The FK experience il sito di Franz Krauspenhaar

20 giugno 2008

Cristina Babino recensisce E.M.P. su Il sottoscritto

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 08:00

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Il Sottoscritto www.ilsottoscritto.it MAGGIO 2008 PAG.55

Questa è la storia di un uomo qualunque. Di un tedesco nato in Italia, a Sanremo, nel 1926, che cresce nell’agio di una famiglia benestante, suo padre originario di Aussig, in quei Sudeti che per primi aprirono la strada alle conquiste scellerate di Hitler, sua madre in parte tedesca, in parte francese, e in parte ligure. E’ la storia di un bambino che nel ‘32 segue i genitori, costretti a tornare ad Aussig per questioni d’affari che il padre gestisce tanto bene da allargare la piccola ditta di ferramenta a conduzione familiare fino ad ottenere importanti commesse per il Reich. E’ la storia di un ragazzo che nel 1944, appena diciottenne, viene mandato a morire per una guerra già persa sul fronte russo e che per miracolo, o semplicemente per destino, riesce a portare a casa la pelle. Intatte le ossa, ma non la mente e lo spirito: anni di sofferenze, ricordi insostenibili all’assalto come incubi diurni, ossessioni – tra tutte quella di essere circondato da mine anche nel proprio giardino – curate perfino con l’elettroshock. E’ la storia di un giovane reduce che, dopo una sconfitta totale e lacerante, si ritrova a vagare tra Austria e Germania, terre distrutte e franate sotto cumuli di macerie e cadaveri, per approdare poi di nuovo al conforto tiepido e familiare di Sanremo, dove anni dopo incontra la donna che sarà sua moglie e gli darà tre figli. E’ la storia di un uomo che riprende faticosamente in mano la sua vita, aprendo una piccola ditta grazie all’arte del commercio insegnatagli dal padre andatosene troppo presto, e che si trasferisce quindi a Milano con la sua nuova famiglia, per dare una svolta alla sua carriera, e finalmente col meritato successo, ora condiviso col maggiore dei suoi figli, che nella professione tenta di seguire le sue orme. E’ la storia di un marito e padre di famiglia che un giorno del 1989, poco dopo la tanto attesa caduta del muro di Berlino, sale su un treno per un viaggio di lavoro, e non fa più ritorno a casa. La cronaca è questa. Ma la cronologia appartiene ai registri degli storici, è refrattaria al ricordo. Il ricordo sovrappone, incrocia, scambia, sfuma, vivifica il passato. Il ricordo non appiana le cose, le complica semmai. Per questo Franz Krauspenhaar non fa regali al lettore, non fa sconti. E racconta la storia di suo padre non come andrebbe narrata, o come saremmo abituati ad ascoltarla, ma come viene ri-vissuta, ogni giorno, da lui stesso. Una bioautografia, la definisce l’autore, ed è così. Le incursioni dell’io narrante (vivente) sono così numerose da farsi quasi un intercalare, perdono la dimensione di incisi per diventare punto di vista e giustificazione ultima della scrittura, motivo fondante di un viaggio a ritroso nel tempo e nelle radici di un albero genealogico i cui rami rischiano ora di spezzarsi per mancanza d’eredi. Che la memoria della letteratura, quindi, sopravviva a quella biologica, che il lettore si faccia prossimo in linea di successione a un’eredità tanto più preziosa quanto più scomoda, e struggente, e dolorosa. Così le spire di tenebra della depressione attorte una volta intorno al padre vengono descritte attraverso quelle che si stringono oggi intorno al figlio, e attraverso quelle che già vinsero suo fratello: un rituale nero che si ripete per genetica e per somiglianza, un compagno scuro dei giorni che ritorna a cicli di stagioni e di generazioni. E i successi, i fallimenti, le debolezze e le qualità del padre rivivono negli occhi del figlio bambino, quindi ragazzo, infine adulto che porta nei suoi passi e sulle spalle tutto il peso e il senso delle colpe, vere o presunte, di chi è sopravvissuto alla morte improvvisa di una persona amata, o più di una. La narrazione è polverizzata, l’autore stesso lo dichiara apertamente: i ricordi, i passaggi di un passato che ritorna, s’alternano a voli in picchiata in un quotidiano fatto di scrittura faticosa e necessaria, di chiacchiere vis à vis o virtuali con amici letterati, di rapporti evasivi con donne più o meno irrilevanti, di una routine spesso ossessiva, di solitudine autoimposta, subita a tratti e a tratti ricercata con ostinazione, di ritualità malsane (come il guardare ogni anno, nel giorno di Ferragosto, lo stesso film, Il sorpasso, che trasfigura nel mito di celluloide il dramma ancora non risolto, e personalissimo, del suicidio del fratello), di consumo ludico e palliativo di pornografia, un uso ammesso con candore di bambino, con la schiettezza disarmante che percorre come linfa tutto il libro, che lo fa amare e temere per la sua sincerità. E sullo sfondo dei giorni, sempre, Milano. Città madre, benevola e matrigna a un tempo, ventre che accoglie o si stringe in un conato di repulsione, Milano appiccicosa d’estate e uggiosa d’inverno, Milano cordiale all’ora dell’aperitivo, al riparo nel bar preferito. Milano che segna l’esistenza in luoghi privati di dolore: la stazione ferroviaria che ricorda distacchi lancinanti e definitivi, l’ultimo saluto al padre, l’addio della donna persa e più amata. E’ un romanzo, questo, senza dubbio. Un romanzo che non si nutre di finzione, ma di realtà, di giorni vissuti e sofferti sulla propria pelle, che non ha bisogno di invenzione, che non vuole essere accattivante più di quanto vuole essere vero. Se c’è un espediente narrativo, è solo nella conclusione. Del padre di sa, fin dall’inizio, che se ne è andato. Solo nelle ultimissime pagine, però, sappiamo che è morto suicida. Un coup de theâtre che come un filo rosso lega insieme la materia di un libro altrimenti sfuggente, scomodo a qualsiasi riduzione senza fare torto in qualche modo alla sua umanissima, dolente complessità.

