The FK experience il sito di Franz Krauspenhaar

29 giugno 2008

Stefania Nardini su E.M.P. in Rivista d’arte Parliamone

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 08:00

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(Conosco Stefania Nardini da poco ma ho come l’impressione di conoscerla da molto tempo. Emotiva, impetuosa, grande professionista del giornalismo, cresciuta alla grande scuola del P.C.I., quando la politica aveva un senso molto preciso. La ringrazio per queste sue parole sul mio libro. FK)

PADREdi Stefania Nardini
[
È la prima autrice contemporanea tradotta in Ucraina con il suo romanzo Matrioska, Tullio Pironti editore, 2001. Giornalista, cura la pagina culturale Scritture & Pensieri del quotidiano “Il Corriere Nazionale”]

Un padre.
Sembra facile…
Ci vuole il tempo. Tanto. Affinché si riesca a ripercorrere il film. In bianco e nero. Come la vita di un padre. Un padre della nostra generazione.
Fascista, comunista, partigiano, ladro, contadino, intellettuale. Era nostro padre. Quel padre “peggiore di tutti” da amare con la “peggiore” passione, quella che non conosce mediazioni, non conosce difesa. Padre da emulare, rassomigliare, riscattare, sfidare.
Padre.
Un padre che in quella guerra stava da una parte, giusta o sbagliata, comunque stava. Padre con un “testamento” che brucia sulla pelle, nelle vene, con quel conto che non si chiude mai. Perché ha un solo nome: dolore.
E Franz Krauspenhaar ha attraversato quel dolore, mettendoci coraggio, forza, per ritrovarlo, ritrovarsi, e ritrovarlo ancora in età matura, nella stagione della grande storia.
“Era mio padre” (ed. Fazi) non è solo un libro. Ma un documento di grande umanità. In cui l’autore prende la strada del ricordo della figura paterna in un racconto che parte da un dato: Karl Krauspenhaar era tedesco nato in Italia che nella seconda guerra mondiale combatté nell’esercito della Germania. E tanto basta per immaginare quanto peso ebbe lo stare al mondo di un uomo che aveva sofferto, aveva rischiato la vita in nome delle sue regole che ne costruivano la dignità. Un padre col nome tedesco nell’Italia della ricostruzione. Il suo donare amore ai propri figli. La sua compostezza. La sua realizzazione.
Krauspenhaar ha messo la sua vita sul ring prendendo a pugni un’antica ferita. Raccontando una storia che passa dal ritratto in seppia a un oggi che si altalena tra il rimpianto e il desiderio di ritrovare un se stesso che si era smarrito in quell’amore. In quel padre. Al quale scelse di somigliare, mettendo via altri sogni, altre ambizioni. Per quel padre che lo tradi’ con la sua morte. Prematura, violenta, assurda.
“Era mio padre” è un romanzo generazionale. La rivisitazione di una vicenda personale collocata in un contesto, in un’epoca, quando noi, prossimi ai cinquantanni, eravamo ragazzi. Ragazzi che placavamo la nostra sete di conoscenza attraverso la memoria famigliare, che esplodevamo nella nostra rabbia e nella nostra felicità, con il giusto estremismo di cui è intrisa la gioventu’. Quella bella gioventu’ che ha pagato il prezzo con le lacrime, col magone, con quel sentirsi comunque fuori luogo in luoghi che sembrano non appartenerci mai.
Credo che per uno scrittore è difficile raccontarsi. Krauspenhaar l’ha fatto in una narrazione a tratti impetuosa, a tratti dolce per poi cedere di nuovo a una scrittura potente.
Una storia in cui il lettore viene trascinato dentro attraverso momenti di identificazione, ricordi comuni, riflessioni sulla perdita di una persona tanto cara quanto discussa. Un padre.
E sono grata a Franz per questo romanzo. Che rappresenta la prima pietra di una grande avventura letteraria generazionale. In cui si fa piazza pulita delle partigianerie per fare spazio a una navigazione nell’umano, in quel che eravamo e siamo. Per dire, riguardando una foto sul tavolo: “Si, era mio padre”.

(Nella foto: al centro, Stefania Nardini)

2 Comments

  1. E’ bello leggerti qui, Stefania. Tu parli di navigazione nell’umano, in quel che eravamo e siamo.
    Credo che non avresti potuto fare affermazione migliore.

    un caro saluto a te e a Franz
    jolanda

    Commento by jolanda catalano — 30 giugno 2008 @ 08:24

  2. Grazie Jolanda, un abbraccio a te
    Stefania

    Commento by stefania nardini — 30 giugno 2008 @ 12:50

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