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9 aprile 2007

Milano ti ama

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 12:00

kae-in-milano-centrale.jpg

di Franz Krauspenhaar

Sono qui, nato e cresciuto nel noord, più o meno a sud del vero nord. In un punto imprecisato. Milano è imprecisabile. Non so nemmeno lontanamente dove davvero si trovi. Potrebbe essere Calcutta ad agosto, Londra d’inverno, e le poche volte che qui c’è vento potrebbe essere Bruxelles prima della solita pioggia belga da paese piatto. Da qualche parte sempre imprecisata, girando per il centro o anche imbastendo la tua via per le periferie, Milano sfuma, senza che tu te ne accorga, in un acquerello triste come un murale messicano notturno al quale certi soliti ignoti hanno tolto i colori caldi. Tonalità di grigio, circoli, spirali di grigio luminescente. Poche le vere luci, la notte, quasi tutte fioche, e le strade che si svuotano presto, e i tram che svicolano ciabattando su ferro a bassa temperatura, e snodi di mani, rasoi di passi, tacchi che secchi rotolano su pavimenti mobili, cigolare di biciclette astute con le auto, che a loro volta piegano a destra o a sinistra verso un chissà chi e un chissà cosa.
Milano è una puttana discreta. Non lo fa per la strada, lungo i viali e sulle vie ci transita, anzi si fa transitare in lungo e in largo. Milano è una puttana discreta che all’occorrenza riceve in casa tra la cocaina dei depressi che si deprimono ancora di più ad essere talvolta un po’ giù di corda, poveri diavoli, poveri loro.
Nelle parole della gente dei locali discretamente baluginanti dei Navigli questa città ha in parte perso lungo gli anni della crisi – da Tangentopoli in poi- il gusto della battuta alticcia e il gonfio brusio allegrone del dialetto locale. Però molti milanesi restano più fanfaroni e battutisti di quel che si pensa da fuori; sanno scherzare in un modo che a volte non ti aspetti, non raramente si tratta di veloci rasoiate dispettose, ma non ti fanno quasi mai male. Il vero milanese è generoso, quella del coeur in man non è una diceria autoprodotta da un cacciar balle vanaglorioso, è qualcosa che senti con una certa nettezza – sempre se lo vuoi sentire- quando chiedi un’informazione e questa ti viene data con tutti i particolari, quando qualcuno ti fa passare avanti con un sorriso gentile, quando in una certa tristezza sai leggere una profondità di campo che ti spinge verso sogni pieni di senso.
Lungo i Navigli, camminandoci a passo felpato come a voler braccare, da cacciatore di sensazioni, la preda dei tuoi ricordi, pensi a volte agli anni 80 deglutiti per sempre, spezzettati da fiumane caracollanti qui e ora di ragazzi in camicia bianco- entusiastico, di donzelle sculettanti a falcata doppia per voglia di vivere e bramosia dell’estate, da esposte birre lisce e cioè senza schiuma – e questa stupida mancanza è una delle poche assurdità che a Milano non perdonerò mai.
E’ una giostra un po’ più lenta, adesso, quella di questo passeggio interminabile.
Pagale! Mi disse un cinese, ridendo, una volta. Pagai. Glazie, disse lui. Plego, risposi io, milanese che sa adattarsi ai nuovi venuti.
Il cinese stava dalle parti dello stadio di San Siro, in un ristorante di sua proprietà vicino allo stadio: Trapattoni/ Mattheaus/ Ronaldo, gol. Una folla invisibile urla di gioia assurda, il rombo di questa grancassa di gola è come un tuono di Zeus che spezza in tronconi molli l’aria del mio quartiere per metà periferico. Nessuno ci fa caso, la Scala del calcio, la Mecca di troppi lavoratori precari, anche qui, ( e perché qui no?) e il polmone economico non è più tale, tossisce, sputa, o perlomeno respira da anni con molta più fatica di un tempo.
Fiumane di stranieri tra loro sempre più diversi, ogni anno che passa. Facce spesso scure spesso sorridenti, denti bianchi spiegati in sorrisi antichissimi e leggeri come la purezza che non può svanire se con la vera purezza si sta trattando. I peruviani sbronzi sul metrò che prendono a pacche sulla schiena altri peruviani sbronzi. Le mogli peruviane dei peruviani ridono dei loro mariti peruviani sbronzi e anche a me viene da ridere ma non so perché, l’importante non è sapere, l’importante è ridere soprattutto di noi stessi anche o soprattutto al cospetto degli altri.
Milano sa essere buona, sorridente e gentile con chi umilmente prova ad affrontarla a mani piene di voglia di comprenderla anche senza capirla. Forse questa città è una prova universale. Devi superarla, andare nel senso contrario rispetto alla fiumana degli umani che sembrano disumani soprattutto per via dell’ umanissima fretta che li abbindola. Una fretta però laconica. Dovuta forse a un bisogno di essere puntuali anche quando questo bisogno è solo un umano riflesso condizionato, un corrugamento del pensiero da umano cane di Pavlov sciolto, e gli impegni imprescindibili sono spesso degli alibi costruiti con cura per non pensare a fondo. Vai umilmente in controtendenza, se vuoi respirare meglio; salmone per puro spirito di sopravvivenza, nuoti controcorrente come il barcarolo romano, ma qui sei in un fiume in piena che non si vede ma si avverte nello svolgersi incrinato dalle ondate rifrangenti del traffico.