Cristina Babino(pubblicato su “Il sottoscritto”, maggio 2008, pag. 55)Franz Krauspenhaar, Era mio padre

(Fazi Editore, 2008)
(Immagine: Georg Grosz – Brillantenschieber)

22 Comments

  1. Caro Franz,
    grazie per aver riproposto il testo qui, e per essere arrivato fino a Macerata a presentare il tuo libro al nostro festival.. Un bacio, cri

    Commento by Cristina — 20 giugno 2008 @ 12:14

  2. Un bacio a te e un grazie per tutto, e complimenti anche per come mi hai
    presentato a Macerata!

    Franz

    Commento by Franz Krauspenhaar — 20 giugno 2008 @ 19:32

  3. Bella recensione, Cristina, brava.

    un caro saluto e un abbraccio a entrambi
    jol

    Commento by jolanda catalano — 20 giugno 2008 @ 20:09

  4. rif. alla recensione
    wow: che femmina!

    dichiarazione d’intenti
    a proposito di femmine, miss m. dv sei? non lasciarmi da sola con jo-jo!?! (heheh)
    pAce e bene!

    glossa margine

    Commento by a. — 21 giugno 2008 @ 11:19

  5. Forza miss mondo vieni ad aiutare l’amichetta che da sola non ce la fa a farmi rimbalzare!

    Franz, ma ti pare che posso stare dietro alle idiozie di a.?
    ciao
    jol

    Commento by jolanda catalano — 21 giugno 2008 @ 12:52

  6. “Oh mama mia, mama mia, mama mia let me go
    Beelzebu has a devil put aside for me, for me, for meeeeeeeee”

    ps. e dài, jo-jo, inalberati ancora un po’ che fa bene alla salute e all’ambiente. ;))

    Commento by a. — 21 giugno 2008 @ 14:34

  7. Care figliole per voi ci voglio io, oppure un bell’allevamento. La recensione della signorina Babino invece meritava altro, così come il libro di cui tratta del bravo autotrasportatore Ermanno Olmi.

    Commento by Virile Macho — 21 giugno 2008 @ 16:05

  8. basta con questa idea di falsa serietà. siamo in contesto in cui si può mescolare letteratura e gioco. del resto questa è la mia visione della vita. non sopporto i tromboni (vale anche al femm) che si sentono investiti da questa missione civilizzatrice. Rimbaud nel 1971, nella lettera a Paul Demeny, affermava che “Se i vecchi imbecilli non avessero trovato soltanto il significato falso dell’Io, non saremmo qui a dover spazzare quasi milioni di scheletri che da un tempo infinito hanno accumulato i prodotti della loro intelligenza orba proclamandosene autori.” e ancora oggi non siamo tanto lontani da tale descrizione. la persona che ha qualcosa da trsmettere non ha bisogno d’imbelletamenti, anzi sa perfettamente che persino la Scrittura non è in grado di riscattare un bel nulla. se si scrive è perché ci si arrende -fattivamente- ai propri versi(così come alla propria vita).

    Commento by a. — 21 giugno 2008 @ 18:20

  9. (magari 1971) 1871!

    Commento by a. — 21 giugno 2008 @ 18:35

  10. Commento by Virile Macho — 23 giugno 2008 @ 16:52

  11. meno male che ci sei tu (o ci fai?) macho man a tentar di convertire la mia anima dissennata…
    anzi, a pensarci bene, te e jo-jo fareste una coppia formidabile:
    la melliflua e il randellatore!!!
    buon divertimento,
    a.

