The FK experience il sito di Franz Krauspenhaar

30 marzo 2006

PRERECENSIONE DE “IL CAIMANO”

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 16:50

(Tornato sulle vostre scrivanie imbandite Uffenwanken tornano anche le prerecensioni: recensioni di film, libri, dischi senza aver visto, letto, sentito. Molti lo fanno senza avvertire, noi (io) lo facciamo avvertendo. Così fan tutti, ma noi (io) perlomeno lo facciamo dicendolo prima. Predicendolo, ecco. F.K.)

Mentre la campagna elettorale scivola pesantemente verso una fine certa (uno dei due schieramenti vincerà, e a perdere saranno soprattutto gli italiani) Nanni Moretti esce dal guscio imbarattolato di Nutella con il suo ultimo film Il Caimano, che prerecensisco a pieno titolo poiché mai film fu più anticinematografico di questo, di nessun film si puo’ dunque parlare senza averlo visto al pari di questo.

E’ cosa nota ai più (per non parlare dei meno) che Nanni Moretti continua a scivolare verso una piscina derayiana -senza perlomeno il sorriso azzurro d’angelo sacrificale di una Romy Schneider- da almeno quindici anni; una piscina, appunto – come nell’omonimo noir francese girato in pieno sessantotto – che è pantano affogatoio del Caimano-Sachertorte, e che nel lontano film di Jacques Deray era un Maurice Ronet impresario discografico dalla bocca larga e dalla figlioletta ficastretta (una Jane Birkin ante trattamento underwear marca Gainsbourg). Il Nanni non azzecca un film compiutamente riuscito dai tempi lontanissimi di Palombella Rossa; e nei 90 del disgelo totale della Grande Madre Russa (non Russia), tempi arrancanti da conato tangentistico e grunge da conato nirvanesco, Nanni ha collezionato film indifendibili come Aprile (una non riflessione inconscia sulla totale perdita dell’ispirazione dell’artista) e Caro Diario, film semimuto a episodi che ha nella pubblicità subliminale della Vespa Piaggio il suo punto di forza e contemporaneamente di non ritorno. Prima de Il Caimano, il regista romano ci ha sollazzati nei precordi a spantegazione lacrimante con un film esistenzialista come La stanza del figlio, una riflessione sul dolore dalle ottime intenzioni ma dall’andamento ambiguamente pericolante: in mezzo ad ottime idee e a una serietà d’intenti purtroppo oggidì rare nel nostro cinemà de papà, mamà et fils, corrisponde come sempre l’ego esagitato e megatronico dell’artista, che anche questa volta non resiste alla tentazione di recitare se stesso, nella parte dello psichiatra anconetano in lutto, rovinando pesantemente nell’autocitazione, fotogramma dopo fotogramma. Sono convinto che sarebbe bastato dare la parte a un buon attore della nostra vecchia scuola teatralcinematografara per migliorare il film; ma Nanni si fa ingabolare da gran tempo dai franzosi, i quali lo idolatrano come specchio del mal d’Africa d’Italie; e i franzosi, che il cinema lo sanno fare, di cinema spesso non capiscono niente. Non è questa una contraddizione inspiegabile: spesso chi parla di cinema il cinema non sa nemmeno come si fa (vedi io), mentre chi il cinema lo sa fare spesso di cinema si rifiuta di parlare (vedi Kubrick).

Dunque Il Caimano si offre alle dentature pubbliche degli elettori della sinistra prodiana (mai sinistra fu meno a sinistra, diciamolo, ma anche mai sinistra così poco di sinistra fu più arrabbiata e senza moderazione), insomma alle dentature di coloro che sono cresciuti con le battute feticcio del Nanni, dal “ve lo siete meritati Alberto Sordi” al “Massimo, dì qualcosa di sinistra”. Vecchi bei tempi, i tempi di un quasi capolavoro del cinema surrealista come Sogni d’oro, tra suggestioni bunealiane in salsa croccante d’Amatrice e parodia degli horror a basso costo di Lucio Fulci; o del suo film migliore, quel catalogo d’ossessioni di un “mostro buono”, che fa del male perché incapace di accettare la dura realtà dell’amore che sfuma, che è Bianca, il miglior film italiano degli anni 80. Come detto, a partire dall’ambiziosissimo e parzialmente riuscito Palombella rossa, Moretti col suo vecchio, ispiratissimo cinema c’ha azzeccato abbastanza poco, con la sola parentesi graffa di qualità de La stanza del figlio, che è stato a mio avviso un coraggioso esperimento fatto su territori che con la nostra tradizione cinematografica, sebbene rivisitata dall’estro morettiano, ben poco ha a che fare.

Il Caimano tenta di riprendere le coordinate dell’antica ispirazione ironico-caustica, mischia in uno shaker impazzito il Fellini di Roma con l’Alberto Sordi di Tutti dentro, surrealismo e commediola all’italiana come capre senza Frank con cavoli freak senza merenda apparecchiata, tramite la bella (?) mostra delle facce stanche e ormai inespressive (perché divenute feticcio, marchio di fabbrica, numero sul braccio da lager) di Silvio Orlando, tipico napoletano a Milano, sorta di Gaetano Afeltra del cinema, e Margherita Buy, la faccia più imbranata della sinistra, una specie di ex ministra Melandri celluloidica ma un po’ meno antipatica.

Moretti è così ossessionato dal suo Caimano Berlusconi da farlo interpretare da tre attori: se stesso nel finale, Elio De Capitani (fisiognomicamente il più vicino all’originale) e Michele Placido, la faccia da schiaffi più invasiva del nostro cinema; per cui è chiaro che il Caimano è uno e trino, è il diavolo che si mostra con tante facce tutte della stessa medaglia di latta al disvalor civile, è il mostro a tre teste che fa un solo boccone del nostro “paese senza”; tutto questo, lo devo dire, potrebbe essere accettato se putacaso fosse vero: in realtà Berlusconi non è questo, perché egli è soltanto – si fa per dire- la nostra cattiva coscienza incarnata di italiani litigiosi e addirittura feroci nel dna e moderati soltanto per convenienza, per calcolo, in ultima analisi per vigliaccheria.

