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17 agosto 2008

Giuseppe Iannozzi su EMP su biogiannozzi

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 08:00

bioiannozzi.jpg
Franz Krauspenhaar

Un’altra Liala con le braghe

di Giuseppe Iannozzi

Franz Krauspenhaar, dopo il mezzo flop ottenuto con “Cattivo sangue” edito da Baldini Castoldi Dalai, noir che io ho comunque apprezzato in quanto noir e non altro, torna in libreria con “Era mio padre” per i tipi Fazi. E’ però, purtroppo, solo autobiografismo spicciolo per un diario. Un romanzetto lialesco, che di storico accoglie solo fragili briciole sconnesse, senza un evidente legame con il costrutto narrativo. Una vera e propria pletora poi le riflessioni dell’autore su sé stesso, perlopiù utili solo a Franz ma poco o nulla agli eventuali lettori.

Il pregio di questo lavoro, ma anche il difetto più evidente, è il solipsismo che Franz Krauspenhaar mette in campo, senza vergogna alcuna: se solo l’autore non fosse un quasi cinquantenne, lo si potrebbe etichettare giovanilistico in ogni senso questo romanzetto. E forse, furbescamente, Krauspenhaar fa il giovane – pur consapevole della vecchiaia incipiente che non gli lascia speranze -, strizzando l’occhio a stereotipi lialeschi portando in libreria una storia scritta in un linguaggio fin troppo semplice, che sembra sposare le idee di una sinistra idealistica critica verso sé stessa, e non da ultimo una verbosità sensazionalistica riesumata a forza dai cadaveri della Beat Generation. Nel libro troviamo difatti la ribellione, la ricerca di sé stessi, proclami di indipendenza di amore e di odio urlati in una forma che, alla lontana, ricorda la genuina rabbia di Allen Ginsberg e quella più lisergica di William S. Burroughs. Tuttavia la verità è che siamo di fronte al diario di un signore di quasi cinquanta anni, troppo attento ai suoi drammi interiori (mai risolti!) e attento agli accadimenti storici per un mero incidente di percorso narrativo. Krauspenhaar non è Kerouac, non ha la forza espressiva della leggenda di Duluoz ed è impensabile paragonarlo a un Céline alle prime armi nonostante i tanti e frettolosi puntini di sospensione sparati a raffica.
In “Era mio padre” di Franz Krauspenhaar non c’è traccia della ribellione anarcoide che è invece evidente in un autore maturo e fuori dalle etichette sociali e politiche come Michel Houellebecq, giustamente definito dalla critica mondiale il nuovo Céline, né c’è la spericolatezza di linguaggio di Beppe Fenoglio o la bellezza adamantina di Pavese, c’è invece l’espressione di una superficialità tipica di un Federico Moccia. Attenzione però: Krauspenhaar non parla di lucchetti e di amori scolastici fra diciassettenni e quasi quarantenni in carriera, no, questo per fortuna ce lo risparmia; tuttavia l’autore dichiara “questo libro è un salvataggio estremo”, “io qui sperimento me stesso”, ed è proprio quello che fa Moccia, pur rifacendosi a ossessioni ninfali. Kraupenhaar non ci parla di ragazzine minorenni, ci parla dell’ossessione di sé stesso e basta, ci conduce sulla strada della noia più semplice e pura esprimendo il desiderio di voler essere il padre di suo padre, di quell’uomo che conobbe gli orrori del nazismo, mentre lui Franz (scimmiottando un po’ Charles Bukowski) ammette che anche lui ha avuto simpatie per il nazismo in età giovanile.

In definitiva, ci vuole tanto ma tanto pelo sullo stomaco per riuscire ad arrivare alla fine di questo diario senza capo né coda; bisogna essere disposti ad affrontare ore di noia; e non da ultimo bisogna essere in una disposizione d’animo gentile sin dall’inizio nei confronti dell’autore, perché una volta giunti all’ultima pagina la tentazione forte è quella di scagliarglielo addosso il libro, in piena faccia.
A voi la scelta se leggere Krauspenhaar o un qualsiasi titolo di Liala o Moccia.

Era mio padre – Franz Krauspenhaar – Fazi editore – Collana: Le vele – 281 pp. – prima ediz. 2008 – EAN13 9788881129126 – € 16.50

(Nella foto: Iannozzi, una categoria antropologica)

21 Comments

  1. l’altissima statura morale e intellettuale del signor ianozi è ben rintracciabile in rete e anche in tutte le librerie d’italia ( all’estero non ho potuto controllare ma spero di sì) quindi mi fido ciecamente di queste sue parole che sono assolutamente prive di invidia e astio, ma dettate unicamente da una profonda e cristallina visione delle cose. vorrei esprimere tutto il mio appoggio alla sua eccellente recensione, congratulandomi col signor ianozi per il coraggio di saper dire le cose come stanno, per il coraggio di andare contro all’appiattimento della letteratura italiana, perchè egli sa stagliarsi sempre contro tutto e tutti, motivando intelligentemente le sue scelte mai dettate da gelosia o rancore o stizza – come i più superficiali pensano – ma da una superiore coscienza letteraria. che il signore le preservi questo dono, signor ianozi, e peste a tutti quelli che parlano male di lei, quelli sì, certamente invidiosi.

