The FK experience il sito di Franz Krauspenhaar

4 aprile 2007

Ribelli a scoppio ritardato

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 07:00

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di Franz Krauspenhaar

Sandro detto Silver ha una convivente molto più giovane di lui che lo convince a dare una festa per il suo 50mo compleanno. Una festa mobile con una corrida umana che finirà, come per tutte le corride, in maniera violenta. (Camere e stanze).


Alessandro conosce un tizio che dice di essere suo amico da anni e che si rivelerà molto diverso dall’affabile personaggio che si era presentato a lui all’inizio; il tutto accade in una località balneare coperta da pioggia e fango in mezzo a un’aria d’insieme vagamente surreale. ( Happy hour).
Egidio è “intendente al governatorato”, e dopo una riunione drammatica con alcuni colleghi si rende conto di non aver mai capito nulla e di essere fuori dai giochi delle tangenti.(Vivi nascosto).
Un pittore di poco successo viene convinto dal suo gallerista a creare un’installazione e questa diventa per lui un’ossessione totalizzante. (Il match).
Un mite avvocato napoletano viene inseguito da un guappo che vuole derubarlo e ha una reazione a sorpresa. (Farsi un Rolex)
Un manager alla frutta si mette a dipingere tele tutte uguali di un rosso particolare mentre medita il suicidio, lontano da tutto e da tutti. (Rosso Mafai).
Carlo, un manager di successo, decide di tatuarsi la faccia e questo sarà inevitabilmente un atto che porterà con sé delle amare conseguenze. (Uno bravo).
Questa la estrema sintesi dei racconti contenuti in “Dove credi di andare”, di Francesco Pecoraro, Mondadori, pagg.197, euro 16,00. Racconti con protagonisti assoluti uomini di circa 50 anni, professionisti più o meno affermati. Uomini che provano la crisi, il rigetto, la stanchezza, anche la ribellione tardiva. Ecco, quello che in primis m’è saltato agli occhi leggendo questi racconti è che quasi tutti questi uomini non più giovani e comunque benestanti e di livello culturale alto sono dei ribelli a scoppio ritardato. Gente che s’è accorta davvero troppo tardi di aver macinato la vita inseguendo trappole ingranate dal sistema (quello del lavoro, della società, del consumo, dello status symbol, della famiglia, del tempo libero, della carriera); e dopo averlo scoperto, come in un risveglio improvviso da un incubo notturno, tentano spesso l’ultimo guizzo, l’ultimo colpo di reni, cercano una svolta secca e definitiva. L’uomo di successo che comincia lentamente a farsi tatuare la faccia da maori (visibile in primo piano nella bella copertina) è il simbolo marchiato su pelle di un tentativo di farsi altro restando se stessi. Il tentativo di questi uomini abili e arruolati non è quello, in definitiva fin troppo facile, di coloro che prendono un cargo battente bandiera panamense o che emigrano alle Maldive coi soldi della liquidazione giocando il triste gioco dei Robinson Crusoe all inclusive. No, per niente: questi uomini non sanno dove andare (nonostante il titolo del libro), nel senso che possono pure restare al loro posto; ma è dall’interno (dalla pelle, come nel caso del personaggio di Uno bravo) che vogliono cambiare, ma purtroppo è tardi, sempre troppo tardi, tragicamente tardi.

Il primo racconto, Camere e stanze, è il più lungo; quasi un romanzo breve nel quale gusti, idiosincrasie, odi e amori del protagonista alle prese con la corrida festaiola vengono sviscerati da Pecoraro con grande attenzione al particolare; e c’è anche il sottile disagio che il personaggio prova nel vivere con una donna molto più giovane di lui, un disagio che è compensato solo da un ritrovato appetito sessuale che la ragazza gli ha regalato col suo essere, a modo suo, al suo fianco. Negli altri, si segnalano come particolarmente riusciti l’ultimo, di cui ho appena parlato, che ha un finale d’una amarezza quasi sconvolgente; e in mezzo, tra il primo e l’ultimo, spiccano a mio avviso Vivi nascosto, soprattutto per la qualità dei dialoghi, e Il match, nel quale è dipinta molto bene l’ossessione a perdita di tutto d’un’artista. In ogni caso, per tutti i racconti – che compongono non una raccolta ma una serie di episodi che possono essere legati tra loro concettualmente, anche se i personaggi sono totalmente estranei uno all’altro – (ma è anche questa una cosa notevole, perché comunque il mondo di Pecoraro è uno solo, e non ci si sfugge) mi pare di poter dire che c’è sempre qualità, attenzione al particolare, acutezza di sguardo e di visione, sano cinismo.

