The FK experience il sito di Franz Krauspenhaar

20 ottobre 2008

The camera

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 08:00

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E’ un periodo così. Mi va di divagare. O forse questo periodo dura da anni? Forse da quasi 48? (La mia quasi età). Comunque sia, ecco un altro esempio di krautrock, questa volta tra passato e presente. Il pezzo di cui pubblico il video è di Karl Bartos, ex percussionista dei Kraftwerk. Nel 2003 Bartos ha pubblicato un concept-album (che belli che sono, anzi che erano, perchè pochi li fanno ancora, i concept). Si chiama Communication, rimanda alla techno, a sonorità sempre e comunque elettroniche, al sound dei Kraftwerk. Un album profondamente pop, (ma nel senso migliore del termine) e che ha avuto molto successo. Il pezzo è The camera. Uno dei nostri modi di comunicare, appunto. Il mezzo e il media. Da qualche tempo, per la prima volta in vita mia, mi sono messo a fotografare. Come un bambino che gioca coi nuovi giocattoli. Tipico del neofita, certo. Ho fatto anche l’autoritratto (molto ravvicinato) ai miei peli pubici, per dire. Non sono riconoscibili… Lo scatto ravvicinato rende la pelle rossa e proprio irriconoscibile, e la peluria assume l’aspetto di lunghi girini in viaggio prenatale… Fotografo, rielaboro, mi distraggo dal mio ego spesso pesante, chiuso e incassato in se stesso. La fotografia, ho scoperto, mi serve per distrarre lo sguardo profondo da me stesso, e volgerlo verso quello che mi circonda, che solitamente, avvolto dai miei pensieri, non degno che di sguardi o interessati (non essere travolto dalle auto in corsa, per esempio) o semplicemente distratti. Nel tentativo di creare qualcosa da ciò che mi circonda, andando a fotografare per esempio una faccia ma anche un mattone a distanza ravvicinata, nella speranza di ricavarci qualcosa in fase di postproduzione, il mio sguardo elabora e si muove comunque nella ricerca di un linguaggio e di un messaggio. La fotografia, lo sappiamo, è specchio deformato della realtà. La possibilità di deformare, cambiare, togliere, sottrarre, accostare, tramite le tecniche digitali, ha fatto avanzare la fotografia verso la pittura; tant’è che ormai si parla di arte visiva sia che si usi il pennello che la macchina fotografica. La musica di Bartos (come quella dei Kraftwerk) racconta di un futuro visto da una prospettiva rilanciata nel passato, quando ci si immaginava un ventunesimo secolo nel quale la felicità e l’ordine erano compatti e costituiti e a disposizione di tutti. O l’infelicità. In questo senso, Metropolis, il film di Fritz Lang scritto dalla moglie Thea Von Harbou, in seguito – ennesimo paradosso tra realtà e finzione – compromessa col nazismo, taglia in due la scena del mondo futuro immaginato: ci sono i ricchi che guadagnano sullo sfruttamento dei poveri, che vivono in un altrove posto molto, anzi troppo, in basso. Una metafora esacerbata della condizione reale della società capitalistica. Siamo sempre dalle parti – intime- della visione, cinematografica e fotografica; del racconto, della letteratura, anche. Il racconto si attua in modi diversi: attraverso un romanzo, un film, uno scatto fotografico (o una serie di scatti in accostamento), una canzone. L’elettronica del mondo sonoro di Karl Bartos narra, tra le varie “macchine comunicative”, la macchina fotografica come essenza e motore davvero scattante della visione; ma dalla prospettiva “Kraftwerk”, cioè nell’ennesima, affascinante fiction: il futuro è un “retrofuturo”, un futuro di modernariato, dove sono posti in primo piano elementi e simboli del nostro passato remoto novecentesco. E se la fotografia, grazie alla tecnologia, si avvinghia con un abbraccio definitivo alla pittura e la perfora, in certo senso torna indietro con mezzi posti molto “in avanti”. Torna all’origine dell’immagine, creata dalla mano dell’uomo su antichi muri di caverna. In questo senso Bartos, musicista in qualche maniera esondante con rigore, mette insieme nei suoi concerti elementi visivi coordinati alla sua musica, ovvero di grande pulizia formale. Ecco che il suono musicale si mischia ancora una volta con l’immagine, diventando parte di una sintesi artistica che arriva ormai da tempo nei musei; infatti sono ormai diventate comuni le installazioni sonore, per cui non pochi musicisti (come anche Karl Bartos) lavorano in ambito diciamo così museale. E’ uno dei trionfi dell’arte contemporanea, che si alimenta di un cannibalismo circolare, nel quale ogni arte mangia per sopravvivere quella che la segue e così via, in uno sbranarsi – rigenerarsi continuo e meravigliosamente fattivo.
Ecco il video.

13 Comments

  1. Adoro la parte che evoca il piacere d’infanzia da csoprire un nuovo gioco.
    Il gioco permette di addomesticare il mondo.
    La foto non scatta la realtà, deforma, entra nel sogno.
    Si fotogafio il mio seno, vedo il mio seno, o un oggetto strano, strappato alla
    mia identità, isolato del mio corpo: amo l’idea: cio che spiega che l’erotismo muore
    se il corpo in foto è un lembo, non un universo.

    E la foto dei peli pubici???

