The FK experience il sito di Franz Krauspenhaar

17 settembre 2008

Pasquale Vitagliano recensisce Era mio padre per www.italialibri.net

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 08:30

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Era mio padre. Franz Krauspenhaar. Fazi Editore, 2008

Franz Krauspenhaar è disceso con questo libro autobiografico nella cripta della propria anima. Qui non ha contemplato la fine di un impero e di una civiltà ma la scomparsa disperata e liberatoria del suo doppio. Era mio padre è un’opera sui doppi: padre e figlio, vita e morte, passato e presente, gloria e caduta, presenza e assenza, luoghi e non-luoghi. Quella che in superficie appare una lotta crudele e in fondo scontata, in realtà è una danza tra figure che si attraggono irrimediabilmente; l’intreccio tra opposti riflessi della stessa realtà.
C’è molta letteratura in questo libro, originaria o innestata. Anche se la narrazione di Krauspenhaar scortica fino all’osso la scrittura. Gronda lacrime e sudore, batte frustate sulla pelle del lettore, eppure lo lascia con la struggente impressione di un abbraccio perduto, la straziante memoria di un abbandono. La biografia dei Krauspenhaar è fatta della stessa materia dei libri: il padre Carlo, tedesco ma della regione ceca dei Sudeti, nato in Italia da Ernst, direttore dell’Hotel des Anglais, uno degli alberghi più prestigiosi di Sanremo; il nonno soldato a Belgrado per l’Impero Austro-Ungarico; il padre soldato della Wehrmacht durante la seconda guerra mondiale e combattente in Russia nella cavalleria tedesca, insieme al suo ronzino Siegfried; più volte scampato alla morte si stabilisce a Milano dove diventa responsabile dell’ufficio esportazioni di una ditta locale. Franz tratta la storia della sua famiglia con lo stesso tono con cui il Trotta di Joseph Roth parla dei suoi nella Vienna di fine Impero. Senza alcun cedimento, priva di qualsiasi indulgenza, la biografia dei Krauspenhaar assume con lo scorrere delle pagine il peso di un’epica collettiva, oltre il profilo personale del viaggio nella propria memoria. La loro storia nasce lungo l’Elba, confine fisico e ideale tra Occidente e Oriente. La Milano di Franz è inedita, non più la città-da-bere degli anni ’80 e nemmeno la casbah metropolitana di oggi, piuttosto un’inattesa città finis terrae. La Milano dell’epigono dei Krauspenhaar acquista i contorni di una capitale di frontiera, di un’Elba dell’anima tra infinite possibilità e inesorabili fallimenti.
Negli intermezzi della narrazione, tra gli episodi che si intrecciano nei diversi livelli del racconto, non c’è solo letteratura, c’è anche il cinema. Travis Bickle, il Taxi driver di Scorsese, è diventato con tale naturalezza una delle figure di questo splendido Requiem, da dedurre facilmente che il titolo del libro non può non richiamare l’omonimo film di Sam Mendes. Allo stesso modo esplicito è il richiamo all’Heimat di Edgar Reitz. Il “viaggio centrale e finale della nostra vita insieme”, Franz e Carlo lo fanno in Germania nel 1979. Qui Franz sente di essere tornato a casa, nella propria Heimat, non nella patria retorica ma nella terra dei padri, del proprio padre. Il luogo da cui, per quanto riguarda i Krauspenhaar, in un modo o nell’altro, tutto è partito. Un viaggio che sembra il prologo di quello luttuoso del padre in Svizzera, lontano dai luoghi più familiari, per togliersi la vita, per seguire il destino di Stefano, il figlio più delicato, il fratello amatissimo. “Sono andato via perché mio figlio non mi vedesse morire così”, firmato C. K., Carlo Kraus, come dice Sullivan il protagonista del film di Sam Mendes. In questo dolore, in questo livido crepuscolo familiare ti resta il retrogusto di un’opera compiuta, di un tassello scovato in quella tela senza terra che è stata ed è ancora l’Italia nella sua letteratura recente.
E’ vero il romanzo di Kraus è a più livelli. Questa frammentarietà – che talvolta può apparire discontinuità di ispirazione – forse è il registro prescelto di un certo sincretismo. Forse un tocco di meta-letteratura. E’ lo stesso autore che infatti fornisce al lettore la misura del giudizio critico. “Ansimerai della mia stessa ansia”. “Ti voglio far male (…). Ti voglio con me nel viaggio terreo, sentendo su di te tutto il peso degli anni difficili, delle occasioni perdute, la fame d’amore che ti dilania il petto per giungerti cancerosa fino al cuore spezzato”. Prendo in prestito un’immagine offerta dallo stesso Franz. Il suo libro è una riuscita opera di “illusionismo”, come Houdini, anche Franz Krauspenhaar è entrato nella pagoda della sua memoria, incatenato dai suoi lutti inauditi, dai suoi soffocanti fallimenti e poi, alla fine della scrittura, ne è uscito fuori liberato. Dalla grande vasca colma d’acqua di questo suo romanzo Franz ne è uscito purificato. Compiendo una sorta di suicidio metafisico ha finalmente “ucciso” il suo doppio, ha reso comprensibili i lutti di Carlo e di Stefano, ha reso affrontabili i propri fallimenti.
In questo Requiem della memoria, in questo racconto che sembra il viaggio di ritorno della Strada di Cormac McCarthy, Franz pone a se stesso la domanda più crudele. Tra Carlo e il libro tu scrittore chi sceglieresti? La vita o la letteratura, è la domanda decisiva. Proprio per questo non può che rimanere senza risposta, come la domanda che Dio pone a Giona, invertendo ogni rapporto naturale e profetico, Perché tutta questa rabbia? Resta la verità che Franz come Giona è uscito indenne dal ventre buio della balena. E forse con un po’ di rabbia in meno. Nemmeno il lettore è in grado di rispondere a quella domanda. Il lettore partecipa, si identifica. Percorre insieme a Franz questo percorso di formazione che ha il mistero di un’iniziazione e la percussione di una discesa all’inferno. Al termine di questo viaggio nella notte di Franz, anche il lettore riaffiora sul pelo d’acqua di una speranza attiva, Andrò avanti, farò il meglio che potrò. Legge queste ultime parole e nelle tempie gli rimbomba ancora la voce di Franz. Magicamente identica alla mia voce. Alla voce di ciascuno di noi lettori.

