The FK experience il sito di Franz Krauspenhaar

24 giugno 2009

La fine di Moro

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 09:52

moro.JPG

Il telegiornale, il giornalista della RAI Paolo Frajese, nella concitazione del post trauma, il microfono in mano, la voce incrinata dall’emozione, parla di quello che vede, la Fiat di rappresentanza triturata dai colpi d’arma da fuoco, i resti, il sangue, l’ombra invisibile di Moro forse già morto, forse come in cielo, asceso, planante a mani giunte e dissanguate in una preghiera disumana. “Mi lascino andare! Cosa vogliono da me? “ aveva protestato il politico mentre veniva sbattuto fuori dall’auto. Quella formula compita, educata. Quel tratto fine dell’intellettuale, dell’uomo dal raffinato pensiero e dalla fede cattolica sentita. Pensavo che avevano preso il migliore di tutti, il meno compromesso col marcio nazionale. E anche se non poteva esserne fuori, dalla putrefazione, era stato pur sempre un uomo integerrimo, che forse aveva creduto davvero in certi assurdi ma pur rispettabili valori. Guardando la televisione e pensando a mio padre mi venne da piangere. Non ho pianto molto, nella mia vita. Raramente, in momenti di tradimento dell’emozione, mi è venuta a prendere la ventata liquida della commozione. Ho sempre tenuto serrato nel petto magro e sfilato un cuore abbastanza duro, che ha battuto per qualche amore di donna subito evaso dal mio mondo, per impensabili incontri con poveri vecchi soli e bambini dagli occhi troppo grandi per il loro corpo affamato. Erano stati leggeri scoppi del petto, lacrime ne erano uscite poche, rade, minime. Avevo ricacciato tutto indietro, senza pietà per me stesso, senza ricordarmi che quello poteva essere umano anche per chi umano non si sentiva quasi mai. Quella volta piansi per Moro. Non lo amavo, non l’avevo mai amato. Ai tempi del Centrosinistra, nella mia gioventù, avevo inveito al compromesso, avevo urlato che non c’era spazio per una nettezza, per una direzione vera e lineare delle cose, all’arrembaggio della coerenza. Tutto si risolveva nel compromesso, nella coesistenza di diversità realmente inconciliabili. Ma allora perché la pena acuta per quel ratto singolarmente veloce mi arrivava agli occhi e me li ingolfava di lacrime? Mi sentivo improvvisamente invecchiato, e idiota, e cupamente sentimentale come un assassino che nel pentimento delle sue ultime ore raccomanda solennemente e con forte emozione la sua anima dannata a un Dio scoperto in extremis, in una versione volgare della scommessa pascaliana.
E intanto, che la notizia dell’agguato raggiunge tutti nel paese, succede d’incanto che tutto si ferma, ogni attività subisce la scarica elettrica paralizzante. A Roma i negozi abbassano le saracinesche, in tutto il Paese gli studenti escono a frotte dalle aule scolastiche, le trasmissioni televisive e radiofoniche venivano interrotte dai notiziari in edizione straordinaria.
« Chi è Aldo Moro è presto detto: dopo il suo degno compare De Gasperi, è stato fino a oggi il gerarca più autorevole, il “teorico” e lo “stratega” indiscusso di questo regime democristiano che da trenta anni opprime il popolo italiano […] la controrivoluzione imperialista […] ha avuto in Aldo Moro il padrino politico e l’esecutore più fedele delle direttive impartite dalle centrali imperialiste. » Così recita in parte il primo comunicato delle Brigate Rosse. La mia pena per Moro si affievolisce mentre, forse per compensazione, mi si caccia in gola un odio feroce per i rapitori, per questi rivoluzionari da quattro soldi. Tanti anni dopo dovrò assistere ai loro pelosi pentimenti, alla loro maledetta riabilitazione nel paese, un posto di smemorati con dolo, troppo indulgente con gli assassini. Stragi impunite, neofascisti liberi dopo aver fatto saltare una stazione ferroviaria; rivoluzionari comunisti intervistati dalle televisioni, liberi, come la Faranda, di crearsi una nuova vita professionale e di andare a testa alta per le strade di un’Italia senza vergogna. Io, che moralmente sono stato un bastardo, che per nutrire la mia libidine ho fatto di male in peggio, io che non ho avuto scrupoli a legarmi con i socialisti tramite il critico Beltade, e da fare lo strascico al Capo pur di arrivare al Moma, alle grandi mostre che peraltro meritavo ma che senza quelle spinte non avrei mai raggiunto, io figlio della serva e artista del dopolavoro per disperazione estrema, ecco io disprezzavo con tutto me stesso quella gentaglia e tuttora la disprezzo. I loro ideali politici sono devastanti, il loro disegno di mitomani assassini era un disegno folle, come se il grande Sebastian Matta si fosse messo a traslare con le sue pennellate velocissime la loro follia omicida e senza scusanti in un quadro dei suoi, fatto di un caos penetrante e quasi severo. E io sono ancora severo con quella gente, anzi con quei porci schifosi, con quella feccia che non designo nemmeno per essere umana. Io che non potrei permettermelo, ma che comunque ricordo il Capo, molto bene, quando durante quei cinquantacinque giorni di prigionia prima dell’assassinio di Moro, chiedeva, solo tra tutti, di scendere a patti, che la vita dello statista era importante, che si poteva trattare senza piegarsi, senza dar luogo nella popolazione a pensieri di debolezza strutturale.

4 Comments

  1. Ciao Franzone. Duro e intenso come sempre.

    Commento by gianni biondillo — 25 giugno 2009 @ 22:48

  2. grazie gianni. ci si vede presto?

    Commento by Franz Krauspenhaar — 25 giugno 2009 @ 23:10

  3. Questo pezzo è stratosferico. L’ho letto ieri mattina e lo commento solo ora – ho avuto bisogno di lasciare sedimentare. Davvero senza fiato, duro, pulito, una scrittura tagliente come quella fiamma ossidrica con cui intagliarono il portabagagli della R4 in cui c’era il cadavere di Moro.

    Commento by fernando coratelli — 26 giugno 2009 @ 08:05

  4. grazie fernando, detto da te… dopodomani su nazione indiana c’è un pezzo simile sulla strage di bologna.

    grandi momenti anche stasera, eh? ti abbraccio.

    Commento by Franz Krauspenhaar — 1 luglio 2009 @ 01:17

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

Powered by WordPress