The FK experience il sito di Franz Krauspenhaar

15 marzo 2009

Il dire

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 00:49

 il-dire.jpg

Sono divenuto insopportabile.
Devo coprire con le mie parole ogni suono,
ogni rumore, ronzio, scoppio. Ogni ora.
Falcio i minuti con le mie parole. Prato all’inglese
raso a zero, come la testa rapata d’un tifoso,
come un nazista spinto dall’alcol a fare male.
Parlo, e parlo. Ne scrivo pure, di quello che dico,
ne faccio professione, di fede, di speranza.
E senza carità. Non ho pietà di chi ascolta
e vorrebbe il silenzio, di chi ha dei pieni e vorrebbe
dei nulla, tondi, arditi, coraggiosi. Dei nulla vuoti
davvero, senza ciancie e architetture e trombe
e secchi di parole e spiegazioni e moti dell’anima.

Ma via, che farsene, oggi dobbiamo stare zitti
accogliere i rumori nello scantinato della sopportazione.
Le radio, le televisioni, internet. Tutto questo parlare
e lo scrivere risorto, l’epistola di moda, con le mail.
Ti senti vecchio, tu che usavi il fax per mandare due righe
a un libanese stanco, a uno svizzero arcigno, a un francese
matto, a un maccheronico tedesco avvezzo agli errori
e alle grammatiche sfrondate.

Erano tempi eccelsi di parziale silenzio, bastava premere
un pulsante, non premerne un altro.
Oggi invece non è possibile. Sono a un reading
e mi replicherò domani nella cronaca sul blog,
qua ci sono stato già da tempo, da un tam tam,
come un pellerossa elettronico sono sfatto di bit
prima di cominciare. C’è gente che fa l’amore in chat
e non si vergogna di dirlo. Io avrei paura, al telefono
è un guaio che si ripara col sonoro del respiro.

Ma parlo, parlo lo stesso. Non puoi spegnere il video
che rimani aperto, online. Schiuso, lumaca elettrogena.
Parlo, parlo. Eccome parlo, sempre, mentre sono
al telefono parlo con qualcun altro al cellulare,
al citofono mi arriva una chiamata al portatile,
nel cordless c’è la fiamma estesa di un rinvio
al computer, e la radio, mi sento anche lì
rare volte, mi sembra di essere caduto da me stesso,
un altro, un personaggio, dal libro riemerso.

Nell’amore non posso distaccarmi dai verbi,
soprattutto dai sostantivi. E punti di sospensione
ma sempre accompagnati da vari esclamativi.
Che pena, parlo anche nel sonno. E scrivo nei sogni
romanzi e racconti lunghi, sfiniti, pieni di dialoghi
di dirlo e dirci e dirvi, raccontando gli incubi e cio’
che ne viene prima, la vita. Non si finisce mai
il racconto; come se solo il dire ci facesse essere.

[Immagine: Franz Krauspenhaar – Il dire.]

2 Comments

  1. Ma è così carissimo Franz!
    Cosa saremmo senza il dire, la capacità di comunicare-darci,
    di esprimere il nostro essere fin nelle radici che spesso bruciano
    ma altre volte no. Continua a parlare, a dire, a scrivere romanzi
    anche nei sogni, continua a “essere”.

    Gli altri post più giù che non ho commentato
    non sono niente male,anzi.

    ti abbraccio
    jol

    Commento by jolanda catalano — 15 marzo 2009 @ 20:47

  2. grazie carissima, come sempre!

    un bell’abbraccio.

    franz

    Commento by Franz Krauspenhaar — 16 marzo 2009 @ 10:48

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