    Commento by a. — 23 giugno 2008 @ 18:41

  12. Commento by Virile Macho — 23 giugno 2008 @ 21:58

  13. ahahah!!!
    dài, smettila di piangere, non fare così. immolati per tutti noi!
    vedrai che così entrarai nella loggia dei santi!
    sai jo-jo è troppo impegnata a scrivere cose serie, cazzo è una poetessa, lei, mica come me, un’impertinente-spremi-agrumi. però io sono convinta che tu sarai la nostra salvezza. la nostra salvezza.
    God bless Macho nan, ehm scusa, Man!!!
    (e qui parte la soundtrack n.1 di profondo rosso)

    aranciata a colAzione.

    ps. so di aver contribuito ad abbassare, di molto, il livello letterario del blog.
    ma trovo che nel riso ci sia più disincanto e profondità.
    gudnait

    Commento by a. — 23 giugno 2008 @ 23:18

  14. scrivo qui che a. mi ha evocato…

    (ciao a., io qui ormai ci vengo poco, o meglio leggo e fuggo, per lo stesso motivo che ti disturba… detesto gli sbracciamenti, l’opportunismo e il miele che ricopre fiele, poi una risata vi seppellirà lo scriverei ancor sui muri delle città con un pennello intinto nello sciroppo d’acero che vi si posassero sopra mosche e mosconi e scarrafoni e brulicasse di alucce ed elitre nere)

    ciao Franzi, abbi ancor pazienza
    tu presenta, presenzia e fatti recensire che vai dritto
    seguo e gioisco come zia lontana
    l’affetto di sempre è in stand by
    inoltre devo districar nodi che la letteratura in confronto è quei giochini di plastica con le tesserine dei numeri che li devii spostare con l’indice fino a metterli in ordine
    a volte bisogna lasciar i satelliti in eclisse
    goditi intanto che meriti tutto e che ti aspetta la domanda epocale sul tuo romance
    quella che nessuno ha avuto ancora il coraggio di farti
    ma non è ancor il momento

    Commento by Miss M. — 24 giugno 2008 @ 07:19

  15. eh sì, la mancanza dell’ironia della miss è un dato di fatto! la noia che mi assaliva leggendo certi commenti è stata insopportabile.

    ps. lascio alla virilia e alla jo-jo l’illusione d’innalzare livelli!

    Commento by a. — 24 giugno 2008 @ 15:02

  16. Ragazze non litigation, dai!

    Miss, che bello rileggerti proprio qui!
    Mancavi anche a me, parliamoci chiaro.
    La tua verve, la tua intelligenza… E
    anche il tuo affetto. Mi avevi viziato, cara
    Miss, l’avevo anche scritto; a un bimbo come me
    se togli il biberon o il succo di frutta di colpo
    poi succedono scompensi che nemmeno il pediatra
    più aduso può rimettere in sesto!
    Spero di rileggerti presto qui, su questo bloggone
    amato – ebbene sì – da grandi e piccini!
    un bacio e un abbraccio dal tuo
    Franz’O

    Commento by franz krauspenhaar — 24 giugno 2008 @ 18:48

  17. Dottore Krauspenhaar e io non Le mancavo???

    Commento by Pepita Margarita — 24 giugno 2008 @ 22:28

  18. Nemmeno per sogno. E stia attenta col Kentucky Fried Chicken,
    i bravi animalisti come lei possono sboccare.

    Commento by Franz Krauspenhaar — 25 giugno 2008 @ 01:08

  19. Lei uomo senz’anima, dottore, ma indubbiamente ghiotto di animelle. Al Kentucky Fried Chicken ci mandi gli amicucci suoi, che io da anni lo boicotto e mi viene il voltastomaco tritabudella solo a passarci davanti!!!

    Commento by Pepita Margarita — 25 giugno 2008 @ 01:13

  20. miss m. non so se lei si dedica alla scrittura, ma sono convinta (ho le antenne) che ha un’anima da vera Poetessa. e le assicuro che non sono la tipa da facili complimenti. spero che riesca a districare i nodi e sentirsi libera.
    buona notte,
    angelì

    Commento by a. — 25 giugno 2008 @ 02:32

  21. a. grazie, diciamo che è la scrittura che da qualche tempo si dedica a me e quella quando ti bracca ti scova dovunque e non ti da tregua. L’anima da vera Poetessa quando ti gira per casa bisogna tenerla a bada: è una tipa molto maleducata, barcolla avvolta di pepli con la Lira più cieca d’Omero e sgocciola parole dappertutto.
    ( dai che la catena umana anti “che due palle” sta funzionando…;-) )

    Commento by Miss M. — 26 giugno 2008 @ 07:51

  22. fronte-resistenza! hai presente la canzone degli ex-cccp “fedeli alla linea”… ;)))

    Commento by a. — 26 giugno 2008 @ 13:03

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