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11 gennaio 2007

Piero Ciampi, uno squalo tra due margherite

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Franz Krauspenhaar intervista Gisela Scerman

Gisela Scerman è una vera esperta di Piero Ciampi. E per questo l’ho intervistata. Sul grande cantautore livornese nel settembre scorso scrissi per NI, da suo recente ma già fervente ammiratore, una specie di lettera, che potete eventualmente ritrovare qui. Gisela è nata nel 1979, un anno prima della morte di Ciampi; e nonostante la differenza di età – a riprova che la grande musica sopravvive alle mode e soprattutto allo scorrere del tempo con una forza che spesso puo’ addirittura farci pensare al sortilegio, alla magia bianca – ha addirittura scritto un libro su di lui, Piero Ciampi, una vita a precipizio (Coniglio editore), con intervista-prefazione di Fernanda Pivano, grande estimatrice di Ciampi. Un libro che parla di Piero raccontato dai suoi amici e collaboratori, dalle persone che gli vollero bene. Ad aprile, di Gisela Scerman uscirà un romanzo “sull’erotismo, l’ironia e la morte”, per Castelvecchi.


Se penso a Piero Ciampi io personalmente penso a un artista maudit, parecchio fuori del tempo. Era già fuori da qualsiasi canone allora, negli anni 60 e 70, figuriamoci oggi, in tempi di megamultinazionali discografiche. Detto questo, di converso, c’è qualcosa di Piero che secondo te è attuale?

Beh, i testi tutti direi, proprio perché Piero non è legato ad una moda ideologica, come tanti cantautori dell’epoca, un’epoca in cui era facile cadere nella tentazione di fare le canzonette o anche canzoni politiche. Invece lui è attuale perché è oltre le mode del momento, lui canta un modo di interpretare la vita, i sentimenti, la malattia, il disagio, la nostalgia e il menefreghismo. Non è uno specchio per vedersi. Si mette a nudo, allo scoperto è lui, autentico, e la verità non la puoi cambiare quando c’è. E’ questo che tutt’ora ci fa sentire Piero così pieno di “vibrazioni”. In lui si trovano dinamiche e sentimenti che nell’umanità non credo possano cambiare. Da un punto di vista artistico, i lavori migliori sono assolutamente quelli realizzati con Gianni Marchetti, dal ’71 in poi. Il primo Ciampi, chiamato allora Piero Litaliano che esce nel ’62 in collaborazione con Gianfranco Reverberi, questo bravissimo musicista, hanno testi molto belli, mai scontati, a maggior ragione per quegli anni; ma lui non rende il suo massimo perché ancora si sente che c’è per lo meno un minimo di tentativo di mediazione con l’industria discografica, come fa anche notare Claudio Lolli in una sua intervista. Lo stesso nome iniziale, Piero Litaliano, che si tira dietro dalla Francia, è come fosse omologato “L’italiano per tutti”; in più gli arrangiamenti se si ascoltano oggi sono molto anni ’60, si sente che c’è una data dietro quelle musiche, che per l’epoca andavano benissimo, ma ora sono vecchie, si sente che sono intonate al gusto d’allora. Poi invece quando questi lavori non vanno, e lui non ci cava neanche un mezzo briciolo di soddisfazione, manda a quel paese tutti quanti e dice va bene, se proprio non deve andare, va beh, ma almeno voglio essere me stesso. E da lì in poi, quando incontra Marchetti, prende una potenza che non lo ferma più nessuno, perché con Gianni Marchetti riesce a trovare una miscela perfetta e riesce ad avere, per un periodo della sua vita, una direzione artistica libera e “anarchica”, ma allo stesso tempo logica, e dotata di un suo rigore creativo, che solo questo incontro poteva generare. E ancora oggi, ascoltando queste canzoni, penso si possa dire che siano tutte attuali, non solo per l’originalità dei testi, ma anche per quell’evocazione armonica e melodica che solo una vera opera artistica può trasmettere.

Sì, Gianni Marchetti è fondamentale. Si respira, nelle sue musiche, secondo me, proprio un’aria cinematografica; non a caso Gianni è un compositore di musiche da film. Sei d’accordo? E anche se non sei d’accordo, visto che lo hai conosciuto, che tipo è? Hai qualche aneddoto magari da raccontare sul suo rapporto con Piero?