E’ più che possibile integrarsi in questa città conservando il proprio spirito veramente intatto, la propria fierezza d’origine denominata nel tuo intimo, nel tuo selvaggio cuore bandito di dove diavolo sei nato e hai vissuto fino a quando hai incontrato Milano, la puttana discreta, e ti sei fermato tutta la notte per rimanere nel suo letto, che la mattina viene da lei rifatto con lenzuola sempre nuove, perché i clienti sono sempre tanti.
Allora ci sei, allora sei già milanese anche se qui ci sei venuto per la prima volta soltanto un mese fa.
Milano sa essere buona, sorridente e gentile: e lo sa essere con chi ammette dentro e fuori di sé che questa città ha un’anima multitudinaria, che non è riassumibile, che se provi ad esprimerla in un concetto rischi di fare la figura del presuntuoso incosciente, che è camaleontica, che è spietata, spesso, con chi s’è fissato a vederla soltanto come tale. Una città cattivissima con i pedoni – ché spesso i piloti da teatrino accelerano proprio mentre stai attraversando la strada, anche qui per un riflesso condizionato che non ha spiegazione logica, o forse solo perché gli assassini a volte sono proprio i nostri gentilissimi vicini di casa; buonissima invece con chi prova a entrare in certi bar spesso da habitués per provare a parlare con un sorriso vero con la gente di qui, che è gente per la maggior parte fatta delle origini più disparate, che è gente di Calcutta, di Londra, di Bruxelles, di dove, dove non so, ma si, di dappertutto e di nessuna parte, Europa come minimo, Pianeta Terra senz’altro, Universo al cento per cento.
Milano è una prova. Se il timido ha qualche probabilità di venir fuori totalmente e definitivamente dalla sua impasse caratteriale qui davvero può farcela, e se ce la fa vuol dire che senza saperlo aveva proprio la stoffa, ora cucita perfettamente addosso al suo abito mentale, dell’estroverso. Non sapeva di poter vincere, tutto qui; e a Milano ne ha la prova provata, ha potuto lottare e vincersi, e da questo momento essere estroverso in qualsiasi altra parte del mondo sarà per l’ex timido una semplice passeggiata sotto un sole che è la luce del mondo, da qualsiasi parte questo mondo provenga.
Cattolica dal Duomo in giù e calvinista negli uffici che contano. Denaro che non si vede ma si sente sgorgare asmatico dagli scappamenti di certe Porsche morbidamente rombanti, ed enormi come cassapanche semoventi da 250 km /h, e nere come i corvi del malessere di Van Gogh all’ultimo quadro mobile della sua ultima stazione del delirio.
La metropolitana in discreto disordine, zeppa di gente stanca dal lavurà, e sicuramente anche d’altro che non dice. Pochi parlano, pochi altri parlottano. Fuori, i clacson urlano ricorrente nevropatia, mentre la gente tace, o parla con la sordina; non la senti, devi tendere l’orecchio alzando il volume al tuo stereo interno in quasi costante fruscio di sottofondo. La mia Milano in tanti momenti è una città-film con la colonna sonora del rumore ma senza dialoghi.
Un città amabile se c’è l’amore, come dappertutto. Se hai voglia di intristirti per tante ragioni tutte condivisibili, qui non c’è problema, puoi morire da solo senza un battito di ciglia che ti sfiori lo sguardo. Se hai voglia di essere allegro c’è qualche problema, si, ma di piccolo cabotaggio; tutto si può risolvere: Milano sa aspettare, ha pazienza, sa soffrire con dignità, soprattutto sa accogliere senza che tu te ne accorga, e allora certuni che a Milano hanno messo radici pensano superficialmente che qui ce l’hanno fatta da soli contro tutti, ma si sbagliano. Sai che ce la puoi fare, qui, se lo vuoi veramente, se qualcosa di veramente bello hai voluto intravedere in questa città dipinta con la fretta di un pittore distratto da chi non la conosce o non la vuole conoscere per un pregiudizio che è saggia verità, finché questa saggia verità si trasforma nella sua ancora più saggia sconfessione, e allora tutto ti può apparire del tutto diverso, sai che Milano ti può dare tanto, ti può dare persino tutto.
Milano la puttana discreta ti fagocita lentamente mordendoti i nervi del collo come un vampiro pieno di premure e si nutre della tua fretta di arrivare – se non altro a capire-, e del tuo marasma interiore, che è soltanto una delle tante espressioni della tua brama di vivere, e della tua fame di cielo.
Milano è come una donna che ti ama ma non te lo dice.