Pecoraro è un architetto romano di 60 anni al suo primo libro. In un’epoca nella quale si esordisce da adolescenti come tante Lara Cardella o addirittura Shirley Temple delle lettere, sapere che un uomo non più giovane esordisce con Mondadori con un libro di racconti di questo livello non può che essere di conforto per chi crede ancora, nonostante tutto, nel valore della letteratura. La letteratura ha bisogno – alla faccia del mass market – di tempo, di sedimentazione lenta e puntuale e paziente, di pensiero. E Pecoraro un suo pensiero rilevante sulla vita ce l’ha; uno scrittore vero un pensiero rilevante ce lo deve avere per forza, e allora, dico io, che cos’è la letteratura se non l’espressione artistica di un pensiero rilevante sulla vita, di una vera rilevante visione? E per arrivare a questo ci vogliono spesso anni e anni, bisogna essere andati a combattere sulla “strada”, bisogna aver vissuto sul serio. Pecoraro parla di ciò che meglio sa, è evidente. Il mondo dei professionisti si capisce che lo conosce molto bene, che lo ha vissuto e lo vive dall’interno, che lo fuma, lo beve, lo mangia, lo smaltisce. I ritratti di questi signori così sperduti a galleggiare facendo spesso il morto, in un quotidiano nel quale non si ritrovano più al centro delle coordinate di loro stessi, gli sono veramente venuti col pennello fine, come per un pittore della Nuova Oggettività tedesca. Sembra di vedere, leggendo, certi personaggi dipinti da Dix e da Schad; gente della finanza, impettita e con la grisaglia d’ordinanza, ma nella quale il pittore ha lasciato intravedere, da un barlume inquietante e inquieto fissato negli occhi, una profonda fragilità. Ecco, Dove credi di andare (titolo quanto mai azzeccato) è anche la storia di diverse fragilità, di professionisti allo sbaraglio (molto più interessanti dei dilettanti), di uomini nudi di fronte al loro passato. Un certo numero di lettori potrà rispecchiarsi in questi uomini voraginosamente soli, qualcuno potrà riconoscere un conoscente, un capo, un vicino di casa; ma non c’è comunque – e qui ritorno alla pittura tedesca degli anni 20 – il realismo o il neorealismo di cui è stata rilevata da molti una certa piattezza; quella di Pecoraro è una ricerca letteraria solida che si fa solida pratica e che va oltre tutte le apparenze, perché la sua penna sfreccia, con una prosa spesso cruda e inelegante come la vita – con tutta la sua durezza ma sempre con la massima proprietà e raffinatezza di sguardo – oltre le apparenze, spesso entrando direttamente nei pensieri; in buona parte dei racconti, infatti, il corsivo registra il monologo interiore spezzettato e angosciato del protagonista, a intervallarsi con ottimo incastro nella narrazione, che sia in terza o in prima persona. E poi i magnifici finali, spesso anticipati, come colpi d’incontro a sorprendere lo sparring partner-lettore per fargli ancora più male, sempre amari ma pieni di forza, di disperata vitalità, avrebbe detto qualcuno.
Un esordio più che lusinghiero, dunque, per uno scrittore che ha messo insieme un romanzo di racconti in una sequenza molto ben costruita. Lo attendiamo fin d’ora per nuove prove.

