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11 aprile 2006

IL PARENTE

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 15:34

Lo scrittore Massimiliano Parente, sul Domenicale di domenica 9 aprile, recensendo Best Off 2006 edito da Minimum Fax e curato da Giulio Mozzi e nel quale è presente un mio pezzo sulla letteratura cosiddetta popolare uscito in un primo tempo su Nazione Indiana, così ad un dato punto del suo articolo scrive, riferendosi a me e al mio pezzo:
“Comunque sia, andando avanti, c’è tale Franz Krauspenhaar, il cui nome incute soggezione almeno prima di leggere quello che scrive, che dice “il discorso è che secondo me non esistono più i generi in letteratura. Forse, azzardo, non sono mai esistiti”, e in effetti azzarda. Il concetto, non fosse chiaro, è questo: “la letteratura a mio avviso è soltanto un genere artistico. Come il cinema”. I due articoli sono leggibili su Vibrisse.

Non fosse chiaro, per chi legge l’intero mio pezzo potrà risultare evidente il concetto che la mia era, come dire? un’iperbole. Era l’estremizzazione di un concetto in cui comunque credo. Io tentavo in maniera fin troppo onesta di tagliare la testa al toro, di andare alla radice dei problemi, andando a significare l’evidente, il già significato ma mai davvero evidenziato con la chiarezza dovuta.

Ma questo guappo con gli occhialini da lettura forse ha fatto finta di non saperlo, e ha cercato di liquidare il sottoscritto, di cui ha fatto finta di non sapere nulla, col solito sistema di chi fa critica ( e politica) in modo scorretto; estrapolando cioè un pezzo brevissimo dal contesto, non tenendo conto – non avendolo voluto proprio fare- di come io ho preso l’intera faccenda, credo in modo originale, andando direttamente al nocciolo dei discorsi. Cosa di cui tale Parente, perlomeno a leggerlo in questa circostanza, pare proprio essere del tutto incapace.

Liquidare il giudizio di un guappo non sarebbe comunque necessario; ma quante cose non propriamente necessarie si fanno, nelle circostanze più svariate? Diciamo che oggi non sapevo bene come “coprire” il mio “palinsesto”, e questa replica m’è sembrata un buon tappabuchi.

11 Comments

  1. Sono soddisfazioni, signora mia!
    ;-) G.B.

    Commento by gianni biondillo — 11 aprile 2006 @ 17:18

  2. No, Gianni. E’ che fare “critica” a questa maniera dovrebbe essere inaccettabile; come per tantissime cose, in questo paese governato (fino a ieri) da “guappi”.

    Commento by markelouffenwanken — 11 aprile 2006 @ 17:48

  3. E’ stato escluso? la sua rivista non è invitata nel “Best off”? è solo “off”?
    Francamente non ho capito di cos’altro parla l’articolo oltre che, salvo qualche generosa concessione, del basso livello dei partecipanti al libro, che mi è venuta voglia di leggere.
    La maldicenza è un peccato di cui si parla da almeno duemila anni, un critico radicale deve quindi sovvertire questo concetto (già sovvertito non so quante volte, al punto che non sai mai da che lato sia quando lo sovverti) deve quindi stroncare, parlar male di qualcuno, specialmente se il critico non è invitato alla festa e l’oggetto della sua berlina si.
    Bella militanza letteraria stroncare Faletti, poteva tirare dentro anche Baricco già che c’era, nel tuo caso poi è talmente evidente che i passi incriminati hanno sapore provocatorio o, appunto, iperbolico, è un po’ la tua cifra in fondo.
    il dottor Parente, evidentemente, trova più elegante fare iperboli su “l’onomastica erotica della Lippa” quando non andare mediatamente al dunque, come con Angela Scarparo.
    Mediatamente, cioè tramite una protesi.

    Commento by rififi — 11 aprile 2006 @ 21:49

  4. Il parente (ma di chi?), caro Franz, più che appartenere alla categoria alla quale lo iscrivi (che, comunque, almeno prevederebbe una sorta di contro-etica in atto) è un gran “simpaticone”, degno erede della nobilissima tradizione del bagaglino, esattamente come il suo datore di lavoro quando racconta barzellette o fa le corna nelle foto di gruppo. E il suo articolo, in effetti, è la tipica grezza e greve barzelletta arcoriana: una spruzzata di ipertrofica esposizione dell’io subito in primo piano (“se non ci sono i miei articoli, non può esserci il meglio”), qualche insulto sparso a piene mani, lo zerbinaggio verso il “nome” di turno, o presunto tale, e, dulcis in fundo, la deriva vanziniana a sfondo sessuale (vedi il riferimento ad Angela Scarparo). C’è ancora qualcuno che ha voglia di formulare in Italia, anche a livello di battuta, l’espressione “cultura di destra”?