Certo, paragonare Il Caimano a Fahrenheit di Michael Moore, come hanno fatto alcuni, è totalmente improprio; sarebbe come paragonare Vite vendute di Henri-Georges Clouzot a Il Bestione di Sergio Corbucci, due film che hanno nei camionisti le figure principali ma che per il resto non s’assomigliano affatto se non perché sono stati girati entrambi su pellicola e proiettati nelle sale.

Moretti fa fiction, e purtroppo questo si vede ancor meglio qui, in questo Caimano rozzo e televisivo e completamente inglobato, nelle sue forme, proprio dallo stesso sistema mediatico; film già pronto in confezione “lancio” (dagli omonimi fotoromanzi) per essere “proiettato” sui “Bellissimi” di Retequattro, in un meritato, paradossale contrappasso mediatico con la fascinosa presentazione della scollatissima, berlusconiana Emanuela Folliero.

(Nella foto: l’attore siciliano e “de destra” Lando Buzzanca, che non c’entra niente col film di Moretti se non per il fatto che, a mio modesto parere, sarebbe stato un ottimo quarto “caimano”.)

56 Comments

  1. Beh, la prerecensione è stata confermata dai fatti.
    Il film (anzi, i due film) è un non film. Fra gli attori c’è sempre il regista Nanni che, ahimè, farebbe meglio a togliersi dalla pellicola e farci vedere il film (anzi i due film).
    Su alcune cose, però, la prerecensione non ci ha azzeccato.
    La campagna elettorale, in Italia, è permanente:dura per tutta la Legislatura. Quindi non avrà fine certa.
    Nessun partito perderà: conti alla mano, ognuno dirà, se proprio non ha vinto, che almeno non ha perso.
    Infine Lando Buzzanca. Sarà pure de destra, ma ha già annunciato che voterà a sinistra. Camaleontismo all’italiana (sic!).

    Commento by Girolamo Lazoppina — 30 marzo 2006 @ 18:04

  2. Adoro le tue prerecensioni.

    D’accordo su:
    Bianca. Il suo film più riuscito. perché li Apicella poteva essere interpretato solo da Moretti.
    La stanza del figlio. Ha rischiato di essere un capolavoro (a me è molto piaciuto), ma non ce l’ha fatta perché il protagonista non era un attore ma Moretti (che non è mai un attore, ma è sempre se stesso).

    Alle prossime prerecensioni.

    Commento by gianni biondillo — 30 marzo 2006 @ 18:45

  3. Biondillo, mi sa che io o te, o entrambi, gravitiamo in uno spazio circolare carico di interferenze identitarie (da chiarire al più presto, per individuare la fonte del disturbo e scoprire se qualcuno, come temo, controlla il flusso dei nostri pensieri): che tu mi creda o no, avevo scritto un commento identico al tuo, quasi parola per parola, senza avere nessuna cognizione di quello che avevi postato, che mi è apparso mentre lo stavo copincollando. Ti confesso che ho avuto paura, e ancora mi tremano le vene e i polsi! L’unica differenza, che poi non è nemmeno tale, era un rigo in cui aggiungevo alla lista una trentina di minuti di La messa è finita e concludevo dicendo che tutto il resto di Moretti mi ha sempre fatto cagare. Impressionante, poi, il fatto che, su La stanza del figlio, abbiamo scritto esattamente le stessissime parole!. Continuo a tremare! Qui Borges ci cova, sicuramente. Perché non ne approfitti e prendi spunto per un futuro romanzo?

    p.s.

    Gianni, a proposito di romanzi: a questo punto mi sorge il dubbio che l’autore vero dei tuoi libri sia io e che tu stia godendoti una fama e, soprattutto, una ricchezza che spetterebbero a me. Redde rationem! (et portionem!) :-)))

    Commento by fm — 30 marzo 2006 @ 19:40

  4. Caro Franz, ho già dei problemi con Biondillo (non ti dico quelli con me stesso) e ti pregherei di non aggiungerne inconsapevolmente altri, se possibile! Come mai a casa mia sono le 19.40 e qui appena le 07.40? Sono in anticipo o in ritardo di dodici ore sulla vita? Intanto, continuo a tremare.

    Commento by fm — 30 marzo 2006 @ 19:50

  5. Guarda Franz che se non lo dichiaravi, pareva proprio che il film l’avessi visto. E attentamente.
    Come te, ho smesso di essere un fanatico ammiratore di Moretti fino a Sogni d’oro. Mentre la Buy non la sopporto da sempre. Ha fatto danni pure a Verdone. Ciao.

    Commento by Giancarlo Tramutoli — 30 marzo 2006 @ 20:50

  6. Caro fm-quasi omonimo :-), si tratta dell’ora americana, post-meridian. Questo è un sito ‘mericano, wuatsawannaway:-)
    Grazie Gianni, grazie Giancarlo: a furia di sentirne parlare e di leggerne è come se l’avessi visto, quel film; e poi Moretti – per quanto faccia il Kubrick de noantri mantenendo il segreto assoluto sui suoi film in lavorazione- è diventato proprio un libro aperto. Ciao.

