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9 maggio 2007

Raul, sovrano delle tenebre

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 07:00

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di Franz Krauspenhaar

Raul Montanari è, senza se e senza ma, una certezza delle nostre lettere. Un ultra quarantenne dal ragionamento acuto e dai muscoli sempre in esercizio, un insegnante di scuola di scrittura tra i più prestigiosi in Italia, un narratore passato anche attraverso l’esperienza della poesia (Cover, con Tiziano Scarpa e Aldo Nove). Un narratore che nei primi anni del decennio 90, insieme a pochi “facinorosi”, inventò il noir italiano. Lui da Milano, insieme a Pinketts ed altri, mentre da Bologna guidava un’altra importante cordata Carlo Lucarelli.

Montanari però del noir s’è fregiato, diciamo così, più che altro dell’etichetta. In questo nostro paese tanto criticato soprattutto dall’interno anche per la sua esterofilia, il nostro noir ha saputo sì inventarsi da una lontana immagine nordamericana, ma subitaneamente cambiando pelle, diventando anche altro a seconda di chi ne afferrava i topos per stravolgere tutto, per essere così davvero italiano, fin nel profondo. Montanari non è esattamente un sovvertitore, anche perché la sua letteratura non ha bisogno di strepiti avanguardistici quattro stagioni. Le sue storie sono nere perché sono fatte di vittime e carnefici, vi compare un’arma – una pistola, un coltello, le mani nude – e spesso un lago (uno dei suoi luoghi d’elezione) dove affogare col corpo ma soprattutto con l’anima.

Ecco, lo scrittore milanese è un impietoso indagatore dell’anima, e precisamente della sua parte nera, oscura, fatale. È un esistenzialista del delitto, un detective coraggioso della psiche criminale, dei recessi cattivi degli uomini spesso divenuti così loro malgrado. Uno scrittore che sa cos’è la sofferenza, la crudeltà, e la pietas. Ormai sono quindici anni che è uno dei protagonisti della scena noir e non solo. Dopo l’esordio con Il buio divora la strada, seguito dall’eccellente La perfezione, da poco ristampato per Feltrinelli, la sua carriera è proseguita con libri anche piuttosto diversi tra loro, fino al capolavoro Che cosa hai fatto (Baldini & Castoldi, 2001) a mio avviso uno dei migliori noir pubblicati in Italia, e dico noir soltanto per semplificare in quattro lettere; poiché quel libro – un pugno nello stomaco integrale, che raccomando a tutte la “anime belle” – è qualcosa che va decisamente oltre, è un informale (perché in definitiva informe) contenitore narrativo di nefandezze ed angosce, una specie di summa romanzesca di ciò che il desiderio e la colpa, il delitto, la rabbia e il dolore possono creare, come micidiali ingredienti, all’interno di un cocktail molotov ad altra concentrazione di disperazione esistenziale.
I libri seguenti non ripeteranno l’exploit, con un ripiegamento nel genere (sempre giocando la partita ad alto livello e con grande creatività) ma sostanzialmente senza fare un ulteriore e ancora possibile salto in avanti rispetto a quel magnifico romanzo di inizio millennio.

E ora, finalmente, un secondo libro di racconti: E’ di moda la morte, Giulio Perrone Editore, pagg. 127, euro 5.00, che esce nella collana “Racconti d’autore”diretta da Paolo di Paolo. La prima raccolta, l’inquietante Un bacio al mondo (Rizzoli, 1998) raccontò ai lettori che Montanari sapeva gareggiare nella forma breve come un centometrista dell’angoscia. Il frutto di venti lunghi anni di scrittura “breve” lavorata con la maniacale precisione di un miniaturista. Ci si è domandato a lungo, anni dopo, come mai non uscisse un suo secondo libro di short stories. Ecco colmato il gap, dunque. Un libro particolare, l’ultimo, che è stato “montato” – creando così non una raccolta ma un vero libro di racconti concettualmente integrabili tra loro – a partire da alcune collaborazioni dello scrittore con varie riviste e giornali nazionali. Racconti che hanno come scenario il mondo della moda, tutti ambientati a Milano, che della moda è la Grande Mela ancora fragrante.