Pasquale Vitagliano

13 Comments

  1. Una tra le più belle che io abbia letto fin qui.

    jol

    Commento by jolanda catalano — 17 settembre 2008 @ 09:38

  2. Una bella luce sulla lettura di un libro che ho adorato, che mi ha accompagnata durante settimane, come un viaggio.
    E’ vero c’è un tono “americano” di sperienza viva nel dolore, nel viaggio al centro dell’abbandono e dei radici: in un senso di solitudine che raggiunge la grazia della scrittura.

    véronique

    Commento by véronique vergé — 17 settembre 2008 @ 16:50

  3. véronique, vous êtes une femme douce et délicate. vous aimez la littérature et de vous lire des livres avec cœur. votre nom me rappelle un de mes films préférés: La double vie de Véronique de Krzysztof Kieślowski.

    ici le lien: http://www.youtube.com/watch?v=0q4yZ8Fzk7w

    bonsoir,
    a.
    le petit peste (dans ce cas version petit ange) ;))))

    Commento by a. — 17 settembre 2008 @ 22:19

  4. Grazie misterioso angelo A…
    Non ho mai visto il film La double vie de Véronique…

    véronique

    Commento by véronique vergé — 18 settembre 2008 @ 15:37

  5. come dicono a roma: a. se la canta e se la sona… petite peste, petite ange…

    ma vedi de…

    :-)

    grazie a jol, grazie a véronique douce france

    Commento by franz krauspenhaar — 18 settembre 2008 @ 16:19

  6. @veronique, le film que je vous recommande de viviamente. entre autres choses, et en partie tournés en France et l’actrice est la merveilleuse irene jacob. ;)

    @franz: “se la canta e se la sona” ma scusa tu non eri per l'”Xmood” tanto sofisticato tanto da puzza sotto al naso? e poi a te cosa importa di come sono moi?
    ;P

    mi piace questa recensione che parla di molteplici doppi: io- autore, io-persona, karl-Franz, Franz-Stefano.
    l’autore sa creare tra loro dei fili ben forti, come nodi. bella anche l’immagine dei “non-luohi”: quelli descritti sono luoghi fisici ma anche luoghi che la distorsione della memoria ha tramutato in visioni spesso ossessive, cicliche. per me le pagine più alte, più sentite. grande anche il rif.bibilico “di giona uscito indenne dal ventre buio della balena” significa rinascita: una nuova riascita, che è anche la chiusa del romanzo, oltre un mio persole augurio all’f-k, e mica uno qualsiasi, te capì? ;))
    a.

    Commento by a. — 18 settembre 2008 @ 17:26

  7. Hai ricevuto delle ottime recensioni, ne sono felice per te!

    Gena

    Commento by Gena — 18 settembre 2008 @ 20:13

  8. sappi che tutto ciò mi rende felice!

    Commento by missy — 18 settembre 2008 @ 20:24

  9. ciao missy, che bello rileggerti!

    un bacio grande,

    the barbarian

    ps: a., grazie. sei una peste ma di cuore. ciao cara gena, grazie mille anche a te.

    Commento by franz krauspenhaar — 19 settembre 2008 @ 21:55

  10. @franz Sind Sie ein verrückt mit einem glühenden Herzen!
    peste a.

    Commento by a. — 20 settembre 2008 @ 02:56

  11. sie sind! no sind sie!

    kuante folte io doferlo ripetere?!?!

    gute nacht!

    Commento by franz krauspenhaar — 21 settembre 2008 @ 01:39

  12. non mi faccia il Cenerale isterico: perché io lancio acuti,compresi sputacchi, più di Lei! ;P
    poi sig Cenerale, mi scusi se glielo dico, Lei manca -anche- di memoria (forse dovuta allo stadio avanzato di età…) è la prima volta che mi fa questo appuntino.
    e poi ancora con questo doferlo: doverlo non doferlo: v = fricatica labiodentale sonora e non f=fricatica labiodentale sorda, TE CAPì???? ;)))
    quindi la saluto cordialmente,
    a.

    Commento by a. — 21 settembre 2008 @ 05:12

  13. […] in rete: Stefano Gallerani, Francesca Mazzucato, Paola Castagna, Mauro Baldrati, Giorgio Morale, Pasquale Vitagliano, Gianluca Mercadante, Francesco […]

    Pingback by la recensione specchio /1 « il blog di maddalena mapelli — 20 maggio 2009 @ 16:21

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