    Commento by F.K. — 30 marzo 2006 @ 22:00

  7. Ciao Franz, quest’anno che per affetto verso gli amici che votano a sinistra mi appresto a votare, si moltiplicano le ragioni dissuasive, non ultima il caimano Moretti.
    Che dire, avete già detto tutto e benissimo, come non essere d’accordo, posso solo aggiungere che non solo Moretti come attore è il principale limite dei suoi film, che la stanza del figlio mi ha tenuto muto per un paio di settimane per l’emozione nonostantenanni.
    Bianca, non solo è l’unico film, dopo il primo, che giustifichi la sua presenza come attore, (è vero ma anche sogni d’oro), ma è l’unico suo film in cui c’è una vera attrice e al vertice delle sue possibilità, poi si è morettizzata anche lei.
    In effetti credo che la sua bellezza statuaria, quel collo straordinario, la sua presenza, compensassero ampiamente la sua voce incerta e il morettismo del Nanni killer.
    Bello che hai riaperto, mi hai fatto prendere una deroga al mio austero ritiro.

    Commento by rififi — 30 marzo 2006 @ 22:03

  8. FM,
    il problema è: se tu sei me, perché sono io che pago l’affitto di casa?
    ;-) G.B.

    Commento by gianni biondillo — 30 marzo 2006 @ 22:56

  9. Gianni, per aggiungere timore a tremore, resta da scoprire che paghiamo anche la stessa cifra mensilmente, e alla stessa persona, che, a sua volta, mentre incassa l’affitto da te, sogna di essere, ed è, quella specie di strozzino che, proprio nello stesso momento, sta intascando il mio. Aiuto, qui le cose si complicano di brutto! Devo avere un paio di bottiglie di tavernello da qualche parte: vuoi vedere che con un euro e quarantasei passa anche la paura? Sic transit caimanum mundi. Amèn. ,°-))

    Commento by fm — 30 marzo 2006 @ 23:18

  10. E allora baciami, scioccone! ;-)

    Commento by gianni biondillo — 30 marzo 2006 @ 23:22

  11. Già fatto, caro, non hai sentito quel (nemmeno tanto) vago afrore di vino da ottanta centesimi al litro nell’aria? Quell'(eb)brezza indenifinibile, quasi un misto di cavoli lessi e metanolo? E’ stato bellissimo! Baciarmi, sentire il sapore delle mie labbra sulle mie labbra! Vado a scolarmi anche l’altra, tu rimani lì, immobile, non pensare più al padrone di casa e, soprattutto, riponi nel cassetto la maschera antigas! ;°-))

    p.s.

    Che belli questi commenti alla prerecensione del film di Moretti: immagina cosa veniva fuori se sotto la lente critica (?) c’era un film dei Vanzina.
    Scusa, Franz, ti prometto che non succederà più. (Infatti, d’ora in poi ci baceremo in un luogo più appartato).

    Commento by fm — 31 marzo 2006 @ 00:07

  12. Io questo film non lo vado a vedere ora, magari fra un anno, sì.
    Oppure no.
    Sono già pieno di amici che mi rompono le palle: vieni vieni a vedere Caimano, e mi dicono anche: bisogna vederlo, cristo!
    (il che mi fa impazzire questo: “bisogna”, una forma di conformismo di sinistra che mi ributta)
    Io che già sono incazzato nero con Alì Berlù e i suoi quarantamila ladroni, perché devo ancora ad andare a pomparmi rabbia contro questa banda di gangsters cialtroni?
    Perchè?
    Per vedere un nuovo film di Moretti?
    Io li ho visti tutti: mi è piaciuto solo Ecce bombo e poi basta.
    Io lo stimo peraltro come persona, ma trovo che l’operazione commerciale di buttar fuori sul mercato adesso il Caimano sia un brutt’affare, cioè marca male.
    non ci vado, perlammiseria!
    MarioB.

    Commento by cf05103025 — 31 marzo 2006 @ 00:32

  13. Notando e considerando con rammarico che ampio spazio viene qui concesso dall’ottimo padrone di casa a frocerie varie e assortite, vorrei richiamare almeno gli etero presenti a questo convivio che, nel film del Moretti, spicca una giovinetta ansiosa per tutta la durata della pellicola di essere piallata per benino. Ella è ovviamente Jasmine Trinca, impeccabile nei suoi jeans cascanti modello tossica-ma-non-veramente e in un paio almeno di maglioncini blu a pelle. La sua compagna è Cecilia Dazzi, certo un po’ agé, ma tutt’ora meritevole di una ripassata comme toujours il faudrait. O di che cosa parliamo, di piani sequenza dolly carrelli piani americani? Per quello, c’è già il grande Tatti Sanguineti, finalmente riportato agli onori del grande schermo.

    Commento by giovanni — 31 marzo 2006 @ 06:30

  14. Franz, mi hai ricordato un po’ le mitiche recensioni al vetriolo del frigidairiano “Red Vinyle”. Poi hai scritto “uno dei due schieramenti vincerà, e a perdere saranno soprattutto gli italiani”; verità indiscutibile e quanto mai dolorosa…

    Commento by Mauro Baldrati — 31 marzo 2006 @ 11:22

  15. Ma grande Gioan, questo spazio mica l’ho voluto io così de froscérie. Conosco il Biondillo (come lo conosci tu): assicuro eterosessualità del Nostro a tutti! A ogni modo, qui gli omosex sono i benvenuti, basta che non ci provino, ecco.
    Detto questo, la Trinca passi per le repassage, ma la Dazzi? Con tutta la buona volontà, la Dazzi è da spolvero nel dopo detenzione (qualche anno), insomma in casi esclusivamente d’emergenza, secondo il mio gusto. La Trinca fa tanto Parioli-chic-communistacosì, caruccia da notte prima degli esami, da spolverare (‘ventualmente) con colonna sonora del Venditti Antonello tenuta a basso volume.
    Gran Mario (Bianco), secondo me hai ragione: questa di Moretti e del suo produttore (che poi è il Barbagallo suo socio in Sachertorte) è un’operazione commerciale in piena regola berlusconiana: così è ormai chiaro che i “comunisti” (quelli che non solo mangiano i bambini bolliti, ma anche coloro che credono più nelle idee che nel maketing) NON ESISTONO PIU’.
    Gran Mario (Rififi) sono contento della tua incursione, e sono d’accordo con quanto dici sulla Morante di Bianca, bellissima figura d’attrice, presto sparita, ingoiata dal morettismo.