Marchetti ha lavorato a varie colonne sonore soprattutto tra la fine degli anni ’60 e gli anni ’70. E’ successo poi che Piero cantasse usando come “base” la stessa colonna sonora dei film alla quale lavorava Gianni. Sono nate così Canto una suora (tema del film Disposta a tutto),Quaranta soldati e quaranta sorelle (tema del film Il sole nella pelle), Don Chisciotte (tema del film Nipoti miei diletti). Ma credo che sia la capacità umana oltre che tecnica la vera forza di Marchetti, lo stare dietro ad un personaggio come Ciampi; non è da tutti, e Marchetti l’ha seguito per dieci anni, un rapporto quasi simbiotico, Piero era uno molto generoso che appena aveva due lire le regalava o offriva cene a tutti, per del tempo ha dormito a casa di Marchetti. Aneddoti ce ne sarebbero troppi da raccontare; mi disse che una sera Piero vide una prostituta giovane, le diede dei soldi e poi le disse: “Vai a riposare, stanotte”, o una sera con un suo amico a Monte Mario dove abitava vide due piante secolari che stavano vicino, e gli disse: “Pensa te che tristezza, sono lì da una vita e non si possono abbracciare”. Era anche molto duro, sparava a zero su chi non riteneva degno, prima gli faceva degli indovinelli e poi magari gli gridava: “Te, non hai capito un cazzo…” e oltre, questo lo faceva soprattutto con quelli che volevano dimostrarsi colti, ma che fondamentalmente erano senza spessore… Poi Piero era anche abbastanza misogino e diveniva aggressivo con le donne; tra le poche donne che stimava c’era di sicuro la moglie di Marchetti e Aryéle Serra, un’altra sua amica medico che lo aiutò molto per il suo problema di alcolismo, varie volte che lo teneva a casa da lui; gli trovò la bottiglia di vino dentro lo sciacquone del cesso, o una volta aveva sotterrato il fiasco e beveva con una cannetta di gomma che sbucava… lei fu una persona importante, e lo seguì anche negli ultimi anni della sua vita.

Pensi che l’autodistruttività di Piero fosse uno stato indispensabile per la sua creatività?

Non credo che in persone come Piero si possano scindere le due cose, lui come tutti i veri artisti viveva una vita tutt’altro che indolore. Però credo anche che sia importante non fraintendere Piero Ciampi nella sua distruttività o auto distruttività, nel senso che le sue vicende esistenziali sono sì esasperate, estreme in molti casi, ma è anche vero che Ciampi risulta sempre con una propria dignità e autorevolezza anche nella sconfitta, un signore nel proprio vivere da clochard; un alcolizzato lucido, un anarchico non politico, e spesso in questo viene frainteso, nel voler esasperare i suoi elementi “esasperati” e invece tirare via anche gli aspetti più armoniosi. Piero era una persona generosa, intriso nel dramma dell’alcolismo che non gli permetteva di avere e gestire dei rapporti in maniera del tutto equilibrata, ed avere una vita famigliare equilibrata, come forse avrebbe voluto. Credo che la chiave di lettura di Piero Ciampi sia in una frase di una canzone intitolata Ha tutte le carte in regola, dove dice: “Vive male la sua vita, ma lo fa con grande amore”; e in questo vivere male lui non si piange addosso, ammette di vivere male, ma l’elemento affettivo, amorevole, copre tutte le sue canzoni, anche quelle apparentemente più ciniche, che sono sì ciniche, ma sempre con una forte ironia e autoironia, che è sempre un elemento molto importante nella sua produzione, e che dà un po’ contro a questa idea di distruttività. Lo stesso Marchetti mi faceva notare che nella canzone Io e te, Maria, compare più che in altre canzoni una commistione di elementi base di Piero Ciampi, quando dice: “Vado in giro per la notte facendo soliloqui, (…) sono vestito non so come, i pantaloni alla rovescia, la gamba destra non funziona chi mi incontra scappa via,(…) vado a letto con il maglione e non mi importa più di niente, se la testa non funziona è perché sei andata via…” In questo testo prevalentemente ironico compare appunto l’ironia, il lato anche clochard, e l’amore per una donna; e le donne compaiono quasi sempre nelle canzoni e nelle poesie di Piero Ciampi.

Come sei arrivata a Piero Ciampi? Come è nato il tuo amore per questo straordinario artista? E’ stato un colpo di fulmine o la sua musica ha cominciato a insinuarsi pian piano in te? (Io mi sono preso una sbandata tremenda quest’estate, per esempio, e ho ascoltato quasi tutte le sue canzoni in un mese).

