The FK experience il sito di Franz Krauspenhaar

28 dicembre 2009

Conversazione con Franz Krauspenhaar

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 11:48

antichi maestri

Undici domande di Tiziano Fratus per l’autore di FRANZWOLF (autobiografia in versi)
Manifattura Torino Poesia, Torino, 2009 (PUbblicato su Facebook e sul sito di Manifattura Torino Poesia.)

1) Quale differenza c’è fra scrivere avendo in mente una forma di romanzo e poesie?

FK) Il romanzo ha bisogno di un’architettura, di un’idea forte. Nella poesia, almeno per quanto mi riguarda, prevale l’istinto. Per il resto le poesie possono essere una altro modo per raccontare, diciamo così più impressionistico.

2) Come è cresciuto Franzwolf nelle sue mani?

FK) Terminata la stesura del mio penultimo romanzo, Era mio padre, nel settembre del 2007, ho sentito il bisogno di continuare in qualche modo a girare sui contenuti strettamente autobiografici del libro ma in un altro modo, cioè con la poesia. Dunque da ottobre 2007 fino all’estate del 2009 ho scritto perlomeno un centinaio di poesie, tra brevi, medie lunghe e lunghissime, ripercorrendo spesso i temi del libro, che poi sono diventate 44 dopo una rigorosa selezione. Senza programmarlo, è nato e cresciuto il tutto: è stato un fluire assolutamente spontaneo, come se la poesia di Franzwolf fosse un appendice necessaria di Era mio padre, ne fosse in qualche modo la nota finale nobile.

3) Il tasso di autobiografismo nelle sue poesie è molto alto, altissimo, a volte vertiginoso: si toccano le sue ossessioni, i suoi piaceri, i suoi pensieri, si tratteggiano momenti di grande intimità della sua giornata… non teme che questo possa infastidire il lettore? Non pensa che questa possa essere presa per una esibizione di se stessi?

FK) Non me ne importa nulla. Nel senso che, rispettando il lettore, penso di raccontare le vicende di un ombelico abbastanza interessante. Non tutti gli ombelichi sono uguali. Non penso mai di essere un modello, ma certamente l’autobiografismo mi serve per raggiungere il lettore, per avviare e concludere, spero nel migliore dei modi, un rapporto di empatia e, perchè no, di solidarietà implicità.

4) Il cannibaslimo. Uno dei modi per rapportarsi alla realtà, leggendo le sue poesie, è il cannibalismo: nutrirsi di ciò che si incontra, oggetti come persone… lei è un cannibale? Quanti kg di carne mangia a settimana?

FK) Non sono così tanto cannibale come vorrei… Mangerei molta più carne, ma mi ferma la paura delle malattie. Sì, cibarsi di tutto, anche nella scrittura poetica, attiene per quanto mi riguarda a una sorta di disperata vitalità, a una fame di vita sempre insoddisfatta. Il tempo è poco – così penso, forse sbagliando – e dunque è necessario l’assalto alla meraviglia del nostro mondo.

5) In Franzwolf si incontrano due modalità di scrittura in versi: poesie composte, cubiste, dadaiste lunghe e articolate, e poesie epigrammatiche, raccolte in gruppi, a grappoli: cosa la porta a queste forme di elaborazione del testo?

FK) Mi porta il gusto, il mio personale tirocinio (ho scritto centinaia di poesie da più di trent’anni a questa parte, la quasi totalità è nei miei cassetti, non solo inedita, ma anche letta unicamente da me), il mio carattere; il dadaismo è una forma dell’avanguardia storica che oggi può essere ripresa con opportune variazioni, a schema ancora più libero, diciamo. Con questi strumenti posso agire sul dramma, la durezza, il sentimento, la dolcezza ma anche sull’assurdo, il penoso, il ridicolo, l’inaccettabile. Negli epigrammi schiaccio il pedale del ridicolo, dell’invettiva stramba, accalorata ma anche disperata: contro i politici, contro la società, addirittura contro una città intera, nel mio caso Milano.

