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17 maggio 2010

Il nostro razzismo

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 18:53

martin-luther-king-jr1

Il razzismo è un cancro combinato
con quei sacri valori, che mondano
vite assaltate da cappucci bianchi,
sopra teste nere che bruciano,
tra pali, crocefissi d’America.
E poi, in barba al comandamento
di non subire la bestemmia ferina
d’essere uomini ma bestie insane,
noi siamo razzisti come gatti persiani,
le zampe rosa e soffici, che sopra
armadi meno belli dei nostri, meno
costosi, graffiano con la limpida cura
dei mostri, con la pura eleganza.
Tutti il razzismo dovrebbero patirlo,
come sostanza da allucinazioni,
tutti negri nel Texas, da quei canguri
fuori dall’Australia, gonfi di corna
e sughero per menti disastrate.
Tutti d’ottone, e sputano dove
non sanno. Razzismo, razzismo,
tu sei un bastardo che non si
riconosce, che non si guarda
allo specchio d’ogni patimento.
Razzismo, razzismo, hai la pelle
di squame e senza colore, stinto
nella nebbia d’ogni pura ragione,
oltraggiato nel verso d’ogni fede.
Noi meniamo il vanto d’essere
soli al mondo perchè migliori,
perchè semplicemente bianchi,
o ariani, o ebrei, o nazisti neri.
E i casi sono decine, centinaia.
Gruppi d’orrore che curano
tra ogni abisso la tradizione.
Le stragi nel tuo nome, razzismo,
non si contano più, sono falene
nel vento spinto contro uragani
di morte. Io me ne vado adesso
da ogni luogo; da ogni pensiero
recupero ogni forza, ogni minimo
lampo d’energia nel mio corpo,
stanco d’essere vinto dalla virtù
di chi soltanto la fa apparire.
Razzismo, tu che ho visto nella
Milano degli anni sessanta, ché
nel mio italiano c’erano tracce
di accento calabrese, di mia madre.
E il maestro mi faceva il verso
e, come il razzismo è il solito crudele,
è anche cretino. Ogni cretino
disprezza non solo cio’ che compra,
ma anche ciò da cui è stato
comprato. E dunque lui, il maestro
che menava ceffoni, era venuto
dalla Puglia; non certo in cima,
nel bidone d’Italia. Tu, razzismo
fannullone, portaborse, tu razzismo
dai mille occhi che non si fanno
vedere, hai la forza perversa di vivere
dentro ognuno di noi. Ci sei, ci sei
da sempre, a scavarci la pelle
dall’interno; tu ci sei da sempre
dentro noi tutti, che in maniera
sociale crediamo di non esserne
preda. E’ l’illusione di crederci
migliori, quando il negro che pende
dal gancio è il figlio che abbiamo
– come cani – messo al mondo.

[Foto: Martin Luther King.]

1 commento

  1. “L’illusione di crederci migliori” …già, ci crediamo migliori e condanniamo i cappucci bianchi per l’ondata di orrore e violenza da loro provocata, condanniamo i nazisti e tutti coloro che hanno compiuto orrori in nome del razzismo MA si sa che “le parole spesso tagliano più della lama di un coltello”e ultimamente in questo siamo campioni, grandi oratori di discorsi idioti e altamente razzisti.

    Amore, pace e fratellanza…non basta parlarne per essere migliori!

    Commento by ACR — 21 giugno 2010 @ 22:57

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