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18 aprile 2009

Affidarsi

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 12:00

 il-bacio-da-il-caso-thomas-crown.jpg

Vorrei tenerti sotto un sole
sparito nel nulla, nel pianeta
dei nostri desideri rossi.

Stellari. Vorrei sentire il fruscio
della tua bocca sul cuscino
delle mie piccole mani salde.

Vorrei che ti affidassi a me.
Che fossi ad occhi chiusi,
respirando il mio sale,
la mia pelle di uomo maturo
la mia ansia e la mia forza
di vivere. Vorrei che fossimo
insieme nel mondo, senza spazi
chiusi, o soltanto stanotte,
tra le nostre mani, nell’intreccio,
nel susseguirsi di baci che colpiscono
al petto; sono “effet revolver”
di emozioni sfinite, fino al mattino.
Noi dentro di noi, io dentro di te.

Come perla e conchiglia, come virus
e infezione, come malattia e danno
e saliva e labbra e lingua e occhi,
e i nostri sessi che sembrano dire
e dire: le parole di qualcosa che non
so pronunciare. Che sta dove forse
il tabacco è finito, la birra è sfumata,
e nulla più conta, e le strade si perdono
e l’abbandono è seriale; e la mosca
al naso contende la vittoria
alla tigre. Se tu scendi tra le scale
e mi raggiungi sotto al fuoco.
Se scaldi tutti questi decenni
in un fiotto d’ amore, anche uno
anche per sempre uno. Restio
a dare l’anima se non al diavolo,
con te abbandonerei le ali falcate
del pipistrello; per rabbia, e vendetta.

Fabbricami, fammi sentire nuovo
il corpo come scudo emerso,
come nicchia per l’amore duro
come foto delle nostre menti
come tassello di un ricamo
monstre; e come corazza
di lino, come mare a otto,
come stampo convesso
d’ogni risoluzione.

Forse, un approdo.
C’è chi non dice mai “sempre”,
o che l’amore è solo una parola
solo la somma di zeri, e minuti
predati. La mia storia è cosa tua,
è un fascio di fogli, nervi, maglie
di bronzo, come ai cavalieri antichi
si bardava il corpo, per l’attacco.

Seminami come zizzania, se alla fine
non saremo capaci. Pietà sarà la dura
conquista, nel caso dello zero, del meno.
O stupirsi: di essere vivi insieme.
Di coltivare, di tenere la barra a dritta.

[Immagine: FK – Il bacio, da Il caso Thomas Crown.]

11 Comments

  1. Però!!!
    Ecco il Franz che preferisco, a parte la narrativa, è ovvio.
    Mi sono emozionata, te lo devo dire che è proprio bella?

    un abbraccione
    jolanda

    Commento by jolanda catalano — 18 aprile 2009 @ 12:11

  2. Complimenti Franz, le tue poesie danno vita,quindi la rubano; danno respiro quindi soffocano. Sono indispensabili per capire perchè amiamo qualcuno, sono indispensabili per capire che ci faremo male. Che non c’è altra scelta

    Commento by gio — 18 aprile 2009 @ 17:24

  3. Sono le immagini che una poesia trasmette a stimolare in me emozioni.
    Queste sono belle. Alcune ancora sfuggenti, non perfette. Ma forti.
    Di più facile comprensione.

    Nell’affidarsi ci deve essere completa fiducia nel genere opposto. C’è?

    Un regalo anche se non all’altezza del tua ovviamente:

    Fragile vento,
    segno,
    desiderio tradito
    e parole,
    divise.

    timida rugiada,
    strofa,
    d’amore vestita,
    un mondo,
    rubato.

    Commento by Donatella — 19 aprile 2009 @ 01:45

  4. E’ stupenda, ogni tanto bisogna suonare anche le note lievi.

    G.

    Commento by gena — 19 aprile 2009 @ 08:45

  5. Talmente personale, intensa e piena di struggente consapevolezza questa lettera d’amore, che leggendola avverto il timore di violare questa intimità con la persona a cui potrebbe essere dedicata, sento il pudore di non sovrapporre i miei sentimenti a quelli appena letti…

    Un tema cruciale quello dell’affidarsi per amore, e con amore. Cruciale, dalla nascita alla morte.
    Anzi, in particolare proprio quando si nasce (dal corpo della madre e prima ancora, dentro di lei affidandosi a lei), e quando si muore, quando la vita stessa diventa “stampo convesso d’ogni risoluzione”, per estrapolarci verso l’ignoto e affidarci al mistero della morte.
    I ruoli nel rapporto d’amore poi cambiano durante la vita. E non sempre si riesce o si è disposti a cambiarli anche quando non possiamo impedirlo: la pietà è sempre una dura conquista, sia nel riceverla, sia nel donarla.
    E’ proprio questo affidarsi, questo dare completamente se stessi all’altro, il confine invisibile tra ciò che è vero Amore, e quello che è solo affetto, o anche altro. Non c’è vero amore senza vero affidarsi.

    Porsi questa domanda rende nudi di fronte alla verità.
    Non c’è amore senza fede, senza pietà.

    Commento by fiamma — 19 aprile 2009 @ 11:42

  6. Fiamma, bellissime le tue parole.
    Aggiungo solo una cosa … affidarsi ad un altro in amore implica anche la capacità (o almeno l’intenzione) di avere cura di chi si affida a noi.

    Un abbraccio a te e a Franz

    Commento by Donatella — 19 aprile 2009 @ 12:31

  7. ma Lei dov’è?

    Commento by Anonimo — 19 aprile 2009 @ 17:50

  8. lo dico sempre che voi uomini siete meravigliosi e in particolare tu, uomo e poeta ;-)

    qui ritrovo perle e conchiglie, stelle e corazze di lino, “somme” addizioni e una grande volontà d’amore

    La mia storia è cosa tua,
    è un fascio di fogli, nervi, maglie
    di bronzo, come ai cavalieri antichi
    si bardava il corpo, per l’attacco.

    ti leggo sempre con avidità

    un abbraccio

    fem

    Commento by Francesca E. Magni — 20 aprile 2009 @ 21:59

  9. grazie a voi tutti, come sempre.

    e vi abbraccio forte.

    Commento by franz krauspenhaar — 21 aprile 2009 @ 00:33

  10. Fabbricami… Seminami… Bastano queste intuizioni per illuminare di poesia vera dei versi. Bella.
    Ciao grande FK

    Commento by pasquale vitagliano — 25 aprile 2009 @ 08:52

  11. a me non è piaicuta per nulla, lunga e noiosa

    Commento by stefano g — 26 aprile 2009 @ 10:39

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