(Maggio 2006 – in un momento difficile)

76 Comments

  1. Napule è mille culure
    Napule è mille paure
    Napule è a voce de’ criature
    che saglie chianu chianu
    e tu sai ca nun si sulo.

    Napule è nu sole amaro
    Napule è addore ‘e mare
    Napule è ‘na carta sporca
    e nisciuno se ne importa
    e ognuno aspetta a’ ciorta.

    Napule è ‘na cammenata
    inte viche miezo all’ato
    Napule è tutto ‘nu suonno
    e ‘a sape tutt’ o’ munno
    ma nun sanno ‘a verità.

    Napule è mille culure
    (Napule è mille paure)
    Napule è ‘nu sole amaro
    (Napule è addore e’ mare)
    Napule è ‘na carta sporca
    (e nisciuno se ne importa)
    Napule è ‘na camminata
    (inte viche miezo all’ato)
    Napule è tutto nu suonno
    (e a’ sape tutti o’ munno)

    Commento by funiculì funiculà — 10 aprile 2007 @ 14:44

  2. Perché proprio in Argentina? O____o

    Commento by Giuseppe Iannozzi — 10 aprile 2007 @ 15:05

  3. Napoli è bbbona
    coma a mamma sua…

    Commento by Assunta — 10 aprile 2007 @ 15:14

  4. Binaghi, questa è una “minaccia”:

    se scopro che anche tu, com’è (mal)costume ormai diffuso, apri un blog per tenerci aggiornati sui “progressi” del tuo nuovo romanzo, sui kili & centimetri che eventualmente avrai messo su, sulla tensione e gli spasmi della creazione, sulle scopate a cui hai rinunciato per seguire passo passo la tua creatura – ebbene, caro:

    non una copia del libro metterà mai piede nella mia libreria. E, di conseguenza, nella mia biblioteca.

    Scrittore avvisato…

    Commento by Fiorello M. Annoia — 10 aprile 2007 @ 15:34

  5. Ante – posto che TUTTO lo scritto (per me!) è “diario” dell’esistere/del percepire/del vissuto e dello status di uno scrittore…

    Franz, ho amato molto l’immagine del Vampiro (che è Vampiro e non Zecca – con tutte le implicazioni della scelta): un eterno gioco di morsi (dati e avuti), carne, anima e sangue.

    “Un città amabile se c’è l’amore”: la chiave che è volta – il cielo (che si tinge, a seconda…).

    Pur tanti ( e quanti!), continuano a voler rovinar/rovinarsi una giornata di sole, puntando il dito sul centimetro quadrato di foschia…
    E intanto il sole splende!

    BE your beam, Franz!
    SHINE & SHOUT!

