The FK experience il sito di Franz Krauspenhaar

9 febbraio 2009

MicroS

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 14:25

 tulip-blut.jpg

Il modo migliore di vivere è in corsa. Non sei da nessuna parte. Sei vivo e morto. Sei assunto al cielo delle gare.

Dopo hai fatto la belva con i tuoi parenti. Li hai legati al palo. Con uno scudiscio di metallo -acciaio inox 18/10-li hai fatti diventare degli estranei. Tutto il sangue e le ferite e le tumefazioni li hanno resi degli estranei. Pietro Maso uccise i genitori a bastonate, e ad ogni colpo essi diventavano via via meno parenti, meno genitori, meno sangue del suo sangue.

Il giorno dopo aver ucciso a colpi di maglio perforante il figlio robot, Mister Robot, non sapendo come raccontare la triste notizia alla moglie Mrs. Robot, staccò il convertitore energetico mulbeale al suo disco rigido ed entrò in coma. Mrs. Robot fu convinta dall’associazione mondiale vittime del coma a staccare l’ultima spina che teneva in funzione “remote control” il marito per permettergli una morte serena.

Muggiva davanti alla sponda del letto. La segretaria, nuda, le spalle coperte da un cuscino, tremava dal terrore. Lui era il presidente della società, e quello era l’unico svago che poteva permettersi nella pausa pranzo.

“Non vivrai mai di cio’ che scrivi!”, gli ripeteva la fidanzata. E così gli ripeteva il fratello, il cane, la madre, il portalettere, il guidatore di autobus, l’esattore, il lottatore di sumo, la suora, il ginnasta. Così cominciò a scrivere di cio’ che viveva. Invertendo i fattori creo’ l’autobiografismo della disperazione gratis.

La fattoria mi stava stretta. Così la piccola città. Nella città di media grandezza mi sentivo morire. Passai alla metropoli, e mi fermai solo un attimo prima di salire sulla sedia per infilarmi il cappio intorno al collo. Tornai nella città media e uccisi un passante a caso: stetti meglio. Poi però dovetti fuggire, la polizia mi dava la caccia: e finii nella piccola città. Entrai in un bar e sterminai una famiglia. Stavo finalmente benissimo. Ma dovetti fuggire, tallonato dagli sbirri. Di nuovo alla fattoria. Un bel granaio era stato approntato da me poco prima di partire. C’era una corda appesa al soffitto e una sedia.

[Immagine: Franz Krauspenhaar – Tulip blut]

3 Comments

  1. Quel lottatore di sumo, un bel lampo d’ironia
    che squarcia tutto quel sangue, cosi pesto.

    Commento by metrovampe — 9 febbraio 2009 @ 16:23

  2. ciao roccia.

    Commento by gianni biondillo — 10 febbraio 2009 @ 20:21

  3. ciao ragazzi, un saluto e un abbraccio.

    Commento by franz krauspenhaar — 10 febbraio 2009 @ 22:45

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