    Commento by alessandro z. — 17 agosto 2008 @ 10:44

  2. …”Un romanzetto lialesco, che di storico accoglie solo fragili
    briciole sconnesse, senza un evidente legame con il costrutto narrativo. ”

    Con cortesia chiedo a Iannozzi di riportare le pagine da dove si evince
    questo miscuglio sdolcinato lialesco.

    Altresì dico che Franz non ha mai detto che il suo fosse un romanzo storico
    nella più alta accezione del termine. Quindi perchè criticare qualcosa che non è?

    Probabilmente la Fazi avrà stampato due edizioni di Era mio padre perchè
    quella che ho letto io, e molti altri, non corrisponde alla cortese
    recensione di Iannozzi:-)

    Buona domenica a tutti e un sonoro ciao ciao a Franz

    jol

    Commento by jolanda catalano — 17 agosto 2008 @ 11:17

  3. Non ho mai letto niente di Liala. e neanche di Moccia, però, ho letto “Era mio padre di Franz”, e penso che sia un libro straordinariamente coraggioso.
    Forse è il signor Iannozzi che non ha letto il libro, per cui esprime un giudizio assolutamente parziale.

    Se comunque, mi volesse prestare i suoi libri di Liala e di Moccia sarò lieta di leggerli!

    Gena

    Commento by Gena — 17 agosto 2008 @ 14:38

  4. magari l’ha letto. comunque lo trovo divertente. arriveranno altre
    stroncature, molto più subdole. una l’ho ricevuta da guido michelone
    l’altro giorno, è di un tale di “letture”. ecco, quella è subdola; questa
    di iannozzi fa solo sorridere.

    Commento by Franz Krauspenhaar — 17 agosto 2008 @ 15:04

  5. io lo compro, a breve, è in lista tra le “cose da leggere” e ci conto. dico che mi piacerà. sesto senso. ciao Franz.
    gio

    Commento by giosannino — 18 agosto 2008 @ 10:22

  6. Questa l’hai vista?

    http://recensore.wordpress.com/2008/08/14/era-mio-padre/

    A me è piaciuta assai. L’ho scoperta poco fa per caso, e sono passata a segnalartela. Questo per dire che non pensavo di offrirla come contraltare a Iannozzi, è capitato.:)

    buona serata

    sabrina

    Commento by Sabrina — 18 agosto 2008 @ 22:01

  7. Anche a me, cara sabrina. me l’ha indicata lo stesso recensore. apparirà a breve
    anche qui.

    grazie, e un bacio,

    franz

    Commento by franz krauspenhaar — 19 agosto 2008 @ 00:07

  8. “Era mio padre” è proprio un bel libro.
    E’ vero che i libri più interessanti sono quelli del passa parola e non quelli che partecipano ai vari, troppi, premi letterari.
    Per questo sono grato all’amica Jolanda che me lo ha suggerito, direi quasi “imposto” non immaginando certo di farmi un così grande regalo, perché in questo libro, più che in altri, ho trovato molto della mia storia personale.
    Anch’io sono alla ricerca di mio padre, scomparso quando avevo solo undici anni, e la cui assenza ha pesato e tanto pesa ancora, nonostante la mia tarda età.
    Non è solo il dolore ancora vivo per la sua scomparsa; è la mancanza della figura “dell’idolo invincibile”, che ti manca e che ti ha segnato per sempre.
    Ti rimane una grande fame:quella di sapere com’era; cosa non hai potuto suggere dalla sua sapienza, dal suo amore. E’ la nostalgia, è il vuoto che si è aperto all’improvviso, è l’idea che parte di te è stata seppellita con lui. Resti mutilato della sua ombra rassicurante, anche se fosse stata invadente. Sopravvivi, ma non sei più lo stesso.

    Fuori da ogni altro personale riferimento, che interessa poco chi legge queste righe, torno al libro che ho trovato forte, non rituale in certe sue cadenze, mai consolatorio, scevro da ogni tentativo di accattivarsi a tutti i costi la simpatia dei lettori.
    Krauspenhaar è pregno della volontà di raccontarsi così com’è, senza infingimenti né luoghi comuni, con invidiabile coraggio e tanta sincerità e molta verità.
    Anche se il paragone potrebbe sembrare a qualcuno esagerto, e la mia non è piaggeria, un libro così bello e interessante sulla “perdita” l’ho trovato solo nel “Il patrimonio” di Philip Roth.

