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21 marzo 2010

Perderti

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 15:31

nel cortile

Non puoi sapere qual è l’odio
o che soltanto io ti detesto:
il tuo essere, il tuo chiaro nulla
che non c’è, che sarà, e neanche
l’attendo, perchè è nella vita
che vorrei sfascio e invetrare
di denti sull’asfalto e la terra
bucata da spari senza senso.
La tua piccola vita si dà arie
di luce, ma è opaca la fronte
che porti in dono a chi visita
le tue giornate, e le tue notti.
E’ una vita appesa alla visione
di una bellezza astratta, muta
nel cielo, azzurra di carezze
di gas, di matita grassa su tela
dalla scolorita imprimitura.
Sei l’angoscia, la perdita, il male
soffuso. Sei il dono di un cielo
acquoso, preso da dietro, svelto
nello sparire tra nuvole di tetro.
Sei gioiello di chi crede, spera
armonie mai esistite, eleganza
di camuffamenti, travestimenti
del cuore, quella carne morta
avvolta tra rose scarlatte, simile
a un reperto d’ossa, e zucchero.
Sei la promessa mancata, il sogno
ferito a morte e più tardi ucciso
a sangue freddo, quel tale freddo
che ti abita la notte, come il giorno
nelle faccende, e in ogni sussulto.
Ti preservi in una camera iperbarica
che è mortuaria anzitempo, colla
d’un impero disfatto, leghe di tempo
ansioso e vorace che ti mangia
dall’interno, roditore; topo di sensi,
che ti ammutolisce ogni slancio.
Cose del passato. Ora c’è solo il sè,
l’avvenire dell’io, questo porco sfatto
travestito da splendida persona, da
frutto della passione e d’ogni amore.
Questo bastardo tignoso che vuole,
brama, lecca la broda del sentimento
mai avvenuto, le sue scorie defunte.
Sei il flagello mai stato, sventato
dal nostro buonsenso, dalla nostra
fuga amareggiata per strade sole
nella mattina curva, diafana come
una pelle di bestia in agonia.
Sei l’amore mai dato, mai sentito,
l’amore promesso e mai mantenuto.
Sei la felicità di un attimo illuso,
bruciante nei polmoni come mare
nero, incendiato, e lo sciocco
credere in sorrisi contraffatti
e carezze elargite per capriccio.
Sei la rete mancata, il gridare
dell’attaccante dopo, la sua pena
di non aver segnato il punto,
di aver fallito. Sei la disperazione
di un giovane che vuole vincere,
e che solo dopo notti insonni
saprà capire che arrendersi
è come perdersi; e riscattarsi
è solamente, finalmente perderti.

[Immagine: FK – Nel cortile.]

2 Comments

  1. Ciao FK,
    ti ho scritto sotto “Era mio padre”.

    Commento by matteo ciucci — 22 marzo 2010 @ 16:26

  2. grazie, ti ho risposto.

    Commento by Franz Krauspenhaar — 22 marzo 2010 @ 21:20

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