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27 dicembre 2008

Da Nazione Indiana: La mia battaglia per i nostri diritti non finisce qui.

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 03:24
  • elvis_presley.jpg[A proposito dello Sciopero dell’autore e del mio “Siamo i Fangio della cultura che non paga”, pubblicato su Nazind, ecco un discorso ulteriore, tratto da un paio di commenti fatti da me sullo stesso litblog, del quale sono stato redattore e del quale rimango un “fiancheggiatore”.]
  • Naturalmente durante quella a tratti delirante discussione si è andati fuori tema e fuori strada: dal venire a raccontare chi è un autore e chi no (con l’assurdità di dire che uno che fa un altro lavoro per vivere non è un autore), in assortimento con altre idiozie (tipo che per scrivere bisogna lavorare – come se a lavorare siano solo loro, i “latori della presente”, e la scrittura seria non sia un lavoro.) Insomma, qualcun altro ha tirato in ballo lo “sciopero dell’autore” facendo forse finta di non capire che si trattava di una provocazione, subito sfumata, peraltro.Quando si parla di cose serie (un adeguato rimborso e un gettone di presenza, magari risparmiando su vitto e alloggio – che qui nessuno pretende le 5 stelle e nemmeno altre stelle al di sotto!) ecco che si apre la voragine, il vuoto; e allora mi viene da pensare che, se una cosa semplice, oserei dire basica come questa muore nel silenzio solito, non è solo colpa della solita Italia fanfarona e arretrata; perchè a fare restare arretrata e fanfarona questa Italia ci pensano a tutte meningi anche gli intellettuali del “non mi sporco la reputazione chiedendo soldi”, del “siamo marginali, gli scrittori in questa società non contano un cazzo e… ah sì, che mestiere faccio? L’architetto, faccio, sì, e ho la pancia bella piena, solo che il mio vizio assurdo, che ho ben sfruttato artisticamente, è quello di masticare amaro sulla condizione umana – Thomas Bernhard, mio maestro, ci fece una fortuna!”. Ogni riferimento aTashtego  (al secolo Francesco Pecoraro, scrittore romano autore di “Dove credi di andare”, Mondadori) non è casuale, e lo dico con la massima stima per lo scrittore.Però questo dimostra nulla sensibilità per l’altro; la nulla sensibilità per l’altro (a meno che questo altro non sia in condizioni penose, vale a dire che se strisci per terra urlando dal dolore vieni aiutato, se stringi i denti perchè sei orgoglioso no, mai, fottiti e crepa) e il senso civico atterrato allo zero nel mare della tranquillità del “me ne frego” (paese fascista di viscere quant’altri mai, la nostra cara bella Italia di Berlisconi e accoliti macrò) fanno di un problema apparentemente marginale come questo un non problema, fanno un silenzio che urla, anzi che grida vendetta.
  • Qui c’è troppa gente che fa lo gnorri. Gente pigra, che se ne sbatte degli altri, che se ci fosse un sindacato degli scrittori cercherebbe di ostacolarlo, perchè, dio mio, cosa direbbe il mio editore di riferimento? Avete voluto i Vespa? Avete voluto i Berlusconi e anche questa sbiadita sinistrina delle coltellate? Siete un popolo di coglioni, dunque teneteveli stretti, i vostri paladini della morte per inedia morale.All’estero si campa di reading. Qui si va in una struttura prestigiosa, in una città importante, tra stucchi e opere d’arte, e non ti rimborsano nulla.Allora è vero che per fare lo scrittore devi essere ricco di famiglia, in questo paese?Altrimenti come potrebbero proliferare le scuole di scrittura?Si “implorava” il “minimo sindacale”, prima, nelle mie sfuriate; che è tale, davvero, in molti paesi europei. Poi, per carità, siamo dei privilegiati perchè non (ancora) costretti a dare via (mi perdonino i signori colleghi) il culo, per i più “carini”. (Io “temo” di essere fuori “target”).Tutto qui. La “solfa” che ci condiscono spesso ( che per fare qualcosa bisogna lavorare e basta) mi pare la conoscano tutti. Poi, sempre per carità, nel Klondike, data la scarsezza d’oro, hanno bandito una “caccia all’acqua calda” che dovrebbe vederci tutti come protagonisti.Io personalmente, ancora una volta,  se mi vengono a dire che devo “darmi da fare”, mi sento preso (indirettamente, e in buona fede) per i fondelli.Invece di far valere i nostri diritti, veniamo a parlare dei conti degli editori. Allora: posto che gli editori non cacciano una lira (e in certo senso non gli si puo’ dare loro torto, visto che comunque un minimo investimento l’hanno pur fatto) se tu vai al Circolo dei Lettori di Torino, sovvenzionato dagli enti pubblici (e facciamoli i nomi, no?) e quelli si aspettano da te non una sacrosanta richiesta di rimborso, ma solo un “grazie” perchè loro ti hanno permesso di “esibirti” davanti a 7 ottuagenarie scampate alla messa delle nove (non c’era il prete preferito, sapete…) è chiaro o non è chiaro che ci troviamo di fronte a una stortura?
  • Non sarà una stortura grave, non saremo stati trattati come i “diversamente accampati” (tra un pò chiameranno così gli zingari per distinguerli dai tedeschi in roulotte), ma porco cane, vi sembra un trattamento degno di questo nome?Nessuno pretende niente di strano. Io personalmente, come molti di voi, sono uomo spartano, cresciuto con tutto il necessario ma senza fronzoli. Una cameretta riscaldata di inverno va più che bene.O dobbiamo andare a dormire dalle suore, quando siamo in trasferta?

