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12 giugno 2006

LA FAVOLA DEL MANDORLO IN FIORE

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 09:17

di Francesco Marotta

rimanere – come un ultimo ricordo
che ridipinge vite su fogli murati
o calce che sbianca
pietre e
innaturali lame sospese sull’acqua
nerosangue –
risalire dal baratro al chiarore
seminati di nomi e di licheni
le dita che si nutrono di abbandono
al chiuso delle strade
la pupilla ammutolita
che scorta lo scafo dei dannati
alle dimore sbarrate di ponente

dalle torri di guardia
sparano gomitoli di lettere e immagini di bambini
lievitati come il pane
malati di purezza e di opulenza
prima ancora di nascere
i corpi lucenti che perdono lune dall’iride
i sogni plasmati nella lingua
senza memoria
di schermi modulari –

altrove
anche il mare s’impasta di vele e
tra mani e sudori rappresi
resuscita all’onda una testa un grumo di alghe
una foto bruciata di sale
unghie capelli
frammenti di pelle che sembrano pece
piume annerite catrame
istantanee sbiadite
per il notiziario serale

… la cucina ribolle di suoni e ovatta il cervello
gli occhi sono timer azzerati
che seguono le immagini senza guardare
ormai lontana
fuori quadro
la scia dell’azzurro
striata da florescenze di sangue –

la cena è servita
dai piatti fumanti sale un profumo
che invita a raccogliersi come in preghiera
a stringere forte
quell’amore di moglie di mamma quel mostro
che colleziona tinture e ricette
da provare mese per mese

che ha partorito tre volte senza dolore
carezzata da vestaglie di lino
imbottita di etere e pasticche
tra musiche soffuse
senza forcipi che frugano
slargano abbrancano
deturpano per sempre epidermide e vagina –

e allora finalmente sai capisci
perché più alta più
profonda risplende
agli occhi di dio
questa civiltà di vetrine e di insegne
che mascherano il vuoto
di cliniche stupri domestici feti allevati nei bidoni
cesarei pagati con la rinuncia
a quanto di umano resiste
nello spazio di un grido
che tracima rivoli di vita –
più alta più luminosa perenne
nel firmamento dei secoli
dei secoli…

… proprio lì all’altezza del cuore
dove battono cifre imbevute nell’oro
e l’ora benedetta
fermenta il programma serale
che scioglie il cerone dal viso
il giorno
inudibile nel suo smarrimento
deposita oceani e naufraghi relitti cromati –
l’usignolo intanto
delira di croci
nel salotto familiare della solita recita
il suo canto spalanca le porte
a un battesimo in diretta
in prima visione
lava a risme compatte
a gettoni di solidarietà
ogni peccato

(l’imbonitore che ha occupato le piazze
ride e ride suadente ai pensieri che vaporano
in fatui lampi azzurrini
da ipermercato
ride
a quelle anime ridotte a gusci vuoti
davanti al mistero di scatole numerate colme di tesori
ride strizza l’occhio
alla frana dei cieli come un complice scaltro)

stanotte Esterina
nell’ora leggera che ricama la pelle di echi
come un lavacro di fiori lustrali
e gli acidi
sparsi nell’aria
cancella dai tetti malati dai ricordi
dai suoi novant’anni di voci taciute e saggezza
dalla castità deflorata
di chi ha covato furtiva solo schegge acuminate
di esistenza

(l’hai mai vista aggirarsi
nei quartieri in degrado
cosparsi di aghi di neve
tra le case i tuguri
i dirupi di vite
lei che porta al pascolo figli mai nati
a osservare distese di campi seminati di spine?)

stanotte Esterina
la scema la santa la vecchia puttana del borgo
vissuta nell’ombra di campanili di fumo
ricorda
il primo mandorlo scoperto per caso
dalle grate murate di un giardino invernale
esploso di bianco
nel buio di un’infanzia negata
per soffiare luce all’aurora –

rivede la madre
chinarsi dai rami per cercarle la mano
stringerla forte per l’ultimo volo
chiusa a riccio in un chiostro di pace
svelarle il mistero
di una pupilla che rinasce al chiarore

– stanotte
è per sempre

raccoglie in un vaso le stagioni perdute
le labbra
gravate dal peso
di universi di versi mai scritti

e felice s’immerge
nell’unica lacrima
che scende dal ciglio ai suoi piedi

come rugiada caduta da un petalo
trascorre alla terra in natura di linfa
di fonte

nel sonno
approda al silenzio albeggiante

dei morti mai morti

(Da: “Ballate eretiche”)

3 Comments

  1. Impressionanti queste mostruosità quotidiane – struggente il controcanto di Esterina. Grazie, Francesco; grazie, Franz. Ben vengano eresie come questa.
    Giorgio

    Commento by Giorgio Morale — 13 giugno 2006 @ 11:09

  2. Grazie a te, Giorgio.

    Solo il calore di una pupilla attenta
    può regalare al seme inesploso di un verso
    la sua unica speranza
    la breve eternità di un fiore.

    Commento by fm — 14 giugno 2006 @ 18:02

  3. Notevole, Franz. Questo Francesco Marotta… Devo scusarmi con te e con lui (ti scrivo).

    Commento by Giovanni Monasteri — 14 giugno 2006 @ 19:41

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