    Commento by F.K. — 31 marzo 2006 @ 11:25

  16. Eh Mauro, non lo sapevo! Grazie per l’incursione apprezzatissima.

    Commento by F.K. — 31 marzo 2006 @ 11:26

  17. La Morante migliore, cari voi tutti, è quando scopre le sue grazie vergini (circa, suppergiù) davanti all’attonito, superbo Ugo Tognazzi nella Tragedia di un uomo ridicolo del Bertolucci. Aveva, al tempo, 25 anni da compiere.
    Gentile Franz, la tua tolleranza avverso l’omosessualità è ammirevole, ma non mi sento di condividerla. Quelli, gli dài un dito e si prendono tutto il resto (su che tacciamo, vero, per la presenza su questo blog onorevolissimo di gentili signore e signorine, vero)

    Commento by giovanni — 31 marzo 2006 @ 11:44

  18. “gli dài un dito e si prendono tutto il resto”

    che strano, lo avrei detto non degli omosessuali, ma degli uomini. Anzi, degli umani tutti.

    Commento by Addio alle Arti — 31 marzo 2006 @ 11:52

  19. Mais très cher Giovanni, ecoutez-moi: la frocerie est le future…
    ;-)

    Commento by gianni biondillo — 31 marzo 2006 @ 11:52

  20. @ Giovanni e Franz

    ???

    Commento by fm — 31 marzo 2006 @ 12:30

  21. Addio alle Arti, sono d’accordissimo. Di caimano non ne esiste solo uno, sulla faccia di bronzo della terra…

    Commento by F.K. — 31 marzo 2006 @ 12:44

  22. L’idea delle prerecensioni è splendida, e in questo caso particolarmente azzeccata. In fondo su Moretti si scrivono quasi esclusivamente prerecensioni, anche se si è visto il film. Con lui pare quasi inevitabile schierarsi fra chi lo detesta senza averlo mai visto e chi lo adora qualsiasi cosa faccia. Rispetto a questi ultimi, “il Caimano” mi ricorda molto “Hollywood ending” di Woody Allen (fra l’altro entrambe pellicole metacinematografiche). Qui Allen recita la parte di un regista talentoso (Val Waxman) e premio Oscar che durante le riprese si ammala di cecità psicosomatica e dirige così un film totalmente sconclusionato e privo di senso. Cionostante, in Francia, dove lo adorano, l’opera riceverà consensi entusiasti e ammirati.

    sergio garufi

    Commento by sergio garufi — 31 marzo 2006 @ 13:11

  23. A me piacerebbe che qua s’iniziasse un’altra nuova rubrica, che però, così come da me stesso concepita, non potrebbe essere realizzabile.
    Il titolo della stessa, infatti, è: Le Non Recensioni.
    :-)

    Commento by Addio alle Arti — 31 marzo 2006 @ 13:42

  24. oh, finalmente un angolino tranquillo per oculatoni! ma tu, nipotone, sei oculato o sfigato? facciamo così: ti ricorderai che già da tempo soffrivo di un’ocateratta. beh, adesso sono due. perciò ti mando via ocont-ocorrente i 5 euri per il film, e poi me lo roconti. oppure prendi un ocharter e mi raggiungi qui in Ameroca.

    zietto

    Commento by db — 31 marzo 2006 @ 13:51

  25. Ho capito. La prossima volta NON recensiro’ Il Vizietto… Anche se l’ho visto… Ma appunto, si tratterà di non recensione. Addio alle Arti, la tua idea è buona, mi sa che la metto in pratica.

    Commento by F.K. — 31 marzo 2006 @ 13:54

  26. il combinato disposto trinca-dazzi lascia immaginare altri film nel film.

    Commento by diderot — 31 marzo 2006 @ 16:03

  27. Questo commentario presuppone una tal sapienza lata che vien voglia o meglio impellente necessità di immergesi, illico et immediate, nella antologia Palatina o in quella Planudea o per lo meno nella Biblioteca di San Vittore in Parisii onde poter sopperire alle proprie fallacie e ignoranze, onde aprire la mente a cotesto nuovo modo di vedere l’universo orbe terraqueo e maravigliarsi.
    Che, dico, di traslato, a venir a bofonchiar qui di culattoneria o cicisbeismo vuoi di melliflui sbertuccioni e femminei leccapiedi è quanto mai, o meglio parmi inquietante se non abbietto, se non ciurlar nel manico o affondar un virtual coltello in un piaga inesistente in quanto non visibile, palese nè purulenta o puzzolente.
    O meglio ancora potrebbesi ipoteticamente immaginare, come ben fece Bertrand des Bornes nei suoi “Discours sur un pertus” che qui alcun ignoto o ospite fellone vada ciancicando o buffoneggiando di buchi fisici in quanto corporali, quando essi medesimi invero sarebber mentali ed egli, che ciancica, vaga nel suo buco o foro oscuro o caverna o negro truogolo del proprio cervello, chessia.
    Ovvero chi pecora si fa diventa a volte santo, a volte no; come disse San Battistino da Caprese.
    MarioB.

    Commento by cf05103025 — 31 marzo 2006 @ 16:20

  28. Trinca -Dazzi
    Una storia di traffici illeciti e superalcolici eludendo controlli alla dogana.

    Dazzi oggi la nostra bottiglia quotidiana (Lo spirito Santo appare in un eremo del Chianti).