    Luigi

    Commento by luigi — 19 agosto 2008 @ 11:27

  9. Luigi, forse non ci crederai, ma io invidio un po’ la fame di cui hai “diritto”. A volte capita anche di poterti ingozzare, volendo, della banalità di un uomo che non ha proprio niente di speciale, che è mediocre e un po’ meschino, che non ti ha dato nulla pur essendo sempre stato là, e la fame è la stessa. Con l’aggiunta di un certo senso di colpa, perchè tu il piatto ce l’avresti pieno, e forse è colpa tua se quello che ci sta lì non riesci proprio a fartelo piacere.

    Commento by Sabrina — 19 agosto 2008 @ 13:00

  10. Sabrina,questo tuo commento 9 mi ha molto colpita.
    un abbraccio
    jolanda

    Commento by jolanda catalano — 19 agosto 2008 @ 17:42

  11. Un grande grazie a Luigi; il paragone è esagerato ma me lo prendo, come le donne non bellissime
    si prendono i complimenti di uomini particolarmente galanti. Un saluto caro alla dolce e sagace
    Sabrina e alla “soldatessa” Jol.

    Commento by Franz Krauspenhaar — 19 agosto 2008 @ 20:36

  12. Il vocabolario si è evidentemente evoluto, anche se tende un po’ a ripetersi e a sottolineare eccessivamente la trovata che metterebbe in crisi l’intera opera, per essere critico è critico, ma essere “un” critico forse richiede più strumenti e più sofisticati, col tempo.
    Iannozzi, però, per me è insostituibile e aspettavo con ansia la sua recensione, che in una volta fa piazza pulita di Franz, Moccia e persino la più storicizzata Liala.
    L’igiene del mondo.
    La futuristica verve di Giuseppe dovrebbe essere sprone per tutti noi che stiamo seduti a rovistare nel nostro vasino, sprone a rialzarci e scrivere finalmente un blockbuster, essere paragonati senza vergogna a Proust o a Céline o a Bukowsky.
    Quando ero a scuola consegnavo sempre il tema in ritardo e solo dopo che avevo capito di cosa parlavano i compagni, quelli del campione statistico cui facevo riferimento. Così ero sicuro di andare controcorrente, in effetti non ho ancora scritto di “Era mio padre”, adesso che l’ha fatto anche Iannozzi, mi sento libero di lodarlo, o (se posso dirlo) di cercare di capirlo, di capire se in quel libro ci sono entrato e come ci sono stato dentro, per raccontare l’esperienza…
    Appena tiro fuori la testa dall’acqua, non è facile parlare di questo libro, non per me almeno.

    Commento by mario pandiani — 20 agosto 2008 @ 02:14

  13. jolanda, non so che dire :), ma ricambio l’abbraccio.
    e un abbraccio anche a franz. sagace e dolce è un bel connubio. :-)

    Commento by Sabrina — 20 agosto 2008 @ 11:13

  14. a me questa stroncatura ha fatto venir voglia di leggere il tuo libro.
    soprattutto il non celare amore odio e urla inascoltate
    e poi, la Beat Generation! grande, sebbene tanti ne parlino ma pochi la conoscono, davvero.
    bene.

    ti cerco in libreria.

    Commento by william dollace — 24 agosto 2008 @ 03:03

  15. qui:
    “Kraupenhaar non ci parla di ragazzine minorenni, ci parla dell’ossessione di sé stesso e basta”
    mi pare manchi una S al tuo cognome

    Commento by william dollace — 24 agosto 2008 @ 03:05

  16. ciao william.

    manca una esse, sì: alcuni scrivono di fretta come céline.

    grazie per la curiosità, attendo allora, se vorrai, tue
    critiche.

    Commento by Franz Krauspenhaar — 24 agosto 2008 @ 17:14

  17. eh eh, e poi non capisco tutto questo
    paragonismo ad oltranza. mha.

    ok, più che critiche (che è una parola che
    mi fa venir l’indigestione) magari appunti e/o considerazioni
    considerato anche che la pila dei libri papabili in lettura è interminabile
    ti cerco negli scaffali, non è difficile perchè la copertina l’ho già vista,
    fazi fa delle belle copertine.

    Commento by william — 24 agosto 2008 @ 23:05

  18. ok, ho visto sul tuo blog come operi. complimenti.
    (non è una captatio, eh?:-)

    ciao!

    Commento by Franz Krauspenhaar — 25 agosto 2008 @ 00:38

  19. grazie, graditi.

    cos’è una captatio?

    ciao!

    Commento by william dollace — 25 agosto 2008 @ 13:50

  20. stava per captatio benevolentiae, una paraculata insomma.

    ciao!

    Commento by Franz Krauspenhaar — 25 agosto 2008 @ 14:28

  21. che non sia una paraculata ci credo perchè gli scrittori in
    genere sono “avari” di giudizi verso gli altri..(non) scrittori..^^

    Commento by william dollace — 25 agosto 2008 @ 16:16

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