Come le cose migliori è stato un caso. Ho sempre amato tanto anche Tenco e quelli “di Genova”, e quando si incontra un autore così, si è come miracolati, si ha un po’ la sensazione che sia stato lui a cercarti più che viceversa… Poi, se ci si avvicina ad un autore anziché ad un altro è perché esiste una qualche identificazione e perché probabilmente dice cose che noi “sentiamo” ma non siamo in grado di dire in quella determinata forma, di parole, musica o qualsiasi altra espressione artistica. Un artista lo troviamo grande quando diciamo: “Sì, caspita, c’ha proprio ragione, non ci avevo pensato, ma è così”; trova le parole per qualcosa che noi teniamo in maniera larvale o sopita, e lui ce la risveglia. Poi, la vicinanza che si sente è un sentimento che non ha spiegazioni, un innamoramento direi. Poi certo, si possono trovare anche mille motivi razionali perché ti “trovi” vicino ad un autore, ma il primo, quello più forte, è inconscio. È un percorso induttivo che dal particolare ti fa risalire all’analisi, ti colpisce una cosa e poi, ma solo poi, ne ricerchi i perché, è un’affinità eroica ed elettiva… Mi sento vicina al suo modo di sentire e vivere la sofferenza e la dislocazione. Lui dice: “La vita è una cosa che prende porta e spedisce”; e nel brano L’incontro (che è tra i miei preferiti) dice: “Domani la mia camicia sarà pulita, le scarpe lucide (..) e la mano non deve tremare, costi quel che costi… dovrò lavarmi fino alla morte i denti.” E questo ultimo verso l’ho sentito più forte di altri perché era una realtà nella quale mi ritrovavo, l’idea di dover avere e mantenere una propria dignità anche nella sofferenza; io soffrivo allora di attacchi di panico, e sono veramente una realtà terribile per chi li vive, nel senso dell’affrontare la quotidianità nella maniera più “normale” possibile, perché si sente proprio forte contrasto tra ciò che vorresti e l’impossibilità invece di vivere, e appunto allora la quotidianità fino alla morte, la ripetitività, l’idea che in ogni caso domani la mia camicia sarà pulita, le scarpe lucide, e soprattutto la mano non deve tremare, costi quel che costi; ma a volte è un prezzo troppo alto. Però, ecco, in Piero l’ho sentita tanto questa vicinanza e questa inconciliabilità, che però in lui armonizzava. Le sue poesie sono come confessioni a sé stesso scritte su dei tovaglioli su cui magari pulirsi la bocca. Mi ha colpito molto questo suo amore per il dettaglio, il fatto di nominare le vie, i luoghi dove ha vissuto: “Via Microbio”, “Corso Vercelli”… lo sforzo di rappresentare la quotidianità: “Dovrò lavarmi fino alla morte, i denti…”, ma nonostante tutto “la mano non deve tremare, costi quel che costi…”. Dunque detiene una sovrana autorevolezza della sconfitta, la sconfitta dell’esistere in sé, del tempo inesorabile, un equilibrio e un’armonia totale sostenuta da evidenti contraddizioni in equilibrio. In due parole mi sento unita nel suo modo di intendere il malessere e l’amore. “Vive male la sua vita, ma lo fa con grande amore”. E non è da tutti, sia nel dichiararlo, tanto meno nel viverlo. E questo ultimo suo verso mi riconduce al fatto che non fosse una totale autodistruttività, la sua; vive male, sì, è vero, ma con tanto amore, che è meno facile. E se i suoi versi ti colpiscono, beh, da lì in poi non hai più scampo. O ci sei o non ci sei, con Piero.

Anch’io ho sofferto di crisi di panico, purtroppo. A proposito di psiche ammaccata, non pensi che tutto il dolore e il pessimismo e la disperazione che impregnano la poesia di Piero siano riscattati da una dolcezza a volte quasi spaventosa proprio perchè sempre in controcanto? E come svilupperesti questo concetto, nel caso?

Assolutamente sì: “Vive male la sua vita ma lo fa con grande amore”. Credo che questo abbia a che fare anche con il senso di colpa; in parte perché non si perdona di essere così duro ed è una giustificazione l’addolcimento; allo stesso tempo è anche molto menefreghista e non sta a troppi compromessi, per cui uno così non si incattivisce mai fino in fondo se non ottiene quello che vuole; magari sul momento fa anche a cazzotti, ma in maniera piuttosto sana, magari poi ci beve sopra o ne parla con quelli che ritiene alla sua altezza; che poi avesse voluto più soddisfazioni, beh, è ovvio. Ma questo in fin dei conti ha contribuito a farlo essere Piero, il vero Piero. Che è quello che lasciava il palco se vedeva un amico entrare, era più importante quello di tutti gli applausi, successe anche con Ricky Gianco…

Ci sono degli artisti (di qualsiasi genere, non necessariamente cantautori) che in qualche maniera possono ricordare Piero? Qualcuno che gli assomiglia, secondo te? E di quelli di oggi? Secondo te un Vinicio Capossela ha qualche parentela con Piero?