    Chiara

    Commento by Chiara Daino — 10 aprile 2007 @ 16:26

  6. @Fiorello
    Oibò, chi è costui di cui lei parla?
    Il bloggaro narciso, perfino più di tutti questi?
    Mi dica, mi dica, che ci faccio il taglio scolpito, ci faccio.

    Commento by il barbiere — 10 aprile 2007 @ 16:48

  7. Barby, tesoro, se fai un giretto in rete, di “costui” ne trovi parecchi. Ma forse è meglio di no. Perché mi sa che, se capiti in un certo posto, più che fargli il taglio scolpito, ti viene voglia di “incidere” molto più a fondo.

    Capìta l’anti – phòna?

    Credo, comunque, che col Binaghi, da questo punto di vista, andiamo sul sicuro. Lui ci tiene molto a che i suoi libri siano esposti nelle mie vetrine.

    Commento by Fiorello M. Annoia — 10 aprile 2007 @ 17:07

  8. Scusate i riferimenti alle mie cose, palesemente OT in questo thread, era solo per rispondere a Iannozzi.

    Commento by valter binaghi — 10 aprile 2007 @ 17:52

  9. Non preoccuparti, Binaghi, noi ti vogliamo bene lo stesso, soprattutto se continui a scrivere libri come l’ultimo. E poi, non te ne sei accorto? Ormai nella riserva indiana è rimasta solo la tribù degli OT.

    Comunque, non hai detto niente riguardo alla mia minaccia. Lo stai per caso aprendo, il blog?

    Commento by Fiorello M. Annoia — 10 aprile 2007 @ 18:51

  10. P. S. di un O. T.

    E poi, rispondere a Iannozzi, non dimenticarlo mai, è sempre “cosa buona e giusta”.

    Commento by Fiorello M. Annoia — 10 aprile 2007 @ 18:53

  11. Commento by zigeunerschnitzel = (fk) = :-) — 10 aprile 2007 @ 21:15

  12. non so fare le equazioni!

    Commento by Zita — 10 aprile 2007 @ 21:38

  13. Però devo dire che quel “:-)” a me mi piace. Anche Riccardo. Secondo me sono intimi, cioè fratelli o giù di lì. ^___*

    Commento by Giuseppe Iannozzi — 10 aprile 2007 @ 22:28

  14. Gran bel pezzo. Caro Franz, su Milano hai visto tutto. Sentito tutto e respirato tutto. Puttana generosa con chi osa amarla.

    Commento by Franz — 10 aprile 2007 @ 22:57

  15. Iannox a furia di vedere anche quello che non c’è diventerai strabico!

    Commento by riccardo ferrazzi — 10 aprile 2007 @ 23:05

  16. Franz? Un mio omonimo? Bene! E grazie! (Ma vacci piano con l’understatement, eh?)
    Ringrazio Riccardone “Richard Wagner” Ferrazzi, milanesone doc, uno scrittore che conosce bene, anche, una certa aria malinconica di Milano.
    E un caro saluto a Beccalossi, che ha scritto secondo me cose giuste; a proposito, la Milano dei palazzi patrizi è stata descritta benissimo, per esempio, da Gianni Biondillo, soprattutto nel suo primo romanzo, “Per cosa si uccide”. In contrasto con la Milano dell’estrema periferia, quella quartoggiarese.
    Un abbraccio a Effeffe, poeta performer, attore dei propri scritti.
    Uno a Fiorello “La Guardia” Mannoia, dietro cui si cela un poeta di valore assoluto.
    Un abbraccione al mio nuovo fratellone Valter Binaghi.
    Una forte stretta a Chiara Daino (“bella, salda, forte, calda, nome kiaro d’animale raro”).
    Un grazie di kuore alla dolce Ophelia.
    Un ciao ciao con la manina a Iannozzi…

    Commento by zigeunerschnitzel = (fk) = :-) — 10 aprile 2007 @ 23:45

  17. Astigmatico, vorrai dire, cioè volete dire. :-)

    Ciao a Tutt* con la manina e il fazzolettino bianco. ^___*

    Commento by Giuseppe Iannozzi — 11 aprile 2007 @ 08:11

  18. Deamicisiano.

    Commento by The O.C. — 11 aprile 2007 @ 12:00

  19. Sì, ma con un tocco di Dickens però. Eh. Oh ragazzi, (mi riferisco soprattutto a Roberto Santoro The O.C.) se dovete fare una critica letteraria fatela seria. No?
    :-)