    Storia neo-neorealista e disperata di alcolisti e tossici: Trica- Dazzi Acidi (o Amari)

    Commento by Giancarlo Tramutoli — 31 marzo 2006 @ 16:43

  29. @Franz Cavolo, io il film l’ho visto e c’hai azzeccato… Domani ti telefono e mi dai i numeri del superenalotto!
    @Giovanni Condivido il tuo pensiero sulla Morante, ma resto un baldo difensore della Cassini!

    Commento by Nicolò La Rocca — 31 marzo 2006 @ 17:10

  30. Eppure Franz, sono convinta che alcune parti del film di Moretti ti sarebbero piaciute, soprattutto le scene dei film trash prodotti da Bruno Bonobo: “Cataratte”, “Mocassini assassini”, “La poliziotta con i tacchi a spillo”, Le vendetta delle streghe assatanate”, “Maciste contro Freud”.
    Un saluto,
    Emma

    Commento by emma locatelli — 31 marzo 2006 @ 17:43

  31. Un mio post scherzoso di ieri, nel quale facevo notare, con vero stupore, di aver scritto un commento quasi identico a quello di Biondillo (che non avevo ancora letto), ha dato vita a un ironico scambio di battute, tanto per prendersi un po’ in giro, tra me e Gianni, sull’identità e il doppio, sulla fama, sulla “bontà” del vino a cinquanta centesimi al litro, sugli affitti, sul fare l’amore con se stessi (“che bello sentire le mie labbra sulle mie labbra”), stando ben attento, da parte mia, a non offendere nessuno, tantomeno le persone omosessuali che, comunque, nel dialogo scherzoso, venivano solo un po’ scimmiottate, amplificando (la satira è anche questo, credo), non un eventuale loro presunto “difetto”, che non esiste, ma la nostra contorta ricezione di quanto, in un modo o nell’altro, sentiamo lontano da noi, sempre, in tutti i campi della vita. Il tutto, poi, accompagnato da emoticon e strizzatine d’occhi, per dire “signori, si scherza, nessuno si senta offeso”. Almeno credevo. Poi, a partire da stamattina, leggo una serie di interventi (ti aspetteresti a tono, scherzosi, ironici) e rimango basito all’idea che, senza altri segni evidenzianti una possibile doppia lettura del testo, essi possano esprimere il pensiero vero e profondo di chi li ha scritti. Mah, cosa dire, fate un po’ voi, magari rileggeteli. Stavate scherzando, vero? “Froci” e “culattoni” non mi sembrano termini tratti dal vocabolario della tolleranza e del riconoscimento delle diversità (anche sessuali); tantomeno il concetto di tolleranza si coniuga con espressioni in cui, pur riconoscendo l’esistenza del “diverso” (e meno male!), la si nega, inconsciamente, nel momento in cui si fa presente che si preferirebbe stesse alla larga. A me sembrano termini ed espressioni “vagamente” omofobi, per non dire altro, e il vero stupore nasce dal ritrovarle “qui” e non, come ti aspetteresti, su un sito leghista o fascistoide. Non è una critica nei confronti di nessuno, ma una riflessione che mi sentivo di fare, visto che, rivolgendomi a persone che stimo profondamente, sono portato a credere che stima, amicizia e rispetto significhino anche far notare qualche atteggiamento o locuzione che va un po’ oltre le righe (non del politicamente corretto, del quale non me ne frega niente, ma del “sentire” la differenza, che per quanto mi riguarda non è distanza e steccato, ma accettazione; non tolleranza formale, ma riconoscimento pieno ad esistere alla luce del sole). Spero che nessuno si senta offeso, era solo un discorso di ordine generale che dovevo in primo luogo a me stesso e alle mie convinzioni.

    p.s.

    Sono felicemente eterosessuale dall’età di dodici anni, non ho mai avuto pulsioni o attrazioni, nemmeno inconscie, verso persone del mio stesso sesso, sono sposato con prole…etc. Vado bene così? Sì? Certo, è la mia realtà, la mia carta di identità di genere. E allora perché mi sento a disagio per aver dovuto scrivere una cosa del genere? Perché penso che, se fossi stato felicemente (o infelicemente) omosessuale dall’età di dodici anni, o da qualsiasi altro momento della mia esistenza, non avrei potuto (ancora) scriverlo: perché chiunque, dialogando con me, anche via etere, avrebbe sempre pensato che, in fin dei conti, stava parlando solo con un frocio o con un culattone.
    A me non sembra un problema di poco conto. A meno che la nostra speranza in una società meno deturpata, schifosa e oscena di quella in cui stiamo vivendo oggi non contempli, sul piano delle differenze sessuali, contiguità con l’immaginario della Mussolini, di Storace, Borghezio e Calderoli.

    Con affetto, un caro saluto a tutti.

    Commento by fm — 31 marzo 2006 @ 17:50

  32. anch’io mi dissocio per quel che posso i.e. già dissociato mi associo. resta assodato che in rete io cerco oculatoni, gente che oculatamente mi aiuti a cernere il loglio dal malgioglio (un esempio instar omnium: la Morante della Tragedia. Noleggerò, e vedrò se devo rinunciare a quella con l’Orlando impotente del regista di Ovosodo che sono tutti a 28ene e la Ferilli è lo specchietto per le allodole, mentre il cuculo va dritto alla Morante… a prop. “L’oca imam” è un film fondamentalista? parrebbe di sì, se la protagonista non fosse femminile).

