The FK experience il sito di Franz Krauspenhaar

10 agosto 2009

Berlino, sogno

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 10:50

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A Berlino che giorno è lo street fashion fa victims tutti i giorni appollaiati in Alexanderplatz dicono aufwiedersehn e Franz resuscita al Cafè Doeblin.

Nel frastuono techno, tra lounge minimal e ambient cova l’ansia

Unter den Linden,

ma poi svanisce nel terso sole.

Passo attraverso l’Hohenzollern Kanal sognando di fumare narcotici

del cartello di Medellin.

Nella Karl Marx Allee il da tempo defunto omonimo filosofo si rivolterebbe nella tomba

mentre—————————————————————————-

Hitler dall’inferno vede profilarsi, laddove sostava la cancelleria del Reich millenario

gente non proprio ariana e fuma di rabbia,

mentre Lucifero gli fa una testa così perché vuole sapere, da quasi 70 anni,

come diavolo

ha fatto a compiere i suoi diabolici scempi; si sente in soggezione.

Musica e cultura, Berlino è una supercittà tra inferno e paradiso,

sfilano mostri a novantotto teste, cadaveri vivi, pornoplastica, zum zum dada umpa

ein schoenen Tag, ich hatte die Hoden voll, wo bist du, ick bin ein Berliner

così disse JFK quella volta 40 anni e rotti fa, hier, in Berlin.

Ick bin ein Mann fuer alle Faelle, so sagte Harald Juhnke .

Udo Juergens canta ancora Sechsundsechzig Jahre, o forse era Peter Alexander o era

Heino?

Non era il viennese Falco, questo lo ricordo, alles klar Herr Kommissar.

Poeti algebrici mimano le contorsioni di mimi tubercolotici

nel paradiso berlinese.

Unter den Linden sfoggio la mia camicia gap, gas, giap, sono diventato

modaiolo freakciccarolo e me piace, mo’ vieni a magnà lo stinco de maiale, mortacci tua

dico a un romano di passaggio;

I’m sorry, do you know who I am?, chiede una signora del Minnesota a una del cantone di Uri.

C’è il destino, a Berlino.

Città cosmica, senza tregua, sconfinata nei suoi locali

e nelle architetture soffusamente deliranti.

Una gioia per gli occhi.

Birra siderale a fiumi.

Leggo Hammett e Ring Lardner sotto un albero seduto su una panchina del parco.

Ci sono vecchi nel parco che non vedresti a Milano, sono

ringiovaniti, ringiovaniscono.

E’ essenziale esserci, qui

ancora vivi, vivi di nuovo.

Fumo una Roth-Haendle pensando che questa era la patria di mio padre,

che io sono milanese e – lech mich am Arsch-, vivrei qui subito.

Fuggirei qui con me stesso.

Il mio aereo parte tra due ore soltanto, devo

affrettarmi.

Purtroppo.

Prendo un taxi Mercedes fino all’aeroporto, un’ultima birra prima dell’imbarco.

Sono nel cielo sopra Berlino senza Wenders tra i piedi,

con un amico americano di qualcuno

che mi dice sorry, e beve limonata.

Classe economica.

Atterro a Milano in perfetto orario.

La prossima volta, da Berlino, non fuggirò più.

Lo prometto alla mia felicità,

qualunque cosa questo significhi.

[Da: Champagne – Feaci Edizioni, 2006]

3 Comments

  1. Franz,

    ti ho scritto, non so se hai ricevuto,
    buon lavoro,
    marino

    Commento by marino — 13 agosto 2009 @ 13:38

  2. Sarà che ci sono appena stato, ma vedo rimbombare (il nome di) Berlino ovunque.
    Ti segnalo un ottimo libro: Aleš Šteger, Berlino, Zandonai, Rovereto 2009.

    Commento by Isak — 13 agosto 2009 @ 19:52

  3. sì ricevuto marino, ti ho risposto.

    grazie isak per il suggerimento.

    Commento by franz krauspenhaar — 15 agosto 2009 @ 17:54

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