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17 ottobre 2008

Qualche giorno dopo. Una lettura personale di EMP di Paola Castagna

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 09:24

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[Paola Castagna è una brava poetessa mantovana alla quale mi lega una bella stima e un’amicizia ormai da qualche (lungo) tempo. Pubblico questa sua lettura del libro fatta apposta per questo blog e con l’occasione la ringrazio pubblicamente.FK]

Perché?
Perché … Era mio padre.

“Qualche giorno dopo, altra buca; ma questa è affollata. Piena zeppa di ragazzi, non c’è più posto. I colpi avversari aumentano. Il panico ti sale dai coglioni alla pancia vuota. Ti butti sull’ultimo dei ragazzi ma sei fuori dalla buca lo stesso, sei un bel bersaglio. Un sergente ti dice: “Comunque, meglio che ti sparino alle gambe che alla testa”. Esci illeso, un’altra volta, la faccia premuta contro la schiena dell’ultimo, nell’orecchio il suo respiro, e poi il rimbombo dei respiri degli altri, una cassa di risonanza della speranza di uscirne vivi. Respiri che entrano in altri respiri che entrano in altri respiri. Un gomitolo d’uomini pressato in un buco di culo sfondato di terra d’est, spaccata come una mela marcia, una patata decotta, una carcassa di bue decomposto.”

Tra le pagine che scorrono nella lettura, ecco, forse quella che più di altre crea il filo conduttore del raccontare.
Come il padre si ritrova in una buca affollata, l’ennesima, così è la vita relazionale che attraversa lo scrittore Franz Krauspenhaar.
Nella cassa di risonanza solo la speranza continua a muovere i corpi.
La stessa speranza che lo scrittore va cercando rendendo della vita una chimera senza titolo.
La narrazione nel vero neologismo, così la Parola assume l’importanza data dai nostri avi.
Lo scrittore che si imprigiona da solo, incatenato nell’oggi, quando il passato non permette un proseguo.
La vita si arresta e Franz Krauspenhaar, lo scrittore, sembra non trovare altra strada che il ricordo mentre Franz Krauspenhaar, l’uomo, ricerca quel ventre di donna nel quale tornare embrione.
Labile e seducente attraverso quel padre nell’assenza di una paternità.
La natura e le vicissitudini impediscono al nostro protagonista di essere padre e come tale il dolore cresce nel riconoscere la grandezza ereditata dal vissuto altrui, la mancanza di un figlio diventa punto fondamentale attraverso il quale lo scrittore cerca disperatamente di sopperire.
Bisognoso nella parola di possederne l’origine, un gene lasciato che viene ricercato tra le virgole e i punti di un romanzo che scorre nel vissuto della carne tra l’esperienze di vita.
Sangue e aria tra le coperte che inseguono il quotidiano, nell’inverno freddo, nella stagione calda, ma è la mezza stagione che va cercando nei vari lati oscuri della notte.
Quasi un epistolario tra lo scrittore e l’uomo, con grande semplicità di stile e l’orgoglio di chi ha vissuto.
Quasi un labirinto dove, comunque, si entra ma non vi è scampo, né strada per quell’uscita ambita.
Quasi una solitudine che non basta, tra le pagine che non pagano la ricerca continua.
Quasi un conto in sospeso tra la vita e la morte, quest’ultima sempre più temuta nel racconto.
Il lutto viene elaborato con dolcezza, pensato con rabbia, affrontato con arroganza, mentre nel vero delle parole di questo romanzo, il grido di aiuto è evidente e disarmante quando la prosa poetica prende il posto dei ricordi.
…ma è ora di smettere di fare a cazzotti con i morti…
E poi ancora … la scrittura può essere un’ esperienza estrema, come la guerra…E così sia per Franz Krauspenhaar, con Era mio padre, che esprime a pieno la capacità di scrivere e come tale rimane aperta ogni possibilità di un proseguo nel quale, nè padre, nè madre, nè fratelli potranno più essere la morte che abita ma quel femminile che bilancia la vita dell’uomo che è proprio nella parola che esprime.

[Immagine: Krauser – Il rapace – 2008]

13 Comments

  1. Grazie a te Franz
    un abbraccio
    Paola

    Commento by paola castagna — 17 ottobre 2008 @ 10:53

  2. un abbraccio a te.

    franz

    Commento by Franz Krauspenhaar — 17 ottobre 2008 @ 18:40

  3. Anche questa, Franz, una chiave di lettura possibile.
    Forse io avrei eliminato 4 quasi verso la fine.
    Ma tutto l’insieme rende bene il senso della
    narrazione. Ho apprezzato molto la chiusa.
    Complimenti a Paola.

    A te, Franz, un abbraccio e una tirata d’orecchie :
    ma non lo sai che rabbrividisco solo a vederle
    quelle immagini di rapaci! Brrrrrrrrr

    Oggi ho visto la tua casa dall’alto.
    jol

    Commento by jolanda catalano — 17 ottobre 2008 @ 19:56

  4. invece quel rapace è spettacolare complimenti al mitico Krauser!!! ;)))
    e anche alla finezza psicologica di Paola Castagna, credo che Franz non abbia messo quel quadro a caso: i rapaci hanno una vista molto acuta, così come ha dimostrato l’autrice interpretando “Era mio Padre”!