Ohi, ohi, che domanda. Allora in associazione molto elementare per chi conosce superficialmente Piero, capisco che si possa associarlo a questi cantautori, magari anche bravi, non dico di no, ma che non hanno assolutamente nulla a che spartire con Piero; fan presto a fare gli autodistruttivi con gli assegni in tasca, e non dico che non lo siano, ma è più comodo, se vuoi è quasi uno status symbol. L’alcol non credo sia sufficiente per mettere sullo stesso piano le persone. Piero ha un elemento che manca a questi tutti bravi parolieri e musicisti: l’autenticità e la profondità. E’ come se mi paragonassi Sartre con Camus: il primo un giornalista che parla della vita, l’altro uno che vive. Se devo pensare ad un accostamento, mi vien più facile farlo con uno scrittore che può essere Céline; é innegabile la vicinanza con i francesi se paragoniamo la meravigliosa Tu no con Tu ne quite pas di Brel; e amava tantissimo Leo Ferrè, e quando lo ascoltava si commuoveva. Poi altri autori italiani: nel primo periodo Piero è vicinissimo, come stile, a Domenico Modugno, e si sente qualcosa in comune anche con Tenco, di sicuro. Oggi ci sono vari che si rifanno a Piero, anche giovani, e a differenza di quel che si dice non mi pare che i giovani appassionati di musica in maniera un po’ più approfondita non lo conoscono, anzi; vari lo riprendono: se pensiamo ai La Crus che hanno rifatto Il vino . E Franco Simone ha rifatto Tu no in spagnolo; e Zucchero lo ha pure plagiato, prendendo un pezzo di poesia di Piero e così facendo una delle sue canzoni più famose (“Il sole, impetuoso al tramonto salì sulla luna e dietro una tendina di stelle… se la chiavò”) è di Ciampi, con una lieve modifica. Tanto Piero Ciampi chi lo conosce? Questo a me fa un po’ rabbia. Poi tanti meno conosciuti, ma comunque talentuosi si rifanno a lui, lo cantano… inoltre le opere di Piero si prestano benissimo anche per il teatro dato che è molto “visivo in quel che dice”, ha un modo di scrivere anche americano nel senso delle frasi, corte ed immediate, nell’usare le immagini, questo parlare per immagini lo eleva davvero, cosa che in Italia pochi sanno fare, più facile te la menino con dei gran discorsi e delle gran frasi. È pittorico Piero, se si pensa a Raptus è esattamente l’incipit de Lo Straniero di Camus: la spiaggia, lo sparo, il morto ecc… Mi verrebbe da dire che Piero c’entra di più con la letteratura e la pittura che con la musica (ricordiamo che i migliori amici di Piero erano quasi tutti pittori), nonostante, come dice il grande Paolo Conte, Piero avesse una voce che qualunque cosa dicesse era già un fatto.
Non sopporto invece chi ora strumentalizza il nome di Piero, quelli che lo eleggono facendolo diventare una bandiera politica spesso di sinistra; mah, io non so, mi sembra offensivo tutto questo verso Piero che se ne sarebbe sbattuto alla grande, poi non ci mettono nemmeno un fiore sulla tomba, che tra l’altro è senza foto.

Sì, la strumentalizzazione. Politicamente so che Piero si dichiarava anarchico e comunista. Ma forse, azzardo, quel “comunista”, per lui, era una sottolineatura di anarchico, come “anarchico al quadrato”, per dire. Che rapporto (o non rapporto) aveva Piero con la politica?

Piero diceva tante cose, ma era talmente profondo che non era necessario che le sue parole avessero un significato preciso come quelli che parlano e hanno paura di sbagliare tono o virgola per non essere compresi da chissà chi, poi.
Piero per me era al di fuori di ogni riferimento politico, non gliene fregava niente. Non ho mai sentito da un suo amico che ci fosse in lui un qualche profondo collegamento con la politica. Credo sia indicativo.

Secondo te quanto sono state importanti le donne nella sua vita?

Importantissime, nella sua vita e come spinta creativa. La figura femminile è sempre presente nella testa di Piero; in maniera più o meno diretta, parla sempre del rapporto uomo-donna, nella maniera sempre meno banale possibile (a parte che un genio non può certo essere banale nemmeno tentando di esserlo); parlando del divorzio ne In un palazzo di giustizia, A mia moglie, Corso Vercelli; ma non serve che il nome di una donna o un riferimento a questa sia nel titolo per parlarne, perché anche i testi che meno sembrano centrare con la donna sono in realtà un dialogo con essa. Ne Il lavoro, ad esempio, Piero cerca di giustificarsi per il fatto che non trova appunto da lavorare, così a un tratto dice :“Ancora non lo so, non mi hanno detto niente, non lo so, non lo so, non lo so…”; é sempre indicativo secondo me di quanti sensi di colpa Piero avesse nei confronti della propria compagna, per l’impossibilità di esserci per intero. Questo travaglio che avrà con le donne in genere, e soprattutto con la prima moglie Moira, e poi con la seconda compagna Gabriella, sarà sempre combattuto tra l’alcol, la povertà, il desiderio di assumere una certa decenza nella vita agli occhi della propria compagna; e nel non riuscire a conciliare tutto questo con il proprio modo di essere; così anche agli occhi della figlia Mira, cui dedica la meravigliosa canzone L’incontro :“La mia mano non deve tremare costi quel che costi”, o il verso della poesia “Cara, la tua mano è così piccola, mi sfuggirà sempre”. Questo tipo di rapporto tormentato probabilmente si ricongiunge alle origini, a quello travagliato con la madre, una madre che ha a che fare con l’alcolismo e che troppo presto sarà irrecuperabile. Credo che una dei più bei versi delle poesie di Piero sia proprio questo, dedicato alla madre:

Madre.
So
che mi hai preparato
un letto
con lenzuola fresche.
Madre
perdona
se sono uno scamiciato.
E’ la mia prima morte.