La scrittura è sempre quella nitida, cristallina che è uno dei suoi marchi di fabbrica. Qualcosa che si muove, nella lettura, con la scorrevolezza di un tapis roulant, con sapiente dosaggio dei mezzi espressivi e del montaggio. È ovvio che Montanari deve molto non solo a una lunga tradizione letteraria – e leggendolo mi è sempre venuta in mente, nella categoria noiristi, Patricia Highsmith- ma anche a certo cinema dell’intrigo e del mistero: non si può non pensare ad Hitchcock e al Kubrick più nero. I racconti sono 10, cifra tonda.

Si parte con No way out , in cui si narra la giornata lavoro di un killer all’interno di un ambiente fashion; dentro, un certo sapore alla Bret Easton Ellis (di cui si trova in epigrafe un significativo dialogo tratto da Glamourama) . Segue uno dei più bei pezzi della collezione, La maschera e la pelle, un racconto epistolare – protagonista una donna- sul feroce tradimento del sentimento forse più nobile, l’amicizia. La verità è una specie di cortometraggio hitchcockiano sullo scambio delle identità, nel quale l’amore tradito diventa ancora il facile bersaglio di un’osservazione netta e implacabile. I lupi – l’unico racconto già uscito in un’antologia, la tedesca Europa mordet del 2004, nel quale figurava un autore per ogni nazione europea – narra di un concorso di bellezza per scrittori, e perlustra la follia di certe cose letterarie.
Blackstage racconta di un serial killer di modelle, e ha un finale agghiacciante. L’altro capo del filo parla dell’improvviso risveglio alla vita (o forse al suo contrario) di una donna a seguito della scoperta di un tradimento. Roulette russa – direi il racconto meno convincente – ha un sapore da western in un interno modaiolo. Tu mi conosci ma non sai chi sono è un altro piccolo gioiello, nel quale si racconta l’ossessione di un uomo insano di mente per una bella donna. Il Creatore svela il maledetto imbroglio di uno stilista e ha un epilogo violentissimo. La musa è una sorta di favola sulla moda – trovata credo inedita- ambientata in un lontano futuro.

I racconti, scritti dal 2001 al 2006, sono stati massicciamente riveduti per quest’uscita, a cercare i rimandi interni per farne un organismo narrativo compatto, e sempre con la cura e il rigore “teutonico” di questo autore. Era dagli anni 80, epoca d’oro della moda italiana, che non usciva un significativo libro di fiction con queste ambientazioni; dai tempi di Marco Parma e del suo Sotto il vestito niente, che i fratelli Vanzina trasformarono radicalmente, facendone un horror, comprandone in sostanza soltanto l’efficacissimo titolo.

E’ di moda la morte racconta così, in diversi modi, ma sempre con il passo breve e felino del predatore di immagini ed emozioni, delle storie di varia umanità in un preciso contesto; alcune spiccatamente noir, altre per nulla. Ma in tutte resiste, ultimissima a morire, non certo la speranza, ma la capitale domanda che per moltissimi non ha risposta e che perciò non formulo, nemmeno qui, restando fedele al mistero.

(Pubblicato su Il Domenicale – 4-05.07.)

74 Comments

  1. @véronique
    Higgins, Gli amici di Eddy Coyle.

    Commento by tashtego — 11 maggio 2007 @ 10:00

  2. @Tash
    Ora che te l’ha detto anche Angelini, ci credi ?

    Commento by Barbara — 11 maggio 2007 @ 10:02

  3. Montari sarà anche uno scrittore talentuoso come dite voi, però se davvero avesse il coraggio di esserlo fino in fondo non comparirebbe alle trasmissione tipo pomeriggio sul due, a parlare di amenità con Monguzzi, michiuzzi, come si chiama, o dalle invasioni barbariche. Praticamente come Taricone&C.

    Commento by magda — 11 maggio 2007 @ 10:18

  4. @ Barbara. Che fai, sfotti? Tu non sai chi sono io!!! Potrei spezzare le reni alla Grecia e fare di questo bivacco un parlamento:- /

    Commento by Lucio Angelini — 11 maggio 2007 @ 11:00

  5. e che palle. Ma sempre a giudicare a mettere i puntini a criticare a rompere le balle? Tutto qua? Nient’altro? Ma che è un vizio? Ma che è questa la Nostra Signora Dialettica?
    Si lo so, sto facendo lo stesso.
    Dov’è lo straccio(che pulisco)?

