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22 marzo 2010

Il punto di vista

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 20:21

rayon

Il punto di vista della carezza
quando risale lento per pelle
e squame di animale e brama
la pioggia, su alvei di muschio.
Tutta pelle desiderata, arsa.

Quello più in giù del pugno,
ruotarsi, natura e vita nera,
il livido come un colbacco,
pelliccia sfranta di giorni.

Quello del cazzo che entra
senza che la meta sia te
ma il cunicolo, talpa, brani
di merenda, di succo breve.

Quello del fantino all’arrivo,
basso dall’alto della bestia
che scatena, il fumo nasale
nelle grida, la frusta plana.

Quello della pallottola, palla
di grano denso, duro, alto
nel cielo contro lo sterno
incupito del condannato.

Quello della volpe, spinta
nelle buche verdastre
da nobili stizziti, a caccia
d’immangiabile, severi
e disfatti nei loro secoli.

Quello dell’operaio, a fresa
discendente, ogni pena
al giorno, e smussa l’ansia,
la frena e la boicotta.

Quello del lupo, dorme,
nel vento atlantico, dentro
colli di terra, strozzati, muti.

Quello del ricco astioso,
benefico per calcolo, dritto
a una superbia in natura
nel vulnus del suo essere.

Quello della madre morta,
consunta nella bara, torta
di compleanno mai cotta,
lasciata nelle cose, dispensa.

Quello del padre operante
sulle banche, ritirare fogli
per i figli, per il futuro
delle loro voglie, bisogni.

Quello del portiere, fisso
al calcio di rigore, curva
d’ogni curva, e flette tutto
e l’attesa lo calcia, l’altro
enorme e lontano, e spara.

Quello del rimpianto, remoto
come le ossa di un pollo
mangiato da anni, lontano
e vicino al nostro naso,
molle e disperso, grande.

Quello dei nostri giorni, cambia,
cangia, svolta, si annebbia,
obiettivo resistere all’intorno,
orizzonte di tuoni, o di silenzi.

Quello delle tue ciglia sul mio collo,
atteso, manifesto, grido del sì,
di finora, d’andante, e di maestoso.

Quello di mio fratello prima
di uscire, l’ultima andata,
il sorriso timido e la spada
del cuore, spaccato in due.

Quello di questa noia morsa
dalla vita, continuamente,
come risposta, azzanna,
spera di morirsi, dentro.

Quello di tante cose, di occhi
senza fine, senza inizio, occhi
delicati e rosi da una zanna, spari
sbagliati, in ginocchio, al trionfo
d’ogni battaglia, d’ogni amore,
d’ogni luce rinata in un fuoco,
di tante cose che guardano
altre, e mille che si separano.
Il punto di vista mio e tuo,
della nostra neve, del nostro
imbarazzo, felice. O niente.

[Immagine: FK – Rayon.]

2 Comments

  1. Franz,
    scusa se mi permetto, ma: tutto ok?

    Commento by matteo ciucci — 22 marzo 2010 @ 23:49

  2. ahahah! certo.

    Commento by Franz Krauspenhaar — 23 marzo 2010 @ 00:30

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