Questa è una poesia splendida che Piero dedica alla madre, così come la bellissima canzone Viso di primavera, dove parla proprio del manicomio dove si trova sua madre: “Tu piangi nei giardini tra gli abbracci dei fiori…”; è una canzone struggente. La donna è sempre al centro dei suoi pensieri e della sua produzione artistica, a partire da sua madre appunto, la prima donna che lascerà un’impronta terribile nel cuore di Piero: “La giungla inizia in famiglia.”
In Ha tutte le carte in regola quando dice: “Solo perché è un artista che l’hanno preso per un egoista”: questa è la condizione umana, di non vedere i propri limiti e magari rinfacciare gli stessi o anche altri ancora a chi ci circonda, perché amare “è dare a determinate persone e aspettarsi da determinate persone che amiamo qualcosa in più rispetto che dal resto del mondo”, come mi ha detto un’intervistata… e non sempre è così facile, soprattutto nella sofferenza, perché magari uno manifesta un disagio e tu gli vai in soccorso, ma cosa gli dai? Uno magari ha sete e gli dai una coperta, o magari ha freddo e gli porti un bicchiere d’acqua. A volte uno per vivere bene ha bisogno delle proprie libertà, anche di mancare ogni tanto. E Piero per vivere bene doveva essere sempre assente, e per una convivenza questa non è una condizione facile.

(Il titolo dell’intervista è tratto da un verso di “Uffa che noia”: “Uffa che noia, la sera che cade, mi sembra uno squalo tra due margherite”. Mi ha fatto pensare all’autore, a questo suo stare “da squalo” in mezzo alla delicatezza di certe cose, buone e meno buone, della vita. FK)

229 Comments

  1. @ Soriano la ringrazio per i complimenti e per i commenti che ha lasciato in “La poesia e lo spirito”. Sempre disposto a bere una cosa con tutti… salvo una qualche eccezione. Ma lei è di Roma? Comunque può trovare mia mail in mio sito, così da non tediare Gisy e gli altri lettori coi fatti nostri. Attendo suo elenco di libri. Sono curioso. Mi incuriosce sempre ciò che gli altri leggono o definiscono: loro letture di formazione.

    @ Cristina ho sempre cucinato, seppure in silenzio e senza vantarmi. In che modo pensi sia cresciuta mia figlia? Sua madre porta a casa il denaro e io faccio il casalingo :-) stiro anche… ma che non si sappia troppo in giro perché voglio mantenere integra la mia figura di macho romagnolo :-)

    @ Gisy in effetti il tuo blog può invitare a certi fraintendimenti. Non a caso qualcuno, sopra, (la Libera di turno, per intenderci), ha subito tirato in ballo la Santacroce e quegli show (decisamente molto ma molto tristi) che lei fa travestendosi da mascherina veneziana-dark-sadomasonazipunk con più di 25 anni di ritardo. Robe un po’ vecchiotte che giusto possono interessare a un qualche fessacchiotto-provincialotto all’italiana (… e te lo dice chi è uomo di provincia ad oltranza). All’estero non le concederebbero neppure un pernacchio. Se il lavoro tiene, puoi girare anche in sandali, anzi, puoi essere anche l’assente, se non tiene, puoi metterti anche il pennacchio che cmq non tiene e ciao. Sconcertante è il come la società dell’immagine e dello spettacolo incida così tanto anche in certi ambienti che dovrebbero essere oltre (senza riferirti a te, ovviamente). Che nel vero l’arte oggi sia al traino della moda? Solo 40-35-30anni fa era il contrario. Mah!

    Commento by gian ruggero manzoni — 15 gennaio 2007 @ 16:35

  2. riferirmi… pardon.

    Commento by gian ruggero manzoni — 15 gennaio 2007 @ 16:37

  3. @ Soriano e Manzoni

    ma la poesia e lo spirito non è un blog collettivo?
    e se è un blog collettivo, come mai ha una guida?

    semplice curiosità, dettata forse da un uso un po’ disinvolto dei termini: quali appunto ‘collettivo’ e ‘guida’

    e visto che ci sono: scusate, ma chi è la ‘guida’ di nazione indiana?

    p.s.

    gradite, eventualmente, risposte non vaffanculeggianti. grazie.

    Lazzaro Visconti Pera

    Commento by Lazzaro Visconti Pera — 15 gennaio 2007 @ 16:48

  4. @LVP
    ti rispondo io. dalle tre alle quattro lavora agli appartamenti storici di palazzo Reale
    se sei gentile ti regala anche il depliant :)
    effeffe

    Commento by effeffe — 15 gennaio 2007 @ 17:25

  5. @ effeffe

    non avevo dubbi su chi fosse la ‘guida’ della nazione, mi serviva soltanto una conferma de facto. grazie. come vedi, sono stato gentile; ma, più che un depliant, preferirei tu mi regalassi un depilant.

    rimane comunque il fatto che manca alla mia collezione la risposta ai primi due quesiti. ho ancora due caselle scoperte. scambio con le figurine dei primi due, a partire da questo momento, che usciranno dai rispettivi ‘collettivi’.

    Lazzaro Visconti Pera

    p.s.

    visto che sapete sempre tutto e che io sono stato assente per un po’ di tempo (per vacanze, e purtroppo nella mia casa in montagna non ho internet), avrei un’altra richiesta da soddisfare. posso? ecco: come mai il ‘nuovo tash’ adesso si fa chiamare pat garrett? ha finito di berselo del tutto o è il nuovo lùk della riserva?

    grazie.