E ORA SENTITEVI UN BEL PEZZO ARRABBIATO DEI LED ZEPPELIN: COMMUNICATION BREAKDOWN. IL TITOLO NON E’ CASUALE.

5 Comments

  1. La questione è tutt’altro che secondaria (incipit altisonante vero?).
    Lo sapeva bene un Fangio che, scusate se è poco, si chiamava Dante Alighieri. Che di pane salato e altrui ne ha dovuto mangiare e ha dovuto salire e scendere molte scale, quando di un’opera che si chiama Commedia ma parla dell’Inferno nessuno ci aveva capito un cazzo. Specie quelli che dovevano scucire il danaro, i principi, i mecenati.
    Il fatto è poprio questo. Che la storia non è cambiata, grande banalità, c’è chi sale e chi scende. Sono sempre esistiti i potenti e quelli che… a lavorare. Solo che un tempo i Principi che mettevano a ferro e a fuoco l’Italia, poi tornavano a casa e davano da mangiare a quelli che hanno inventato il Rinascimento italiano.
    Per fare l’Arte non si ha bisogno di Autori ma di Principi.
    Dunque, viva i rimborsi!
    Grande Franz. Dietro una provocazione, hai fatto emergere un tema fondamentale.
    Pasquale

    Commento by pasquale vitagliano — 27 dicembre 2008 @ 11:18

  2. Ciao Franz, amo quando sollevi un vespaio, come te nessuno sa farlo, continua a guidare come un pazzo, un pilota garibaldino come quelli che piacevano a Enzo Ferrari.
    Io credo che, diversamente da alcuni filosofetti stipendiati che vedo cercano di cavalcare lo sciopero per far ricerca, hai tutto da perdere, perciò quello che hai fatto è bello, è sincero.
    Considera però che se il cinema in italia ha sovvenzioni, è anche vero che salvo un paio di casi, è tra i più scadenti del mondo, così si può dire di molte arti sponsorizzate da quell’ignorante mecenate peloso che è questo stato, mentre si scrive molto e spesso molto bene.

    Commento by mario pandiani — 28 dicembre 2008 @ 01:07

  3. La vedo mooolto difficile, Franz, riuscire a spuntare gettoni di presenza e rimborsi spese dalle amministrazioni italiote destre-sinistre per una prestazione intellettuale. Almeno finché ci sarà (ovvero per i secoli prossimi a venire)quell’esercito intellettuale di riserva nato dalla cultura di massa, dalla proliferazione incontrollabile dei blog e dei blogghisti, dall’autoproduzione in rete delle proprie scritture, dai licei che scoppiano di studenti peggio degli istituti tecnici (futuri intellettuali disoccupati) e da chi più ce n’ha più ne metta. E’ stato così, mutatis mutandis, anche con l’esercito salariale di riserva durante il boom industriale del c.d. neocapitalismo. E tra i tanti disoccupati dell’esercito intellettuale di riserva, qualcuno che andrà aggratis a prestare la propria opera intellettuale, stai tranquillo che lo troveranno sempre

    Commento by macondo — 28 dicembre 2008 @ 03:09

  4. ah, ça va sans dire che quel qualcuno una volta si chiamava krumiro

    Commento by macondo — 28 dicembre 2008 @ 03:11

  5. caro mario, grazie per questo tuo intervento. io chiedo il giusto, il normale. non chiedo sovvenzioni.

    ti abbraccio, e spero di vederti.

    caro macondo, dici bene e giusto. in una nota qua sopra parlo di “colleghi” come di involontari nemici. ma anche volontari, in fondo.

    ti seguo spesso nei tuoi interventi su NI, e ti stimo per la chiarezza e la profondità di sguardo.

    Commento by Franz Krauspenhaar — 28 dicembre 2008 @ 12:13

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