    Commento by db — 31 marzo 2006 @ 19:56

  33. “Io gli omosessuali li rispetto” era una frase che mi aveva colpito nell’epopea di Bruide, per il disagio che gli altri provavano sentendola, come se sancisse una discriminazione.
    Quando penso a me stesso non mi penso “eterosessuale” magari mi penso un coglione per quello che ho appena fatto o detto, o che non ho fatto e non ho detto, fossi un omosessuale forse pensando a me stesso mi penserei come omosessuale e anche le altre persone in genere penserebbero di me la stessa cosa.
    Di certi uomini mi è capitato di definirli dei puttanieri, non è diverso dal definire culattone qualcuno, quando una certa inclinazione sessuale tende a diventare visibile in modo consistente tende a caratterizzare la persona che la esercita.
    Le caratterizzazioni di tipo sessuale sono anche il materiale principale con cui costruiamo gli insulti.
    Ormai chiamiamo cretino solo un caso umano esasperato e irrimediabile, se non è così grave lo chiamiamo pirla o figlio di puttana o frocio, c’è come un’inevitabilità nel fare dello spirito di fronte ad atteggiamenti che per quanto possiamo comprendere, accettare e persino condividere sono parodie di una femminilità stereotipata.
    L’anima degli uomini poi è sottile nelle sue tortuosità e quando scopre invece che un insospettabile, dietro comportamenti assolutamente non caratterizzanti, si sente inquieta ed esclama: qello è un frocio ed io non me ne ero accorto, si alla fine è un sentirsi minacciati, ridicolo no?
    Comunque non facciamoci prendere troppo dalla political correctness, finiremo per arrampicarci sugli specchi ogni volta che, avcendo di fronte a noi un omosessuale, pensiamo che possa metterci le mani addosso e di conseguenza lo classifichiamo come frocio o che scherzando con un amico evochiamo quei comportamenti tipici.
    La tolleranza è biunivoca a meno che si considerino gli omosessuali delle vittime.

    Commento by Rififi — 31 marzo 2006 @ 21:32

  34. @ Rififi

    ???

    Commento by fm — 31 marzo 2006 @ 23:18

  35. Franz, sul mio blog ho pubblicato la recensione di Cattivo sangue.
    Nicolò

    Commento by Nicolò La Rocca — 1 aprile 2006 @ 10:20

  36. @ fm
    E’ un po’ contorto quello che ho scritto in effetti, senza darmi del coglione per questo, cerco di spiegarmi meglio.
    Ho trovato curioso che qui ci sia stata una deriva goliardica nel ridere di questo simulato bacio omoaffettivo e una presa di distanza così formale e repentina.
    Io che, sposato con prole, sono passato da curiosità più ad ampio raggio nella mia perduta adolescenza mi sento un po’ più libero.
    Poi mi sembrava che tu sopravvalutassi la censura o autocensura che un gay potrebbe imporsi scrivendo su un blog in considerazione del fatto che qualcuno che lo legge possa o meno considerarlo un frocio.
    Ci sono i Pride, ne avremo un’esponente plateale in parlamento, (oltre a quelli che non lo dichiarano), altri sono persone di successo, artisti, scrittori, creatori di moda, altri frustrati o in ambienti ostili vivono male la loro esperienza, altri ancora legati in lobby creano a loro volta discriminazioni, si tratti di uomini o di donne.
    Insomma non ho mai voluto considerare l’omosessualità un problema sociale come non considero una categoria sociale “normale” l’eterosessualità e sempre mi oppongo serenamente alla formazione di ghetti o élites, tanto più se formati a partire dalle preferenze sessuali delle persone.
    Detto questo ognuno di noi in coscienza sa che il rispetto reciproco è la condizione necessaria per avere un dialogo, se viene meno il rispetto (con un po’ di elasticità, percarità), il dialogo semplicemente si interrompe e la parte offesa ha diritto di rivalersi presso il magnifico amministratore di questo blog per le ritorsioni previste dalla legge.
    (La legge di Dirty Harry ndr) ;>

    Commento by Rififi — 1 aprile 2006 @ 12:11

  37. io rififi l’ho capito (credo) nel suo sito: in fatto di musica almeno è un oculatone (di alcune cose lo ringrazio, di altre la penso uguale). Actin’ funny, valentine!

    Commento by db — 1 aprile 2006 @ 14:18

  38. Di Moretti mi intrigano le fissazioni . In alcuni casi patenti, in altri sotto traccia, sempre e tuttavia ricorrenti, tanto da non aver mai capito se ne abbia coscienza o meno. Ne cito alcune.

    – Il feticismo
    (vedi l’ossessione di Apicella per le scarpe in Bianca e i titoli dei filmacci di Bonobo nel Caimano: “Mocassini assassini”, “La poliziotta con i tacchi a spillo”)

    -L’oralità
    (la cupa e abusata nutella di Bianca e il gioioso pasticciere -trotzkista?- in Aprile)

    – La regressione all’utero materno
    ( la morte in acqua in La stanza del figlio e l’indiscutibile rimpianto per quell’acqua in Palombella rossa) .

    – La famiglia
    (grumo di dolore e conflitti in La messa è finita e La stanza del figlio, approdo alla maturità in Aprile) .

    Non sono mai sereno, ha rivelato a Fabio Fazio. Ma non c’era bisogno che lo dicesse. I suoi personaggi recano una riserva di rabbia inaudita. Basta guardare il pretino di La messa è finita, apparentemente un mite. Non riesce a riposare perchè i ragazzi dell’oratorio fanno chiasso. E perciò perde le staffe, va per avventarsi ma si castra, mettendosi a giocare al pallone insieme a loro. A differenza delle fissazioni la rabbia di Moretti non è mai episodica o qui e lì affiorante. La rabbia morettiana è una costante. Di volta in volta appare irrisolta – come in Bianca, dove Apicella ammazza -, blandita con la fuga ( La messa è finita), sublimata nella lotta in acqua (Palombella) , proiettata – e dunque sviata -sul Martelli di turno (il Portaborse) , stordita nell’infernale cabina di un luna park in La stanza.
    Non è mai sereno. E neppure io :-)