    Commento by Lazzaro Visconti Pera — 15 gennaio 2007 @ 17:41

  6. @ruggero. Allora io ho cominciato a lavorare con le foto a 17 anni, attraversando diversi ambienti del genere da quelli più tradizionali a quelli un po’ più alterativi. L’ho fatto perché è vero all’inizio ero (come molte donne) abbastanza esibizionista, ma anche perché da non sottovalutare mi pagavano, bene. Visceralmente non mi interessa nulla di tutto ciò che è trasgressivo, o intendiamoci che è definito così, perché non credo nella trasgressione, la trasgressione è roba per gente che non è libera.
    Non che gli ambienti di “foto più tradizionali” siano migliori anche nomi ben rinomati nazionalmente si son rivelati poi di un provincialismo interiore senza misura (F.F.) chi vuol capire capisca (vorrà dire che passerai alla storia con qualcun altro mi son sentita dire.)… Ho sempre guadagnato abbastanza per vivere con le foto, con uno sforzo relativo, e avendo quindi più tempo per gestire altri interessi; diversamente un libro su Ciampi non avrei avuto il tempo di farlo in quel modo. Mi hanno snobbato in tanti all’inizio pure alcuni intervistati, oh mondina della cultura ma che cazzo vuoi fare, dove vuoi andare? Tra l’altro la mia formazione fino qualche anno fa è prettamente scientifica, ma anche lì un dottorato te lo pagano nemmeno 800 euro a mese, veramente un bel paese dove i finanziamenti son ben stanziati.
    Ho scelto anch’io non quello che amavo di più, ma quello che mi faceva più comodo e il soldo ahimè diventa un metro di misura della comodità. (intendiamoci perché c’era uno sproporzione incredibile). Scrivo anche di sesso nel prossimo libro tantissimo, e se non ho scelto Mondadori è anche perché invece loro l’idea di mettere prima l’immagine, e poi semmai il resto era sfacciata. E davvero sono anche venduta, ma non a tutti i costi.

    Commento by Gisy — 15 gennaio 2007 @ 17:55

  7. p.s. specifico l’ultima frase sia mai altri fraintendimenti. Molto semplicemente ho dovuto adattarmi per la sopravvivenza, a non seguire esattamente tutte le passioni che avrei voluto.

    Commento by gisy — 15 gennaio 2007 @ 18:46

  8. Ma forse ci sei ancora tanto tu davanti alle parole che sai scrivere. E’ come un discorso di energia, che gliela togli. E non è un discorso di foto, è di parole.
    buonaserata

    Commento by elena rosa l — 15 gennaio 2007 @ 21:58

  9. @Giusto

    Commento by gisy — 15 gennaio 2007 @ 22:47

  10. @ Lazzaro Visconti Pera. Visto che ci troviamo fra nobili posso rivelartelo… il ‘capo’, di là, è un signore che ha pubblicato alcune cose anche qui, ma, quelle cose, non essendo state gradite qui, ha pensato di riportarle di là, così che qui non debba più dirle, mentre di là possa riuscire a dirle, cmq non è così complicato come può sembrare, è una questione di dire qui o là, oppure qui e là, oppure da nessuna delle due parti, o in altri luoghi, visto che l’ubiquità è contemplata, come altre cosucce miracolose… a buon intenditore… ;-) – (e lascia fuori il buon Soriano che non fa parte della comitiva, già mi ha fatto pervenire la sua lista di libri e ti dirò che ci coglie il mio quasi coetaneo).

    @ Grazie Gisy, ho inteso.

    Commento by gian ruggero manzoni — 16 gennaio 2007 @ 02:51

  11. > ma, quelle cose, non essendo state gradite qui…

    beh, a me la cosa proprio non risulta. se un paio di persone, piuttosto che argomentare le loro eventuali critiche, si sono messe a insultare, è un problema solo loro. ma ciò non significa, generalizzando, ostilità preconcetta nei confronti di nessuno. si possono benissimo ignorare le volgarità, ammesso che non si richieda unanimismo e accettazione acritica di tutto ciò che viene proposto. credo.

    grazie comunque della risposta.

    Lazzaro Visconti Pera

    Commento by Lazzaro Visconti Pera — 16 gennaio 2007 @ 10:42

  12. @Gisy

    F.F è Federico Fellini?
    F.F.è Franco Fortini?
    F.F. è le sorelle Fendi?
    F.F. è Franz Frauspenhar?

    effeffe

    Commento by effeffe — 16 gennaio 2007 @ 12:01

  13. @ riguarda “l’ambiente fotografico”, ma era un discorso tra Cristina e Gian Ruggero.

    Commento by gisy — 16 gennaio 2007 @ 13:41

  14. @ LVP. Beh, si è andati anche oltre al paio di persone. Cmq bene che ci siamo intesi. Del resto non tutti riescono a tenere il colpo quando ti arrivano i sassi in testa, in particolare chi non può e non vuole tirare fuori il coltello per scelte di fede, di vita, per credo. Ma non c’è problema. Infine reputo non ci siano capi né qui né là, visto il come tutti stanno dicendo la loro e nessuno interviene con atti di censura o richiami vari. Si va… all’italiana, ed è un bene, almeno in questo caso.