6) La sua poesia è ricca di invettive, culturali, politiche, sociali… oggi la poesia può ancora smuovere le coscienze, allenare la coscienza critica del lettore / ascoltatore?

FK) La mia è una poesia spesso arrabbiata, disgustata. E’ la poesia di uno schizofrenico sanissimo, che in una pagina precedente scrive d’amore e appresso urla contro la cosa pubblica, o schernisce i politici. Oggi la poesia dovrebbe smuovere le coscienze, ma non credo siano molti i poeti davvero impegnati nel civile. Si preferisce rovistare nella propria anima, cosa che faccio nella maggioranza dei casi anch’io, ma con delle eccezioni, come ho detto. Uno che in Italia graffia non poco in questo senso è Fabio Franzin, poeta veneto che racconta magistralmente, in dialetto con testo a fronte in italiano, le delizie, si fa per dire, del mondo operaio del nord est. Ma ce ne sono altri. Anche solo cantare il disagio esistenziale, come fa per esempio magistralmente Paolo Maccari, è un’operazione di tipo sociale. Ma bisogna, come fa lui, scrivere chiaro, asciutto. Ecco, poesia sul campo, ricevente in diretta i conflitti e i problemi; oggi i poeti sono spesso abbandonati sul sofà come domenicali, “spaparanzati” spettatori di Pippo Baudo.

7) Il suo libro è ingombro di immagini, immagini della cultura popolare, televisiva, cinemtografica… le sue notti sono frequentate da molti fantasmi?

FK) Certo. Il mio immaginario straborda. Sono nato e cresciuto con Carosello, i vecchi telefilm, i fumetti, il cinema. Solo più tardi ho cominciato a leggere con entusiasmo. Prima di scrivere disegnavo. Le immagini del pensiero, del desiderio, della paura. Un incubo puo’ essere qualcosa di positivo, se “trattato” in maniera letteraria. Non ho paura dei fantasmi, credo siano utili al lavoro dello scrittore, a volte indispensabili. La scrittura è domatrice di fantasmi, piega le suggestioni del desiderio e della paura ai propri fini. L’arte spesso è rielaborazione di desideri inappagati e di dolore.

8) Mi può dire quale rapporto sente con Francis Bacon e la sua pittura?

FK) Un rapporto talmente intimo e grato che a inizio 2010 uscirà un breve romanzo-saggio intitolato “Un viaggio con Francis Bacon”, per Zona Editore.

9) Il pastiche linguistico che offre al lettore suggerisce l’idea di un jukebox, di uno zapping fra lingue…

FK) Esatto. Sono figlio di un tedesco e di un’italiana, ho studiato le lingue, sono stato all’estero fin da piccolo, la mesticanza è nel mio sangue, scorre a fiumi, inarrestabile. L’importante è non mescolare idiomi diversi con snobismo, in maniera solo decorativa; dev’esserci sempre una necessità, come per tutto.

10) I luoghi sono spesso interni, periferie, zone delimitate e ben descritte. Cosa lega lei ai luoghi della sua scrittura?

FK) Mi legano ricordi, suggestioni del passato, momenti di crescita emotiva e intellettuale. Uno scorcio è un pensiero, un albero è un ricordo, un profumo è una fitta allo stomaco, una strada è un tempo passato per sempre.

11) Il tempo ci sommergerà tutti?

FK) Può darsi.

[28 dicembre 2009. Immagine: FK – Antichi maestri/copertine di Franzwolf]

4 Comments

  1. Buongiorno, “schizofrenico sanissimo”!. Mi piace ritrovare, anche nelle risposte a chi ti intervista, orme corpose della tua scrittura.

    Commento by Anna Maria — 28 dicembre 2009 @ 13:46

  2. un applauso all’ombelico cannibale ;-)

    Commento by Donatella — 28 dicembre 2009 @ 15:23

  3. ciao annamaria, grazie come sempre del tuo passaggio, un abbraccio!

    ciao donatella, scrivi da mamma!

    Commento by Franz Krauspenhaar — 29 dicembre 2009 @ 15:37

  4. Franz, io sono mamma ;-)

    Commento by Donatella — 7 gennaio 2010 @ 02:27

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