    Commento by Carlo Capone — 1 aprile 2006 @ 14:28

  39. La recensione di Franz è molto godibile anche per chi, come me, continua ad amare Moretti. Leggendo anche parte dei commenti non sono d’accordo in generale con i giudizi su Caro Diario e sulla Stanza del figlio (secondo me grandi film) né sul Moretti attore che toglierebbe credibilità ai suoi film. Si dice che Moretti è sempre se stesso: vero. Lo sa anche lui e infatti da Caro Diario in poi è lui stesso nei film, con l’eccezione de La stanza del figlio, dove secondo me ricopre un ruolo giusto per lui. E poi, forse che Woody Allen non è sempre se stesso nei suoi film? Vero anche che Woody con il tempo non è più il protagonista assoluto dei suoi film, ma chi sa che anche Moretti non inizi a orchestrare storie sempre meno ego-orientate come questa de il Caiamano, dove la sua figura non è per niente invasiva e presta la faccia ad una operazione che lo qualifica politicamente e civilmente: dopo un film girato quasi interamente con il tono della commedia e della satira politica e di costume, Moretti, quando accetta di interpretare Berlusconi nel cortometraggio finale, lo fa scegliendo il tono di un thriller giudiziario caricaturale che non lascia spazio ad alcun sorriso (e che ricorda un po’ Il portaborse).
    Il film, insomma, a mio parere è, un gran bel film, un quasi capolavoro (come La stanza del figlio) che si fa amare grazie alle straordinarie interpretazioni di Orlando e Placido e anche per i difetti di sceneggiatura e forse anche di regia.
    Se non aggiunge molto alla filmografia di Moretti, come molti suoi film aggiunge molto alla filmografia italiana.
    Credo che l’anomalia de Il Caimano nella cinematografia italiana vada di pari passo con l’anomalia di Berlusconi nella vita pubblica italiana, e proprio per questo Il Caimano giunge come opera NECESSARIA, come testimonianza civile, e anche la forma della fiction, e del cinema nel cinema, mi appare la più azzeccata forma DOCUMENTARISTICA di ciò che è avvenuto e sta avvenendo in Italia negli ultimi 20-30 anni, perché Berlisconi ha trasformato la vita del paese in fiction.
    Noi oggi, alla vigilia delle elezioni 2006, siamo qui a sentire o leggere ovunque, dalle tivù ai giornali, discorsi sui bambini bolliti in cina a scopo fertilizzante dai comunisti, e sui comunisti che in italia hanno “professionalmente” fatto brogli alle elezioni da anni, e controllato intere fette di stato – cutura, scuola università e ricerca, media, sindacati, giornalismo, magistratura, banche, parte dell’imprenditoria – in modo delinquenziale grazie alla protezione dei magistrati.
    Questa non è la fiction che stamo vivendo?
    Michal Moore ha usato il documentario, il giornalismo d’inchiesta,
    per svelare e spiegare le bugie che stanno dietro la fiction amricana della guerra al terrore.
    Moretti ha usato la fiction nella fiction per documentare la fiction italiana dell’italietta berlusconiana.

    Commento by lorenz — 1 aprile 2006 @ 15:09

  40. Woody Allen però è un genio, e il suo essere se stesso è tamente molteplice e creativo che non ha bisogno di divorarsi come fa l’onesto e bravo Moretti che sembra non avere altre fonti cui attingere racconto che se stesso così com’è, un po’ pedante.
    Woody Allen sforna un film ogni due anni, tutti diversi e tutti di alto livello, tutti con grandi attori che piega alle sue esigenze espressive senza lasciarli troppo essere se stessi; avere una poetica intessuta di ossessioni non significa farne un clichè
    Sulla funzione politica dello spettacolo poi ho delle consistenti riserve, credo che quello che attira chi è già schierato a favore respinga chi non concorda, e di una fiction, anche se racconta la verità, si può sempre dire che è fiction, la gente non crede neanche alle carte processuali…
    Si, non credo che neanche il nobel Fo o l’oscar Benigni abbiano portato un solo voto in più alla sinistra che trova invece in loro un rassicurante rispecchiamento, se narcisistico o onanistico non so, lascio giudicare ai tecnici.

    Commento by Rififi — 2 aprile 2006 @ 00:16

  41. Concordo in pieno con quanto detto dianzi dal mio omonimo nonché accolito Rififi.
    MarioB.

    Commento by cf05103025 — 2 aprile 2006 @ 20:12

  42. Toporififi, per la verità Woody Allen fa un film all’anno e a parte Crimini e Misfatti, Harry a pezzi e l’ultimo (che non ho visto), non ha fatto grandi film negli ultimi vent’anni, mi pare (e a me Woody piace), o sbaglio?.
    Sul fatto che il film cosiddetto politico non sposti voti non saprei, certo ne sposta pochini, al massimo, ma qui il problema è un altro: Moretti non ha fatto sto film per far vincere Prodi, o vogliamo essere così ristretti nella comprensione degli altri?
    Il problema è che la pseudosinistra riformista ha paura dei film politici e ha paura che Moretti non solo non sposti voti ma rinforzi Berlusconi. Si tratta di persone che hanno perso ogni residuo di impegno civile, che hanno paura di tutto per via della loro incapacità e che per via delle loro debolezze mal tollerano chi dalla società civile vuole intervenire in politica.
    Michael Moore sì che voleva fare anche politica col suo film e chi va ad approfondire capisce quanto il suo film sia servito almeno a fare cambiare idea a molti soldati sulla guerra in Iraq. (Basta vedere il suo sito e le lettere die soldati, alcune pubblicate nel suo nuovo libro)
    Invece per la pseudosinistra riformista il film è stato un boomerang perchè Bush ha rivinto, come se ci fosse una correlazione diretta tra vittoria di Bush e diffusione del film tra gli indecisi.Non c’è alcuna correlazione di questo tipo e non occorre essere un laureato in statistica per dire che nessuno può sostenere una simile correlazione, così come nessuno può sostenere l’esatto suo opposto: che senza il film di Moore i voti per Bush sarebbero stati ancora di più (però si possono portare molti esempi in tal senso, come quelli dei soldati)
    Anyway, meglio sarebbe fare un sondaggio tra chi ha visto il film e ha cambiato idea (o si è fatto un’idea) sul votare per Kerry o per Bush. Senza un tale sondaggio, condotto con un metodo serio e inegrato con altre domande, ogni conclusione sui film che spostano voti è pura illazione.