    Commento by gian ruggero manzoni — 16 gennaio 2007 @ 16:33

  15. lazzaro, lazzaro, a volte ritornano, però.
    e tu, bisogna dirlo, sei stato un signore…

    Commento by o mio capitano — 16 gennaio 2007 @ 19:20

  16. @ Ruggero Complimenti Ruggero

    “Se non si viaggia con la parola
    per indurre al trasporto
    è meglio non aprire il calamaio
    dedicandosi all’ascolto”.

    Commento by gisy — 17 gennaio 2007 @ 01:31

  17. Grazie Gisy, anche noi siamo dei signori, non trovi?

    Commento by gian ruggero manzoni — 17 gennaio 2007 @ 03:04

  18. @Ruggero Tanto e sicuro ;-)

    Commento by gisy — 17 gennaio 2007 @ 09:48

  19. Non conoscevo Nazione Indiana, davvero complimenti! Non sono uno scrittore, ma mi interesso di letteratura, e anche una grande passione per Ciampi. Cercherò subito il libro della Scerman.
    @Gisy. Sei simpatica e combattiva. mi ha solo lasciato dubbioso la risposta che hai dato a Manzoni. Perchè, se avevi una laurea e eri già in odore di dottorato, non hai continuato comunque per quella strada, magari con un lavoro conseguente ai tuoi studi?
    Fare la modella non dura tutta la vita e tutti sappiamo che di soli libri non si campa…!!!

    Commento by silvano — 18 gennaio 2007 @ 09:52

  20. @ Gisy mi sei sempre più simpatica. Perché non scrivi a 4 mani un libro con Manzoni? Di lui ho letto gli ultimi due romanzi, siete un po’ distanti come tematiche, ma un certa visione dello psicologico, da quel che ho inteso, vi può avvicinare. Sarebbe bello vedere due generazioni che fanno un’unica colata sul contemporaneo. Lui si sa che ha del vissuto alle spalle e tu il vissuto lo sai analizzare, verrebbe fuori una bella storia. L’oggi interpretato da una giovane combattiva come dice silvano e da un vecchio combattente.

    Commento by Franco Ranieri — 18 gennaio 2007 @ 15:05

  21. @silvano. Non avevo proprio una laurea :-/ ho dato 15 esami, ma i motivi per cui ho smesso son stati vari: attacchi dipanico-depressione, che mi impedivano proprio ad uscire di casa, e poi appunto vivendo da sola dovevo (e devo) pensare ai soldi x vivere in poche parole.
    Prima la sopravvivenza, poi la vita insomma…sigh. Poi anche le tasse univeristarie non sono basse, uno cel apotrebbe anche fare con sforzo solo che con l’accademia di belle arti non risucivo più a frequentarii laboratori ed è un casino nelle facoltà scientifiche dare esami così. Mi spiace molto perché la genetica, la chimica e la biologia rimane una grande passione.
    Non credomolto nel dare contro alle persone, ma nel difendersi sì, le critiche le accetto (più o meno volentieri) quando hanno un senso è giusto che ci siano, ma in altri casi mi son sembrate cattiverie e basta. Forse non avrei proprio dovuto rispondere. E’ sempre l’offesa migliore. Grazie silvano

    @Franco Ranieri. Adoro le collaborazioni quando c’è un’empatia con qualcuno, già l’anno scorso pensavo di fare un lavoro con Giovanni Scardovi, caro amico di Manzoni. Io purtroppo Manzoni non lo conosco personalmente, ma credo ad occhio e croce che potrei trovarmi bene. Problema, gli editori non voglioni collaborazione perché dicono che vanno contro “il proprio scrivere”, almeno per un’esordiente. Però io son la prima a voler coinvolgere chi mi piace, e ce ne sarebbero. Non escludo nulla a priori ;-)

    Commento by Gisy — 18 gennaio 2007 @ 17:40

  22. @ Ranieri – Gisy. E perché no? Questa ragazza ha della stoffa. L’amico Scardovi me ne ha decantato l’acume e il fascino. Io sono un po’ vecchio e malandato (visto il vissuto e le malefatte… eh eh eh eh!!!) lei è pimpante, quindi perché non rituffarmi, da parte mia, nell’entusiasmo tipico di una età della vita. Gisy, primo a poi c’incontrermo e avremo modo di raccontarci… poi chissà.

    Commento by gian ruggero manzoni — 18 gennaio 2007 @ 18:42

  23. @Ruggero. Oddio proprio pimpante no, :-) son sempre mezza acciaccata (l’importante è essere vecchi dentro!) però non mi perdo’animo…oggi è peggio di ieri, ma meglio di domani e questo che fa scrivere!

    Commento by Gisy — 18 gennaio 2007 @ 18:46

  24. E Piero ci guarda, ma quante stronzate…..
    ma cristo santo (mio no) era un’intervista, tra l’altro molto gradevole.
    A me, appassionato del Poeta, é piaciuta…scusate!!

