The FK experience il sito di Franz Krauspenhaar

3 febbraio 2009

Lettera morta

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 13:21

dolce-vita.jpg

 

Una volta questa città era un coro.

Si aprivano le porte al grigio,

alla nebbia. Nel sole c’era oro.

 

I ricordi svisano come tracce,

sono sabbia sotto le ore, le mani

sudano, e la pietà incalza.

 

Stavamo stesi sui balconi, come

lenzuoli, a guardare i cortili,

il gioco dei bambini, noi stessi,

l’asfalto, e le rare, fonde buche.

 

Le auto così piccole, sulla ghiaia.

Facendo quattro passi eravamo

fuori, a leccare comignoli.

 

Non si capiva dove stava la sera,

e il confine, sull’occhio dell’erba,

fuori città. Sentivo chiamare

le canzoni: “Azzurro”, e “Occhi

miei”. Mia madre mi prendeva

la mano, sotto la Rinascente,

prima dell’estate; rinfrescava

al piano abbigliamento.

 

Poi anni, nient’altro. Gemere

di chiavi, nella sera sparuta.

Arroccata. Le sirene, sotto,

serpenti di latta. Auto pesanti.

 

Piccoli, i ragazzi. Neri, rossi.

Sotto al liceo, le motociclette.

Venivano a festa le carrozze

e i sandali, e il rock bandito.

 

Rumore di chiavi; spazzolare

il sangue dai crani. Le lotte,

e sotto, nelle piazze, le bombe.

 

Finché, lentamente, l’allentare.

In disco era come sull’Hudson,

nuotavano pesci variopinti,

tra danze e bacini storti, e colori

autunnali. La moda, dipinta

a bandiere firmate, e prosecco

nelle fauci ritmate dal jazz.

 

Cambiare, lavorare, andare secchi

nell’era post atomica, la tangente

sordida, la svelazione, il mistero

cupo negli occhi, inizio di una era

senza speranza, o meno.

 

Doppiate le cime, navighiamo

verso il Duomo. Con pochi soldi

nel sottile fenolo della crisi, ognuno

tappato in casa; a consumare le unghie

sui computer, scrivendo lettera morta.

 

[Immagine: FK – Dolce vita 2000]

8 Comments

  1. Bravo Franz! Hai tracciato le linee essenziali di ciò che era,
    di ciò che è. E si spera sempre che quelle unghie consumate sul computer
    possano, magicamente, riscrivere lettere ancora vive e palpitanti.

    un forte abbraccio caro amico
    jol

    Commento by jolanda catalano — 3 febbraio 2009 @ 14:29

  2. io unghie non ho

    Commento by Miss M. — 3 febbraio 2009 @ 19:22

  3. Grande SignoFranz, è proprio immagine pura e molte cose le ho ancora negli occhi anch’io.
    Liz

    Commento by Liz — 4 febbraio 2009 @ 11:44

  4. Ho letto con piacere. Perchè al rumore di chiavi quella valenza, quella nota inquietante?

    Commento by metrovampe — 4 febbraio 2009 @ 13:48

  5. eh cara jol, ti abbraccio nella tua infinita bontà verso il sottoscritto.

    miss m, bentrovatissima qui, nella tana del lupo.

    cara senora, lei era piccina più di me, ma mi fa piacere che da buona milanesonissima abbia ritrovato qualche sapore e immagine. un abbraccio.

    carissimo, le chiavi mi danno una sensazione di minaccia. e di monotonia ossessiva. le chiavi scandiscono le entrate e le uscite, quindi il tempo che passa. e poi, nell’immagine anni 70, il rumore di ferraglia che anticipava i colpi alle teste e dunque allo “spazzolare sangue dai crani”. le lotte politiche dei giovani. grazie per la domanda.

    Commento by franz krauspenhaar — 4 febbraio 2009 @ 22:33

  6. bellissimo! Tu lo sai, mio cuore batte, quando viene danzare sotto i miei occhi i fantsami dell’infanzia.

    Un abbraccio

    véronique

    Commento by véronique vergé — 6 febbraio 2009 @ 12:00

  7. Caro Franz,
    mi piace tornare a visitarti periodicamente, come una via che piace con ogni luce, un negozio cui si è affezionati perché trovi sempre qualcosa di cui non sapevi di aver bisogno (ma che acquisti al volo), l’angolo del parco dove c’era la vasca dei pinguini.
    Solo, come interpretare la foto? Un invito velato neanche poi tanto a ripetere?
    Un abbraccio.

    Commento by Francesca — 11 febbraio 2009 @ 12:06

  8. ciao verò, un abbraccio e sempre grazie!

    cara francesca, sono felice delle tue visite; e di quello che mi scrivi sul “negozio” di fiducia. la foto è un invito per nulla velato!

    un abbraccio!

    Commento by Franz Krauspenhaar — 11 febbraio 2009 @ 22:17

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