    Commento by lorenz — 2 aprile 2006 @ 23:20

  43. Woody Allen fa cinema vero, ne fa molto ma è segno di creatività e non di reiterazione di clichè, lo fa in una dimensione molto personale, racconti più che romanzi; la fotografia è sempre eccellente, la regia impeccabile e audace, gli attori perfetti, la sua presenza multiforme e tagliente, le sceneggiature brillanti; non gira blockbuster, ma se non è buon cinema il suo, non credo che debba venire a cinecittà per imparare a farlo.
    A me personalmente delle istanze politiche di un film importa poco, guardo uno spettacolo e ne sono calamitato per la qualità, l’invenzione o la delicatezza con cui racconta i fatti, le storie. Anche il messaggio politico fa presa su di me se rispetta queste caratteristiche, diversamente preferisco rivolgermi alle fonti, in quel caso non è richiesta una buona recitazione.
    Se spostino o meno voti questi guitti di partito non lo so, io il caimano non vado a vederlo perchè potrebbe spostare il mio, dall’altra parte.
    Di simili assi nella manica la sinistra ne ha molti d’altronde, dalla Ferilli a Benigni che doveva superare in curva Berlusconi nelle passate elezioni a Giovanotti a Dalema fino al Nanni nazionale, tutti argomenti che sto evitando accuratamente non accendendo la TV e non leggendo i giornali fino a dopo le elezioni, quando riceveremo le brutte notizie o le pessime.

    Commento by Rififi — 3 aprile 2006 @ 01:18

  44. Caro fm, hai ragione a scrivere quello che hai scritto; io penso che noi ragazzi degli anni 70 e 80 siamo ancora, in certo modo, figli della caserme che per la maggior parte di noi sono state la povera università della strada, spesso la prima scoperta del mondo o dell’Italia – nelle facce spesso spaurite e imbambolate di certi nostri commilitoni meno scaltri e “cittadini” di noi. In caserma io personalmente ho avuto modo di conoscere ragazzi della mia età che in altro modo non avrei mai conosciuto; e assieme a queste persone, ho imparato meglio il linguaggio proprio delle caserme. Retaggio di quel linguaggio, che si potrebbe anche dire “scolastico”, a onor del vero, sono questi scherzucci che ci si scambia qui, tra il serio e il faceto. Non c’è nessuna intenzione da parte di nessuno, qui (io di questo ne sono certo perchè conosco piuttosto bene i commentatori-amici dei questo thread) di offendere la “categoria” degli omosessuali; che poi perché “categoria”? Eh beh, da un lato – al di là del retaggio linguistico e culturale “da caserma” che ci fa dire poco elegantemente “frocio” e “ricchione” come ci fa smoccolare un “porca troia” senza che si pensi minimamente alle oneste lavoratrici della strada- c’è che l’omosessuale oggi è ancora visto da noi in Italia come davvero un diverso; dall’altro lato, a mio avviso, manifestazioni come quelle del Gay Pride, par example, non fanno certo del bene alla causa; immagino torme di omosessuali di entrambi i sessi che desiderano vivere la loro vita con la giusta e sacrosanta normalità indignati da quell’andazzo da Barnum, da queste macchiette, da queste drag queens caricaturali, nè carne nè pesce, soltanto interessate a esibirsi. Quale “pride”? Quale orgoglio? Manifestazioni siffatte portano soltanto acqua al mulino degli ignoranti e degli omofobi, sono autogol fatti e finiti, à la Niccolai. Il giorno in cui non esisterà più “l’orgoglio gay”, secondo me sarà, per i gay, un gran giorno. Stessa cosa dicasi per la “quote rosa”, espressione che a me fa rabbrividire: fossi una donna m’incazzerei.

    @Niccolò.
    Grazie per la tua bella recensione. La metto molto presto su questo sito, alla voce “Cattivo sangue” – “Recensioni”.

    Commento by F.K. — 3 aprile 2006 @ 11:27

  45. @ Mario Bianco
    Il Caimano è un bellissimo film, altroché film anti berlusconiano da vedere per conformismo di sinistra. Taglia la Storia politica con la propria storia personale, il matrimonio fallito con Silvia Nono. E’ geniale nell’oppore al Caimano la bellezza, la gentilezza alla Beato Angelico della giovane regista (Jasmine Trinca).
    Se fosse stato un film antiberlusconiano, avrebbe seguito un registro realistico, avrebbe realizzato un criptodocumentario, invece la narrazione è sempre su due binari, uno sui fatti e uno sognante, emotivo, che è reso con scene surreali.
    Certo è un film amaro.
    ciao
    andrea barbieri

    Commento by andrea barbieri — 4 aprile 2006 @ 13:38

  46. Caro Andrea,
    io non dissi che era brutto,
    perchè non l’ho visto,
    mi sono ripromesso di vederlo fra un anno
    quando la buriana ed il mio nervoso si saranno calmati (spero).
    La scorsa settimana mi sono visto due films di Raul Walsh fatti prima del 1940 ed erano bellissimi, ma tanto, ti dico.

    Commento by cf05103025 — 4 aprile 2006 @ 23:24

  47. Sì, ma non farti fottere da chi dice che è un film anti-qualcuno, non riconoscere un divieto che creano altri con la loro volgarità. Lasciali bollire nel loro brodo e concimare i fiori, così magari servono a qualcuno.

    Commento by andrea barbieri — 5 aprile 2006 @ 08:59

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