    Commento by tenedle — 18 gennaio 2007 @ 18:51

  25. non farci caso, tendle, qui è pieno di saputoni (a parole…).
    ho visto il tuo sito, anzi sitting: ottimo.

    Commento by sitting targets — 19 gennaio 2007 @ 14:02

  26. @ Volevo mettere in chiaro una cosa a proposito del “problema” autore\curatore sollevato in precendenza. Già dicevo che non era dipeso da me, in ogni caso mi son informata e va benisimo pure comparire come autore. Se si pensa al libro “Autobiografia della leggera” di Danilo Montaldi-ed Einaudi. E’ un libro di raccolte d’interviste ( vagabondi, x carcerati, prostitute raccontano la loro vita) con una sua introduzione, quindi la struttira del libro mi sembra simili. L’uncia differenza è che in “Piero Ciampi” compare un breve saggio (molto interessante perché sia tecnico che emotivo) di Marco Lenzi sulla musica di piero Ciampi e in quel caso non è stata fatta l’intervista, un racconto di Gianfranco Mammi, e la sbobinatura del Live a cstiglioncello super visionata da Ugo Marcheselli.
    Le interviste-interviste sono 21 non 5-6.
    Però ci tenevo a specificare questo.
    Son dettagli dei quali di solito non mi occupo, ma vistoc he si era sollevato ilproblema…

    Commento by Gisy — 19 gennaio 2007 @ 20:29

  27. Sarà anche simile la struttura, ma non mi pre che l’introduzione di Danilo Montaldi sia di due pagine e mezzo.
    Le interviste, hai ragione, non sono 5, 6, sono però 13, non 21, a meno che tu in alcune non ti sia dimenticata di far stampare le tue domande.
    Son dettagli, ma visto che hai voluto precisare…

    Commento by stella — 20 gennaio 2007 @ 17:30

  28. Ma se c’è così tanta premura e così tanta attenzione al fatto che io abbia messo il mio nome a un libro di interviste, com’è che questo libro non è venuto in mente a nessun’altro di farlo, e com’è che nessuno s’è fatto il culo a andare in giro avanti e indietro a intervistare questa gente, tra l’altro spendendo soldi che non sono più tornati in tasca – perché fare un intervista non significa solo mettersi lì con un registratore, ma anche andare in giro e tornare a casa a sbobinare la roba e fare telefonate su telefonate per fissare appuntamenti. Com’è che nessuno s’è preso la briga di farle queste cose? E io le ho fatte senza avere ancora firmato un contratto e anche quando il contratto è stato firmato, la cifra pattuita per il mio compenso era ben lontana dall’essere pari a quella che avevo speso io, senza contare il tempo che mi ci è voluto per mettere insieme tutte le cose. E comunque persone rognose come te che la menano con questo fatto di figurare come autrice di quel libro mi fanno proprio venire voglia di cominciare a dire di esserlo e di presentarmi d’ora in avanti come autrice di un libro su Ciampi, cosa che fino a adesso non ho mai fatto dato che tutte le volte che mi hanno intervistato in proposito – e questo è successo parecchie volte, anche su reti televisive – io ho sempre precisato per prima cosa che il mio lavoro si era limitato alla raccolta di interviste e naturalmente ad aver sollectitato gli intervisti a rilasciarle. Capito?

    E per quanto riguarda la lunghezza della mia introduzione, la tua è un’osservazione da poco; non si può pensare che un testo valga qualcosa solo per la sua lunghezza perché i testi valgono sempre per l’intensità che sanno trasmettere, a prescindere dalla loro lunghezza. E fare un testo breve, come ben sanno quelli che lavorano nel giornalismo, richiede molto più tempo che farne uno lungo. Detto questo, non ti rimane che obiettare che d’intensità nella mia introduzione non ce n’era…

    E poi le interviste ripeto sono 19 le ho ricontate…se lo dico ci sarà un motivo no?

    1) Fernanda Pivano- 2) Ugo Marcheselli- 3) Ezio Vendrame- 4)Gianfranco Reverberi- 5)Gianni Marchetti- 6)Ennio Melis- 7)Lilli Greco- 8)Ezio Alovisi- 9)Claudio Lolli- 10)Johnson Righeira- 11)Stefano Filippi- 12)Luca Faggella- 13)Gianfranco Mammi

    14)Aryele Serra- 15)Marcello Micci- 16)Pino Pavone- 17)Ernesto Mussi- 18)Gianni Elsner- 19)Ricky Gianco-

    Queste dove in effetti non compaiono le domande sono comuqnue interviste nelle quali ho tolto le domadne perché mi era più facile meterle in forma direttamente narrativa come racconto.

    Resta fuori: Massimo Bizzarri- Gabrilella Fanali- Angela Bandini- Marco Lenzi che hanno scritto di loro mano.

    Commento by Gisy — 20 gennaio 2007 @ 19:03

  29. op7k4m0e7lmpwppj

    Commento by Donnell Espinoza — 13 novembre 2008 @ 04:00

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