    Commento by m — 11 maggio 2007 @ 11:05

  6. magda, le invasioni barbariche? in che senso?

    Commento by ilse — 11 maggio 2007 @ 11:36

  7. magda, sui soldi non si sputa mai,
    e montanari fa bene ad andare in televisione – inutile che ti spieghi i motivi, giusto? – e la sua immagine di scritore di talento non credo affatto che ne risenta. hai un’idea di quanti scrittori farebbero come lui ma non vengono chiamati? e, credimi, non starebbero a farsi tante pippe – ci vado non ci vado – su cosa la gente penserebbe di loro.
    di contro, esistono scrittori che si sono rifiutati di fare quello che fa raul, ligi alla loro morale e al loro pensiero, anche se poi vivono male, ai margini di tutto, schiavi delle loro idee e delle loro preclusioni.
    pillola rossa o pillola blu, ognuno sceglie in libertà.
    nessun codice deontologico viene infranto in nessuno dei casi.
    e il talento rimane tale, anarchico o di partito che sia. e se una volta il talento portava (il più delle volte) fame, ora, vivaddio, porta soldi, e a volte proprio tanti.

    Commento by merisi — 11 maggio 2007 @ 11:58

  8. Merisi, mi sembrano osservazioni sensate, all’insegna per altro della tolleranza sulle scelte altrui.” Le invasioni barbariche” sono il programma della bignardi. Però voglio dire che in questi contesti Raul anzichè risultare come dire, un autore di qualità, risulta un elemento astruso, come dire, dopo aver sentito parlare emeriti mediocri su temi assolutamente banali come che so, il tradimento, le corna, etc etcv e poi sentire raul che parla in tono aulico o intellettuale o solo intelligente, l’effetto è che è lui a sembrare un elemento estraneo o assurdo. Paradosso della stupidità televisiva.
    Cmq io farei un effetto ancora peggiore :-)

    Commento by magda — 11 maggio 2007 @ 12:13

  9. questa è la forza della televisione, magda.
    ti consiglio gonna corta e camicetta scollata, in caso di.

    Commento by merisi — 11 maggio 2007 @ 12:32

  10. No io se vado, o faccio la scema come la Susy di turisti per caso, o faccio il maestro di vita come ….come? mi sa che non c’è…ecco invento il personaggio che non c’è

    Commento by magda — 11 maggio 2007 @ 12:35

  11. Non sono una grande esperta di televisione, soprattutto del pomeriggio di Rai2, visto anche che a quell’ora sono in ufficio; però mi sembra che fra l’Italia sul 2 e il bel programma della Bignardi ci sia una grande differenza. Se fossi uno scrittore al programma della Bignardi ci andrei strisciando, anche solo perché è molto visto da un certo giro di persone che leggono e comprano libri. In quel programma ho visto tra l’altro passare persone pregevoli, accanto naturalmente a microbi televisivi insignificanti e a politici antipatici e campioni del vuoto. Raul Montanari l’ho visto una sola volta e parlava di pesca, e hai ragione tu, parlava di pesca in un modo… come stesse parlando del senso della vita… appunto!

    Commento by ilse — 11 maggio 2007 @ 13:02

  12. io se fossi montanari dalla bignardi ci andrei. però per schiacciarle un piede, alla fine dell’intervista, sussurrandole una frase del tipo: “ehy baby, fly down please”. certe volte penso che siano meglio gli italioti del programma del pomeriggio sul due che le trasposizioni televisive dei salottini radical chic di una certa milano.

