e pezze d’ un appoggio mal riposto,
lascio nel breve mezzo del cantone,
mi faccio piccolo urlando pena, e poi
sempre più minimo, fino agli spari
di morte nella prima bruma, tiepida,
quella d’ottobre; quando il caldo
d’ultimo soffio è svanito per mesi
a venire, di ghiacci e umidi mesti
risvolti, dentro strade ritrose
nella città fumante un cielo bianco:
mentre gli autobus ecoverdi a vele
di gas minore portano da capi
ad altri. Amore mio di vita, amore
che ti ho battuto tutte le volte
che ho girato la faccia, la mia fede,
il pericolo. Vita che t’amo ancora,
mentre sento la tua nera gemella
ansare cupa dentro i miei rantoli,
risucchiarli potente, farmi suo
staccando la spina della speranza,
questa ribalda, sconcia trave del mondo,
che ci allunga come elastici, che prova
che esistiamo. No, amore mio, sei
al limitare del mio letto, al metro
dell’ultima canzone, della battuta
ultima di un film. Ho visto morire
tante volte al cinema, e certi amori
indissolubili sono morti; e ho pelle
e vene staccate, come fili elettrici.
Ti amo, vita. Ti ho allungato un bacio,
forse l’ultimo, mentre attendo a denti
stretti come feritoie di prigione
l’ambulanza, minuti d’ore, e giorni.
Vita io ti amo, come boccheggiando
nel mare, affogando, all’ultimo colpo
di remi, e braccia e sale sulla pelle
scorticata da mille passati, e senza
freni mi ritrovo ai tuoi piedi grandi,
che m’hanno tenuto fermo in anni,
che m’hanno calciato, e fatto male,
e ferito e sperato, che m’hanno
ricoverato sotto il tetto affettuoso
d’ogni mia vita accesa, e spenta.
E ora amore mio mi lasci senza
carne, né ossa, né strade di tempo.
Mi lasci forse già qui, o in ambulanza,
o in ospedale. Le mie gambe tremano,
pazze furiose, e la paura e il disagio
si toccano sporchi, il mio torso
forte è schiacciato da mille fumi
di caldo, da mille chiodi e dita
di gigante, fino alla gola morta.
Sì, vita, sto sentendoti andare,
non so se poi qualcosa, un posto,
un lago, un angolo mi ricorderà
di te. Forse no. Forse ti spegnerai
dentro i miei occhi come una luce
che il fulmine del mondo sfolla
da ogni mia antica vista, per sempre.

[continua. Immagine: FK – Franzvert.]

1 commento

  1. Il bello è poterlo raccontare!Poesia complessa!

    Commento by gena — 11 dicembre 2010 @ 21:46

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