The FK experience il sito di Franz Krauspenhaar

5 novembre 2010

Mattino [7.00 – 9.00 – da “24 h”]

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 13:11

fotografo à la sarde (vito carta)
(24 ore nella vita di un uomo.)

Eh, sveglio, sveglio al mattino
con questa neve che mi scende
lungo l’esofago clinico, mi trascende
e si spande per la mia psiche matta,
per la mia sifilide vivace, alla muta
dei cani del mio cuore. Risveglio
agitato, un morso di cuore perlato,
i capelli rossi di una donna dorme
nel mio palmo, ferita da un sogno,
e io guardo i suoi occhi chiusi
e lei scantona, la bocca, il ferro
tra le gambe, lunghe, satinate.
E burro sulle perle di sudore
miniato, col mio pensiero ludico
di farne la bistecca del pranzo.
Sul letto c’è la mia sagoma, come
di cadavere, e il resto è sogno
evaporato. Mi dilungo nel rifare
il letto, poi stiro le ossa come
fosse catena di una moto da cross.
Mi lavo veloce, detergo, sbarbo
con la schiuma spaiata, la barba
cade come neve nera e grigia
in una pozza d’acqua remigante.
Schiuma a tozzi, a sberle bianche.
La colazione, le more in vasetto
svizzero, zuccherino tripudio,
il burro di Melzo, colesterolico
assalto d’arma bianca si spalma
sulle onde di biscottati corpi
delittuosi dei primi inconfessati
peccati. Sopra quel cappuccino
da droga, penitenziale eppure
che viene dalla Svizzera dei
lava più bianco, i menestrelli
e gattacicova della morte nera,
impelagati con il mondo nero
interzato, scavato a fossa marianna
di prime materie, cospicuamente
ammazzato dai secoli scorsi,
frustato a sangue, fino a fare
della pelle nera un colore a mix
di rosso e marrone, un color morte,
o vergogna, impurità, ingiustizia.

[Continua. Immagine: FK – Fotografo à la sarde – Vito Carta.]

4 Comments

  1. Franz, per carenze mie strutturali leggo poca o punto poesia. Ma porcavacca quando entro qui il più delle volte resto abbarbicato allo schermo, e non m’annoio.
    I primi 10-15 versi di questo componimento sono esemplari, per la capacità onirica, luciferina, dell’Autore di tradurre in parole un istinto altrimenti indescrivibile. E quando ciò avviene non è detto che lo sia, descrivibile, ma cert’è che affascina, avvinghia, spesso tramortisce. Unico, originale, non saprei a chi ascriverti, anche se l’esser rimasto fermo a Dino Campana non mi abilita.

    Carlo Capone

    Commento by Carlo Capone — 6 novembre 2010 @ 20:25

  2. ti ringrazio infinitamente carlo. sto sperimentando, un poema su un “bloom” dei nostri giorni, un ulisse della nostre case, che si osserva in 24 ore qualsiasi. vediamo. ora ho messo la seconda parte. un abbraccio!

    Commento by Franz Krauspenhaar — 14 novembre 2010 @ 20:58

  3. Pare tu voglia maggiormente soffermarti, trattieni la visione di te ma per poco e non ti fermi. Sei tumulto grande e quei – poco – sono un bel ritrovarmi stupida scalatrice.
    Grazie.
    c.

    Commento by clelia pierangela pieri — 17 novembre 2010 @ 19:14

  4. grazie clelia, un abbraccio!

    Commento by Franz Krauspenhaar — 18 novembre 2010 @ 13:10

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