(Pubblicato su “Stilos” – 03.04.2007)

72 Comments

  1. @Mario Ardenti
    Bella riflessione che mi trova d’accordo.
    Non so se lo è anche Tash, ma così, a pelle, direi di sì.

    Ed ora, siore e siori, passo in short e maglietta, ancheggiando e tenendo bene in alto il cartello con il numero ‘9’ (del round, s’intende…:o) e mi guarderò il resto del match..

    Perchè appunto, nel ‘contorno’ è scoppiata anche la immancabile rissa, oh yeah !:o)

    (si fa per scherzare, eh ??? come direbbe Benigni…
    chè sennò……..)

    Commento by Barbara — 5 aprile 2007 @ 13:39

  2. E che diavolo!
    Ho scritto di brutto, volevo dire:
    e pure io ne ho provata!
    Scusatemi.

    MarioB.

    Commento by MarioB. — 5 aprile 2007 @ 13:45

  3. Ciao Tash…
    non ho letto il libro, per il quale ti faccio i miei migliori auguri, perchè comunque l’averlo pubblicato è un traguardo raggiunto, e non è poco…
    L’unica cosa che mi disturba lo sai qual’è?
    La faccia tatuata in copertina!

    Commento by carla bariffi — 5 aprile 2007 @ 14:14

  4. Oddio! Scopro solo ora, grazie ai miei informatori segreti, la dichiarazione di Tashtego: “Il post denominato Spot, concernente il mio libro (Francesco Pecoraro, Dove credi di andare, Mondadori 2007, 16.50 euro), non è più visibile. Né commentabile. Nell’ultimo mese ho capito un po’ di cose. Tra queste c’è che il contatto autore – lettore è bene sia inesistente o ridotto al minimo. Così come è sbagliato apporre la foto dell’autore nel risvolto di copertina di un libro. Il libro è in libreria. Chi vuole se lo compra e se lo legge: quello che eventualmente ne può pensare non è nell’interesse immediato di chi l’ha scritto. Saluto gli anonimi gentil-uomini/donne che mi hanno prestato la loro attenzione. ”

    Avessi saputo che Pecoraro era Tashtego, sarei già corso in libreria. Adoro Tashtego.
    Provvedo nel pomeriggio. Per Krauspenhaar, invece, aspetto ancora un po’ (che si sgonfi):- )

    Commento by Lucio Angelini — 5 aprile 2007 @ 14:26

  5. meglio tardi che mai, Angelino!

    Commento by carla bariffi — 5 aprile 2007 @ 14:31

  6. Vabbè, allora dopo il libro di Binaghi tocca comprare pure questo. Feltrinelli al Ponte di Tappia ( NA ) ringrazia. Però se è bello come quello di Binaghi sono soldi ben spesi.

    Commento by bruno esposito — 5 aprile 2007 @ 17:50

  7. Se a qualcuno interessa, la mia recensione è qui

    Commento by CalMa — 5 aprile 2007 @ 17:51

  8. sinceramente non ho capito uno fava di recenzione di calma. ma non è che si deve fare capire di cosa parla il libro ne le recenzioni? o in italia è diverso?

    Commento by principe minkin — 5 aprile 2007 @ 18:48

  9. Ok. L’ho preso.

    Fiorella M. Annoia: se mi farà annoiare ti riterrò responsabile. :-)

    E grazie a Fuoridaidenti: sarai un semplice lettore, ma perlomeno hai detto senza giri di parole, in maniera pulita, comprensibile.

    E sì, sottoscrivo, per il libro di Valter, “I tre giorni all’inferno…”: bello. Accatativillo.

    Mo’ lo faccio pure io il calendario nudo, come la Sophia Loren. :-D

    Commento by Giuseppe Iannozzi — 5 aprile 2007 @ 19:13

  10. vi meritate ianozi nudo, vi meritate elio pandolfi, vi meritate gigimarzulo, vi meritate matildebrandi, vi meritate paolocalisano, vi meritate barbaradurso, vi meritate rosanalambertuci, vi meritate binaghi fumato, vi meritate georgiaamada ma da chi?, vi meritate carlabenedetti, vi meritate moresko nudo.