    Baci a te Franz, amo le tue starne idee.

    véronique

    Commento by véronique vergé — 20 ottobre 2008 @ 09:52

  2. ascortate li brani krautrocke dei baustelle!

    Commento by er pajata — 20 ottobre 2008 @ 13:21

  3. sì, ho delle strane idee, véro.

    prossima volta che ci vediamo ti fotografo il seno, eh?:-)

    baci a te!

    er pajata, ma i baustelle fanno krautroCCke???

    Commento by franz krauspenhaar — 20 ottobre 2008 @ 23:04

  4. mi piace il contrasto virtuale-reale, come se le immegini disegnate fossero dei sogni del fotografo inserite poi nella sua realtà. la base è strana quasi monotona: non evoca però ossesione ma passione: l’interesse ci porta a ripetere centinaia di volte le azioni che ci piacciono.

    ti metto un video che non si muove proprio su questa linea, però descrive, a mio avviso la metamorfosi di un uomo che crea: musica, romanzi, dipinti, poesie. ma anche un semplice uomo-pensante che Vive.
    secondo me è un capolavoro, soprattutto per il finale da non interpretare banalmente, ma qui sono al sicuro! :))

    http://www.youtube.com/watch?v=uuGaqLT-gO4

    Commento by a. — 21 ottobre 2008 @ 01:58

  5. Sono passati vent’anni e vedo con piacere che non sei cambiato…
    Ciao Franz

    Sergio

    Commento by Sergio Iosca — 21 ottobre 2008 @ 03:32

  6. Malizioso Franz… Hai ricevuto il mio messaggio?
    Quando è il compleanno di Franz? Non vuole dirmi! Non è giusto…

    Baci a te,

    véronique

    Commento by véronique vergé — 21 ottobre 2008 @ 15:57

  7. ricevuto cara… ti rispondo con calma. il 12 novembre ne faccio 48.

    baci bella.

    ciao sergio, che piacevole sorpresa! l’ultima volta che ci siamo visti
    è stato sul metrò! pinketts mi ha detto di recente che vi siete visti.
    grazie per essere passato di qui, spero di rivederti. sai come sta
    beretta per caso?

    a presto!

    franz

    Commento by franz krauspenhaar — 21 ottobre 2008 @ 16:50

  8. ciao a., quel video lo conoscevo già ma è stato un piacere
    rivederlo; è bellissimo, è vero! grazie per averlo postato.

    baci

    Commento by franz krauspenhaar — 21 ottobre 2008 @ 16:52

  9. ciao franz, sono contento ti abbia fatto piacere! deve essere il momento delle rimpatriate ventennali….
    infatti ho visto andrea la scorsa settimana al sud. Beretta no news tranne un mio tentativo credo 4 o 5 anni fa
    con l’unico risultato di pochissimo entusiamo da parte sua al punto di avergli lasciato il cellulare dicendogli
    di chiamarmi quando avrebbe voluto…..beh…sto ancora aspettando!!! peggio per lui!!! eppura sai bene quanto fossimo
    legati io e lui…boh!?! la gente cambia!!
    Sono felice di averti reincontrato e mi piacerebbe poterlo fare magari de visu…chissà….
    auguri in anticipo per i 48…comunque ti do i soliti 6 giorni di stecca…(6 novembre!!!)
    un abbraccio!!!

    Sergio

    Commento by sergio iosca — 21 ottobre 2008 @ 17:50

  10. L’impronta kraftwerkiana si sente. Meno male che le opere pop/rock con una storia e dalle lunghe suite esistono ancora; benchè non tedeschi degli Air cosa ne pensi? Hai citato Metropolis di Lang. Il futuro, per quanto cerchi di immaginarlo, non sarà mai come si avvera. E’ curioso come Lang, nel film, immagina l’aereo, in un prossimo futuro, come un biplano ad elica. Caro Franz sono andato, come mio solito, un pò OT…ma quando le parole escono perchè stimolate piacevolmente è difficile trattenerle. Virtualmente, A.

    Commento by Antonello — 21 ottobre 2008 @ 20:01

  11. diosanto sergio, ci siamo conosciuti che io ne avevo 17 e tu 16, di anni…

    ci vediamo di sicuro. la mia mail: krauspenhaar@fastwebnet.it

    e ci mettiamo d’accordo. beretta… sfascerà carrozze…:-)

    me lo ricordo che sei skorpio, ma tu cattivaccio sei del ’61!

    allora scrivimi due righe.

    un abbraccio a te!

    caro antonello, benvenuto in questo bungalow. gli air mi piacciono
    moltissimo, anzi mi hai dato l’idea di parlarne. quando li ascoltai
    per la prima volta, ormai anni fa, mi fecero impressione, in mezzo
    a tutto il rumore inutile; mi sembrava di essere tornato ai “bei tempi”,
    ma con una nuova voce.
    andare OT è anche il mio vizio ma anche piacere!

    a presto, anche su ibridamenti!
    franz

    Commento by Franz Krauspenhaar — 21 ottobre 2008 @ 23:40

  12. A te Franz,

    Ho notato la data del tuo compleanno!

    Baci

    Commento by véronique vergé — 24 ottobre 2008 @ 09:52

  13. no no sbagliato pivello!!
    6 novembre 1960!!!
    ahahahah!!!

    Commento by Sergio Iosca — 27 ottobre 2008 @ 02:32

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