    Commento by fm — 11 aprile 2006 @ 22:36

  5. Il Parente, come tutti i parenti è indifendibile…

    and

    Commento by andrea — 11 aprile 2006 @ 23:25

  6. “Un critico è un tale che cerca domicilio in un letto altrui”

    Un aforisma che, al di là del caso specifico, mi sembra comunque sia calzante e in genere aprioristicamente opportuno.
    Cito senza fonte per provocare – non te ma certa sedicente critica di blog artefice e/o frequentatrice – invitandoti tuttavia a lasciar correre.
    Non conosco critici degni di nota, ne diffido anzi (il mio osservatorio è ampio, diciamo almeno sull’Italia). Soprattutto mi tengo alla larga dai simpaticoni saputelli con cognome armeno (la loro eventuale compiacenza non è un buon segno): chiedo venia, ma trattasi di insofferenza spontanea per le sue saccenti ovvietà in blog e oltre.
    Auspicando che tu non voglia seguire le orme del pessimo Baricco – vedi Repubblica di qualche settimana fa – per la sua manifesta insofferenza verso le sbrigative liquidazioni del critico di turno, t’iviterei quanto al caso da te sollevato meridionalmente a fottertene.
    T’ha citato, questo è quel che conta. Ammesso che conti e non ne sarei così certo.
    C’è talmente poco rispetto per la scrittura che dubito valga la pena dire altro…
    Buon tutto e buona scrittura surtout

    Commento by ex ex ex — 12 aprile 2006 @ 00:17

  7. Tu, Franz, nel tuo pezzo dici che noi trenta-quarantenni siamo nati e cresciuti nella società spettacolarizzata. Tu sai e dici che con questa realtà bisogna confrontarsi, muoversi dentro di lei, annusarla… siamo tutti figli di Calimero (io che ho trent’anni ci metterei pure “Le Comiche” di Benny Hill. O no?), stiamo nella letteratura a piacer nostro, così come per Sciascia si stava nella mafia o nella chiesa: ognuno come cazzo gli pare!
    Tutto quello che tu dici e sai bisognerebbe dirlo e saperlo, se non fosse che oggi bisogna mandare avanti il proprio stile con slogan e battute che di brillante non hanno più nulla ormai. Tempo di lettura due minuti. Per riflettere ci vedimo un’altra volta (?)… No, così non va, sono d’accordo con te: la letteratura di progetto e quella popolare devono sapere che il comune nemico è la fiction imbarbarita e selvaggia. E’ la televisione odierna. O siamo consapevoli di ciò e lavoriamo per questo, ciascuno a suo modo, oppure non ci resta che incrociare le braccia e rinunciare a parlare. Come fece Pasolini di fronte ad un Enzo Biagi che -in trasmissione- lo invitava a dire ciò che voleva perchè la tv gli dava questa possibilità. No, grazie, preferisco vivere :-)
    Roc

    Commento by Rocco — 12 aprile 2006 @ 20:25

  8. Ciao, markelo, sono in partenza. Ci si vede al mio ritorno, buona pasqua.

    Commento by gianni biondillo — 13 aprile 2006 @ 00:09

  9. Ex ex ex: E’ stato “citato” lui, più che altro.:-)
    Blondil: buona Pasqua a te, alla tua signora e alle tue bellissime figlie.
    A tutti: ciao, e grazie.

    Commento by F.K. — 13 aprile 2006 @ 10:52

  10. Per dire, davvero io non so chi è Massimilano Parente,
    mi ricordo che se ne parlava sui cosi VMO, poi più.
    Dove scrive quel desso?
    MarioB.

    Commento by cf05103025 — 13 aprile 2006 @ 19:45

  11. MarioB, credo proprio che tu non ti sia perso niente. Niente che valesse la pena non perdere.

    Commento by fm — 13 aprile 2006 @ 22:02

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