    Commento by principe minkin — 5 aprile 2007 @ 20:49

  11. Iannox, per me è un gran bel libro, di livello generale medio alto, con due racconti (anche un terzo, volendo) superlativi.

    Leggilo, poi confrontiamo le impressioni (non a settembre, però).

    Se non ti piace, vengo a cercarti io. E ti avviso: sono alto 158 cm, peso 158 kg e, praticamente, non ho un filo di grasso addosso (ma solo perché, d’abitudine, addosso porto unicamente il lardo).

    Il tuo fiore preferito.

    Commento by Fiorello M. Annoia — 5 aprile 2007 @ 23:16

  12. Io il libro l’ho letto subito, lo aspettavo. Non tutti i finali sono eccezionali, il tatuato che non parlerà mai più con il figlio (cito a memoria) non è all’altezza del racconto, che invece suscita molte questioni. Rosso mafai è un racconto stupendo, che affronta in modo molto originale la questione del suicidio che viene spesso pensata con inconsapevole romanticume. Qui il finale è davvero splendido. Mi ha ricordato nella tecnica il finale di un romanzo di schnitzler, non mi ricordo se “La signorina Else” o “Una scrittura femminile azzurro pallido”, ma quello di tashtego è più agghiacciante. In questi 2 mesi ci ho pensato molte volte, è entrato, è risuonato.

    Commento by Jacopo — 5 aprile 2007 @ 23:47

  13. @ Fiorello M. Annoia

    :-) Ok. Se sei alto così, io taccio. E leggo che è meglio.

    Ahh… stavo per leggere Jacopo: scusami, ma non ti leggo… odio sapere prima di leggere.

    Leggo e poi ne riparliamo.

    Commento by Giuseppe Iannozzi — 6 aprile 2007 @ 00:06

  14. Infatti, io mi sono astenuto da qualsiasi considerazione o commento o indicazione dei due (miei) preferiti.

    Commento by Fiorello M. Annoia — 6 aprile 2007 @ 00:14

  15. ma tu ianozi cosa cazo vuoi capire, tu giuochi fare critico, tu esere diletante alo sbaralio, tu no capire uno fava di leteratura, lasia fare a profesionisti, legi libri e stai zito, no parlare di quelo che legi, vi meritate critici come ianozi e di costanzo, vi meritate georgia, vi meritate angelini, vi meritate insoma i freek de la rete.

    Commento by principe minkin — 6 aprile 2007 @ 00:58

  16. @ principe minkion. e che cosa abbiamo fatto di male, noi che non siamo FREAK (non freek) della te, per meritare te?

    Commento by Piccolo principe — 6 aprile 2007 @ 07:52

  17. FRAK della rete

    Commento by Piccolo principe — 6 aprile 2007 @ 07:53

  18. FREAK

    Commento by Piccolo principe — 6 aprile 2007 @ 07:54

  19. vi meritate critici come ianozi e di costanzo, vi meritate georgia, vi meritate angelini, vi meritate insoma i freek de la rete.

    (ma pecoraro no che non se li merita)

    Commento by replay — 6 aprile 2007 @ 09:37

  20. i freek de la rete

    (geniale)

    Commento by replay — 6 aprile 2007 @ 10:48

  21. dico freek perchè più steso diciamo, più notevole il costruto de la frase, ma voi no capire, voi bestie, voi scrivere cazate, voi meritate gigimarzulo, rosanalambertuci, pipobaudo, claudioamendola, ninamoric, johnwoodcock, corona, puciocorona, buondimotabuondimio, melomeritomerito io, voi meritate italokuhne, meritate nanimoreti, meritate gianibiondilo, meritate tastegofrancescopecoraroscania, meritate dasvidania, meritate ianozi, meritate liciogeliangelini, meritate benedetiscarpa, meritate moreskonudo.

    Commento by principe minkin — 6 aprile 2007 @ 11:14

  22. Meritate, gente, meritate…

    Commento by bruno — 6 aprile 2007 @ 15:53

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