    Commento by beccalossi — 11 maggio 2007 @ 14:58

  13. @Angelini
    Lo ammetto: un pochino sì !:o)
    Spero mi perdonerai…

    Commento by Barbara — 11 maggio 2007 @ 15:05

  14. Eva di Chase,visto che è stato nominato.Tornando a prima delle barbariche invasioni credo che il noir abbia una ragion d’essere fino a che uno riesce a intravedere “l’ombra in cui terminano le cose” e a capire che “la realtà è l’eterno sottinteso”(ringraziando vincenzino Cardarelli).Quando uno perde queste sensibilità forse vuol dire che è diventato anziano,senza offesa per nessuno(certo,era molto più interessante la tesi per cui uno comincia ad invecchiare quando,inginocchiandosi per legarsi i lacci delle scarpe,pensa a quante altre cose buone potrebbe fare in quella postura)

    Commento by diamonds — 11 maggio 2007 @ 15:41

  15. La verità ha natura umbratile, diceva il nolano.
    La Bignardi non si prenda meriti che non ha, perchè oltre ad essere carina, piacevole, educata, diciamo che gode di un’ottima redazione sempre molto informata e preparata. del resto a Tronchetti mica mancano i mezzi d’informazione, se ci ricordiamo bene. Adesso c’è la Ilaria d’Amico. All’A7 piacciono queste donne rassicuranti, belle preparate, liceate, più intelligenti delle veline ma meno incisive della Palombelli. Le donne diafano, le donne trasparenti che tutti vorrebbero sposare. diciamo che le segretarie hanno fatto carriera.

    Commento by magda — 11 maggio 2007 @ 17:27

  16. Veramente anche l’infedele è così…domende preparate, repertorio scontato, contenitore pressochè tautologico. Cioè sono format più o meno tutti simili, su modello del talk show, che potrebbe condurre chiunque, visto l’impersonalità e la non rilevanza degli argomenti.
    Ma benchè non mi dispiaccia per esempio la Armeni, Giuliano Ferrara ieri sera ha toccato il livello più basso di dignità giornalistica attaccando il maniera bieca e deviata il neuropsichiatra riguardo il caso- tormentone di pedofilia.
    per me il programma più bello della rai è la prova del cuoco :-) ma Minoli dov’è finito?

    Commento by magda — 11 maggio 2007 @ 17:36

  17. “La verità ha natura umbratile, diceva il nolano.”
    immagino ti riferisca allo storico boss camorrista chiamato Pascalone ‘e Nola.
    ieri sera Ferrara, è vero, toccò, è vero, il livello che tu indichi con Cancrini aiutato da la stupida e a lui sottomessa Armeni Rosanna se-dicente rifondarola che avrebbe ogni buona ragione per vergognarsi di esistere e invece no, non si vergogna e continua a ridere e a mostrare, soggiogata, il dente fesso, gli occhi da sogliola limanda, mentre regge lo strascico del ciccione che si lavora la preda attirata nella rete della sua trasmissione: spettacolo terribile di abiezione umana, politica, sessuale.

    Commento by tashtego — 11 maggio 2007 @ 18:05

  18. @ Barbara. Ma sì, ti perdono. Con voi sciocchine bisogna avere pazienza.

    Commento by Lucio Angelini — 11 maggio 2007 @ 18:50

  19. @tashtego
    Ma che dici? Hai una scrittura STRAORDINARIA. Punto.
    Quando avrò finito il tuo libro magari mi esprimerò in un modo più articolato.

    Commento by Nicolò La Rocca — 11 maggio 2007 @ 20:27

  20. possiamo sempre chiedere ll’interdizione di Ferrara e affini, tipo l’Emilio di cui il cognome è tutto un programma, dall’ordine dei giornalisti.

    Commento by magda — 12 maggio 2007 @ 11:34

  21. @Angelini
    Oddio, che emozione !
    Mi hai dato di sciocchina..mò me lo segno (come diceva il mitico Troisi)..:o)
    Lucio, però da un signore come te, passare subito a questi epitetucci…mah…
    Chiudo qui la super sterile polemicuccia.
    Bye.

    Commento by Barbara — 12 maggio 2007 @ 11:34

  22. La descrizione di tashtego della Armeni è fantastica!

    Commento by Luminamenti — 12 maggio 2007 @ 19:19

  23. dipende sempre dai punti di vista!

    Commento by Guajira — 12 maggio 2007 @ 19:39

  24. Ciccione, sogliola, patentini di vera rifondarola. Tashtego è sempre una sicurezza. Ma nonostante la sua “scrittura straordinaria” il libro non si schioda, non entra in classifica. Quindi perché rodersi tanto il fegato?

    Commento by The O.C. — 13 maggio 2007 @ 10:13

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