    Commento by fk — 11 aprile 2007 @ 20:14

  20. ….a patto che fai il serio anche tu, F.K.!!!
    ;-))

    Commento by carla bariffi — 11 aprile 2007 @ 20:46

  21. Io sono sempre serio, cara Carlita. E mi fa specie che tu finga di non saperlo…

    Commento by fk — 11 aprile 2007 @ 23:08

  22. fk…
    carlita mi piace assai,
    e poi…
    ho sempre saputo che sei un duroserio con la D maiuscola!
    ;-)

    Commento by carla bariffi — 12 aprile 2007 @ 08:26

  23. “Milano è cemento, quello brutto, littorio: dovunque posi lo sguardo solo cemento grigio, palazzi alti, sembrano loculi l’uno sull’altro. Ti dà proprio l’impressione d’un lager-città. Mi spiace: ma città più brutta non ho mai visto.”

    A me invece spiace comunicare all’autore del qui sopra commento che Milano, di littorio, ha poco e niente. Che non sia la più bella città del mondo è sicuro, ma che sia la più brutta, bè, mi fa pensare che l’amico qui sopra abbia viaggiato pochino e si sia fermato a Venezia, Firenze, Siena, Roma e via così. C’è da dire, poi, che Milano ha la sfiga, pardon, la sfortuna, di essere in Italia e quindi circondata da città straordinariamente belle. Ma se si va in Germania, in Centramerica, in Asia, in Inghilterra, in Francia, ha idea, il nostro amico qui sopra, di quanti rutti di città troverebbe? Temo di no.
    Poi, altra cosa per l’amico qui sopra, che conosce Milano con la logica del “turista giapponese in pulmino”. Milano non è tutta dove la vedi, purtroppo, e lì sta il suo limite. Devi aver voglia di viverla. Non è una città da cartolina e tanti saluti. Milano è dentro i giardini. E’ fermento notturno, il quartiere Isola, le luci gialle di un tram che sferraglia alle sei di mattina, via Venti settembre in un pomeriggio di sole, i graffiti multicolori sul muro di una casa in rovina, installazioni audio video in un capannone abbandonato, trattorie di cui non leggerai recensioni sul Corriere, un parco vietato ai maggiori di dodici anni, un barbiere che lavora ancora al Diurno Venezia (sai cos’è?), architettura e design al servizio del loisir (certo, anche questo è Milano, e allora?), la verticale di quel regista afghano che magari a te non interessa ma, se ti interessa, a Frittole o a Negrar (e anche a Verona) non la trovi sicuro.
    Milano non è una città per pensionati. E non credere, io non amo Milano. Vado a tratti. La amo. E la odio. Ma quando sento qualcuno che ne parla in modo superficiale e pressapochista mi infastidisco perchè sono i soliti, triti luoghi comuni. E i palazzi grigi a Milano, e Italia pizza mafia e mandolino. Che noia.
    Il pezzo di Franz, invece: emotivo, duro ma smuove, si sente che è scritto in un momento difficile.
    E all’amico qui sopra che lo definisce una pagina diaristica dico, quella spocchia da critico de noantri, lasciala a Torino (che non è poi ‘sta cosa). Anche a me piace Tolkien, ma il mondo, grazie a dio, non deve essere per forza a misura di hobbit.

    Commento by Robin Mood — 12 aprile 2007 @ 10:40

  24. Viva la Cina e le bandiere rosse.
    Faro delle Democrazia esportata a casa mia.

    Commento by The O.C. — 13 aprile 2007 @ 09:54

  25. beccalossi critico letterario mi mancava. e beniamino placido calciatore, allora? e iannozzi essere pensante?

    Commento by sitting targets — 22 aprile 2007 @ 15:20

  26. […] (Il precedente, Milano ti ama, postato in aprile, è qui: http://www.nazioneindiana.com/2007/04/09/milano-ti-ama/#comments) […]

    Pingback by Milano non mi ama | Nazione Indiana — 11 giugno 2007 @ 15:55

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