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24 febbraio 2008

Amici mai nati

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 07:00

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Dice, parli sempre di te.
E di chi devo parlare?
Io mica li conosco, gli altri,
a male parole conosco me,
e loro meno, molto meno.

Dai, prometto di scrivere di te.
E dunque mi critichi, non sei
intelligente, mi rompi, e mi stai
tra i piedi. E poi? E poi c’è
il fiume – delle parole non dette-
da persone che non conosco,
e di cui non scriverò, al pari
di quelle che conosco.
Ma quelle che non conosco
sono le più interessanti.

A volte penso agli amici mai nati.
Sono feti abortiti.
O a quelle mai conosciute,
tutte persone che vivono
nel chissà del mondo,
e che se incontrassimo
diverrebbero persone care.
Magari per il minuto di un anno,
però sai che suoni,
e che colori vivaci,
e che sigarette fumate insieme,
e le visite, soli o guidati,
tra rocce morbide.
E il cielo del Nebraska
dappertutto, anche in Europa.

Non siamo mai contenti, così dice.
Ah, la cosa ti riguarda! io dico,
riguarda anche te!
Anche tu villano hai pensato
alla sterminata umanità che brilla luci
e secerne la terra nel mondo,
e non ci guarda, e non sa chi siamo,
e milioni di persone che amiche
non lo saranno mai e poi mai.
E noi qui, inchiodati a noi stessi, e loro altrove.
E nessuno parlerà mai a nessuno.

(Immagine: Paul Delvaux – Trains du soir, 1957)

12 Comments

  1. ci hanno disposti di organi genitali per riproduzione o sesso, con un condimento di cuore, però, nessuna solitudine, nessun sconosciuto che non sia già abbracciato nella parola amore… buona giornata e virgola

    Commento by reginadelsole — 24 febbraio 2008 @ 11:02

  2. ….E noi qui,inchiodati a noi stessi,e loro altrove.
    E nessuno parlerà mai a nessuno.

    Sento questi versi scritti con le gola strozzata,un pianto che non sgorga e la consapevolezza di una
    novella Torre di Babele che ci allontana. Amicizie a senso unico oppure mai nate e non sapremo mai se
    comunicazione avrebbe potuto scioglierci dal nodo che si aggroviglia su noi stessi pronto a soffocarci.
    Ma se così è,mi chiedo il senso o il peso-abbraccio dei nostri commenti.Devo comunque ammettere che quel
    “nessuno parlerà mai a nessuno” rispecchia un’amara verità.

    Buona domenica Franz e ben ritrovato
    jolanda

    l

    Commento by jolanda catalano — 24 febbraio 2008 @ 13:28

  3. Bisogna portare il peso della nostra esistenza con leggerezza, e ponderare le gioie.

    G.

    Commento by Gena — 24 febbraio 2008 @ 17:32

  4. Grazie signore care.

    Questo è davvero un tentativo. Ci ho lavorato
    ancora poco fa, per renderla un pò più fluida.
    Mah. Comunque, ho scritto di una fantasia che
    ho da tantissimi anni; fin da piccolo ho pensato
    alle persone che non incontreremo mai, e dunque
    al caso che ci (s)governa. Chissà. O forse nulla
    arriva (o non arriva) a caso?
    Forse in questi incontri mai avvenuti vediamo meglio
    che in altre cose la finitezza estrema dell’esistenza.
    Che è sempre, appunto, parziale. Un boccone dato a caso,
    di straforo, camminando di fretta per raggiungere un posto
    che non ci convince.
    A volte.
    Baci,
    Franzwolf

    Commento by Franz Krauspenhaar — 25 febbraio 2008 @ 14:10

  5. Si corregghi quel verso a sbrodolo sciolto, dottor Kranz Franzung!

    Per il resto le auguriamo una pronta guarigione dal mal di gola.

    Vive cordialità

    Commento by Il Prosimetrolo — 26 febbraio 2008 @ 16:22

  6. Beh, ho fatto delle varianti. Domani ci torno
    sopra, Mr. Prosimetrolo.

    Commento by Franz Krauspenhaar — 26 febbraio 2008 @ 22:30

  7. cia’ bru’ sci’ del mio corazon!
    ti trascurò un po’ apposta!
    ;)

    Commento by Miss M. — 27 febbraio 2008 @ 10:11

  8. Miss M. ma sì, lo so che sono sempre nel tuo
    pensiero, modestamente…

    Prosimetrolo,
    ho cambiato un pò.
    CapUto?

    Commento by Franz Krauspenhaar — 28 febbraio 2008 @ 17:48

  9. gasp ! (come si diceva una volta nei palloni dei fumetti, esclamativo misto a malcelata ammirazione).

    Commento by cletus — 29 febbraio 2008 @ 08:09

  10. *** senti caro il mio modestamente
    io ho detto “corazon” non “pensiero”…

    nel mio cuore ancora un po’ di posto c’è
    c’è caldo e luce di candele
    come in un incubatrice per pulcini
    se ti fai spazio fra le diverse animucce eterogenee
    di quella strana compagnia di teneri musicanti
    che se la cantano e me la suonano
    appollaiati agli atrii e rannicchiati nei ventricoli
    in toboga scivolando per le arterie
    cullati dal pulsare jazz del suo moto perpetuo

    nel pensiero siamo al completo
    venduti e prenotati i posti di tutti gli scompartimenti
    occupati gli strapuntini in corridoio
    valigie e bauli di parole ostruiscono il passaggio
    versi sventolano aggrappati ai predellini
    le fioche luci vanno e vengono ad intermittenza
    la velocità non è costante
    quanto duri il viaggio di un treno nella notte chi lo sa
    e se poi fosse solo una lunghissima galleria?

    Commento by Miss M. — 29 febbraio 2008 @ 10:21

  11. Va mejo, va mejo. Vede come impara egreggio Franzung?

    ma lo sa che il Delvaux trenista ci mancava?

    Noi erimo fermi a Delvaux con le donne gambizzate e poste sopra quei tronchi morti, con quegli occhi da pesci
    eroinomani che ce fanno rivoltare il pancreas.

    Commento by Il Prosimetrolo — 29 febbraio 2008 @ 21:12

  12. Senta Prosimetrolo, possibile che non gliene
    va bene mai mezza? Ma che è, nipote di zio
    Tashtego? No, lo dica! Perchè se è parente
    del vecchio Tash allora si spieCa tutto!

    Delvaux l’era uno con le controballe. Lei guarda
    sicuramente solo Rothko come suo zio, vero?

    Ha voglia di angustiarsi l’occhio di pescetto azzurro?
    Ciao, neh?

    Commento by Franz Krauspenhaar — 29 febbraio 2008 @ 21:48

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