    Commento by a. — 17 ottobre 2008 @ 22:46

  5. Concordo con a. sulla bellezza del rapace, aquila, e ringrazio per la defizione “finezza” psicologica:-)( complimenti fratello di F. non smentisci mai la tua capacità pittorica )
    Credo che solo attraverso un attenta analisi sull’essere Uomo, si possa arrivare a certe conclusioni.

    I sensi di narrazioni che jolanda sottolinea si mescolano con quei Quasi che per poetica sono usciti, sottolineare certe parole, nel ripeterle, è per creare come una nenia che non lascia altro spazio di ascolto.
    Confidando nell’ascolto altrui.
    Grazie ancora dell’ospitalità, padrone di casa.
    Paola

    Commento by paola castagna — 18 ottobre 2008 @ 08:03

  6. Caro Franz, vedo che per me è sempre più difficile commentare.
    Forse è meglio che io mi astenga per il futuro.

    La mia battuta non voleva certo inficiare l’arte di Ernesto
    al quale ho avuto modo di comunicare la mia stima e il mio
    apprezzamento per il suo estro pittorico.

    E non volevo neanche sminuire la rece di Paola alla quale
    ho fatto pure i complimenti.

    E se non amo i rapaci e confratelli non penso per questo
    di mancare di sensibilità.

    A te, Franz, la mia amicizia, la mia mail, il mio abbraccio.

    jol

    Commento by jolanda catalano — 18 ottobre 2008 @ 09:18

  7. ma no jol, continua a commentare come e quando ti pare, per favore.
    a. è una persona simpatica ma un po’ – come dire?- scherzosa; e sinceramente non mi pare abbia scritto niente di sconveniente . e grazie, riferirò il vs apprezzamento all’interessato.

    ciao paola, anche tu sei la benvenuta qui, sempre acuta, sempre forte!

    Commento by Franz Krauspenhaar — 18 ottobre 2008 @ 09:39

  8. Jol, nessun equivoco, ho apprezzato molto ciò che hai scritto e come lo hai scritto, mi piacerebbe, invece, analizzare un po con voi la questione di come la chiusa di questa mia recensione riesca ad essere il tutto della narrazione.
    un abbraccio

    Commento by paola castagna — 18 ottobre 2008 @ 09:44

  9. ” quel femminile che bilancia la vita dell’uomo…”

    Paola, credo che la frase che riporto sia, non solo significativa per l’ottima scrittura di Franz,
    ma anche per la vita in genere di ogni uomo. Penso che, se l’uomo, soggetto maschile, riuscisse
    a scavare dentro un sentiero, per quanto impervio, dove camminare con a fianco quella parte di femminile
    che, vuoi o non vuoi, possiede, e con coraggio farla emergere laddove serva, e parlo a volte di vicoli che sembrano ciechi,
    di situazioni che sembrano chiuse a ogni superamento, forse la consapevolezza di quel lato femminile potrà
    essere l’unica ri-soluzione alla crudele durezza della vita e quindi all’adagiarsi del dolore su basi più
    morbide e compassionevoli.

    Per questo mi ha colpito la tua chiusa : se non ricordo male, sei stata l’unica a porre questo accento
    su una questione che reputo molto ma molto interessante.

    ciao
    jol

    Commento by jolanda catalano — 18 ottobre 2008 @ 11:52

  10. Franz, apprezzo la tua magnanimità come padrone di casa,
    ma io che non lo sono posso dirti tranquillamente che se
    quel rapace dispone di un campo visivo che va verso i 500
    metri, lo sanno pure i bambini delle materne, il mio non è da meno
    nonostante le sbavature e gli equivoci della rete.

    Ti riabbraccio sempre amica

    jol

    Commento by jolanda catalano — 18 ottobre 2008 @ 12:01

  11. Trovare il giusto equilibrio tra femminile e maschile che dentro abita l’uomo non è cosa da poco. Riuscire attraverso il pensiero a interrogarci su quanto sia complessa la sostanza uomo, il libro pullula di come la donna sia sempre e comunque quell’essere che Riesce e muove il mondo.
    A volte, però sta nella donna, come tale, a far emergere nell’uomo quella parte che se poi ben adoperata da quest’ultimo, lo rende Uomo maiscolo.
    … non credo che la scelta del quadro sia casuale… Franz conosce il mio “Occhio”. :-)

    Commento by paola castagna — 18 ottobre 2008 @ 12:41

  12. che sia CHIARO non ho scritto il mio commento pensando, a te, jol ma a franz a alla pittura di krauser e alla recensione di paola. e basta co’ ‘sto vittimismo-egocentrico perché mi sono veramente rotta le scatole. tra l’acutezza dell’occhio del rapace e lo scritto di paola ho trovato un’assonanza non casuale!

    “… non credo che la scelta del quadro sia casuale… Franz conosce il mio “Occhio”.”
    esatto paola volevo sottolineare proprio questo!

    ciao a tutti!

    a.

    Commento by a. — 18 ottobre 2008 @ 13:11

  13. […] scritto sullo stesso libro in rete: Stefano Gallerani, Francesca Mazzucato, Paola Castagna, Mauro Baldrati, Giorgio Morale, Pasquale Vitagliano, Gianluca Mercadante, Francesco […]

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