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29 marzo 2006

CRONACHE DALLA”CASA DI DIO”: UN SOGNO

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 11:49

di Giorgio Morale

Sentivo un mugugno, un pianto che non voleva uscire. Chissà da quanto durava. Un lamento nel buio, che bucava il sonno. Non capivo da dove veniva, lottavo tra il sonno e la veglia. Poi ho capito. Era Jani che sbatteva la testa da una parte all’altra. Ho acceso la luce piccola, l’abat-jour sul comodino, e l’ho svegliato.

“Cosa c’è?”.
Ha aperto gli occhi.
“Sognavo”.
“Che sogno?”.
Si è guardato intorno.
“Uccidevo una persona”.
“Chi?”.
Ha fatto un sospiro. Sembrava tornato da una battaglia.
“Una ragazza”.
Mi è scappato:
“Che brutto!”.
Si è messo la mano davanti agli occhi. Ho preso un foulard e l’ho steso sull’abat-jour. Ho fatto la luce più bassa.
“E’ solo un sogno”.
“Sì, è un sogno, però è terribile”.
Si stropicciava gli occhi con forza, come se li volesse strappare.
“Lasciati stare” gli ho detto. “Ti farai male”.
E poi:
“Aspetta”.

Sono andata a prendere un bicchiere d’acqua in cucina. In genere funziona. Si è messo seduto per bere. Si è appoggiato alla spalliera del letto.
“Racconta”.
Si è steso di nuovo, la testa sul cuscino, gli occhi chiusi, le mani sugli occhi.
“Stai calmo” gli ho detto. “Lascia stare gli occhi”.
“Eravamo soli. Al buio. Il posto aveva la sagoma di una grotta. Poteva essere un portico o un sottopassaggio. Isolato. Chiuso. Non so perché eravamo lì. ‘E’ facile, è come scannare un animale’, mi dicevo prima. Non era lo stesso. Ho cominciato a colpire e poi non potevo più tirarmi indietro. Bisognava finirla. Un colpo, un altro colpo. Era come fare un lavoro. Lei resisteva, non voleva morire. Ma anche se volevo, non potevo tenerla in vita. O lasciarla lì. Dovevo far presto. Non capivo niente. Provavo schifo. Ribrezzo. Sporco e sangue dappertutto. Quanto tempo era passato? C’era buio o luce? Urla o silenzio? Non lo sapevo. A un certo punto ho pensato che non potevo tornare indietro. Non c’era rimedio. Era la prima volta che lo pensavo. Se ci pensi, è terribile: fai una cosa, e dopo anche se vuoi non c’è rimedio. Non puoi annullarla. E’ così uccidere una persona. E’ per sempre. Non puoi farci niente”.
“Ma è un sogno o è un fatto vero?”.
“E’ un sogno”.
“E allora?”.
“Però sembra vero. E’ come se fosse vero. Dicevo: nessuno sa niente, nessuno mi ha visto. Nessuno sa che sono qui. Passerà tempo, scorderò. Non saprò che c’è stata questa notte. L’avrò sognata, penserò. Oppure sarà come aver sognato. Come farò a distinguerla? Come farò a sapere se è vero o no? Chi mi potrà dire se è vero o no? E’ tutto chiuso qui, in questo buio. Capisci? Così mi dicevo. Nel sogno lo dicevo. Ed è proprio così. Chi potrà dire se è vero? Ormai l’ho sognato. L’ ho pensato. E allora, anche se non è vero… Potrebbe essere. Capisci?”.
Allora mi sono sentita gelare anch’io, presa dal suo pensiero.

(Tratto dall’inedito “A casa di Dio”)

10 Comments

  1. Da avere, da leggere, da rileggere, da amare: un grande libro, uno degli esordi più significativi degli ultimi anni. Poesia e racconto fusi armonicamente in una scrittura “immaginale” dove domina, soprattutto nella prima parte, la genesi di una lingua primigenia, unica, capace di dettare molte pagine di rara bellezza. Ve lo consiglio vivamente.

    p.s.

    La mia nota faceva riferimento a “Paulu Piulu”, ma vedo che l’inedito non è da meno.

    Commento by fm — 29 marzo 2006 @ 17:02

  2. Fm,… ti ringrazio della lettura e sono lieto che il brano ti piaccia. Frequento la rete solo da poco, giusto in tempo per leggere, nell’inchiesta sul “Romanzo del XXI secolo” di Davide Bregola, questo brano di Franz Krauspenhaar:
    “anche gli scrittori già da tempo pubblicati su carta potrebbero
    approfittare di internet per mettere a disposizione i loro romanzi e
    racconti prima della pubblicazione, in modo da testarli sulla ‘piazza
    elettronica’ dei lettori più appassionati”.
    L’ho sentito vero e ho inviato questo brano, che fa parte di un work in progress, alla ricerca di un confronto.
    Giorgio

    Commento by Giorgio Morale — 29 marzo 2006 @ 18:02

  3. Bello questo pezzo ove non sai se sia visione o narrazione di sogno o addirittura un pezzo di teatro, per via delle brevi battute, appena accenni o flash.

    Mi piace questo nome Paulu Piulu, è curioso,
    e vorrei sapere che origine ha, ecco.
    MarioB.

    Commento by cf05103025 — 29 marzo 2006 @ 22:45

  4. @ MarioB.

    “Paulu” era il nome, di cui “piulu” era, con l’artificio della consonanza, una duplicazione. “Piulu” era un sostantivo onomatopeico, che si potrebbe tradurre con “lamento”. Indicava il verso di un uccello notturno e, per trasposizione, lo stesso uccello, che si diceva avesse il potere di dare la chiamata della morte; perciò, figurando come apposizione di Paolo, gli attribuiva il potere dell’animale.

    Da “Paulu Piulu”, pag.26-27

    Commento by fm — 30 marzo 2006 @ 00:12

  5. Sarà stata allora una civetta, un “chiù”, un allocco,
    quelli che di notte si lamentano e portano male, dicevano

    MarioB.

    Commento by cf05103025 — 30 marzo 2006 @ 09:30

  6. Sì, Mario, vedo che ogni luogo è paese, e che ogni paese ha (o aveva) il suo “piulu” – non voglio dire “allocco” per non rischiare il doppio senso (sono reduce dalla lettura dei commenti ai due post precedenti, davvero esilaranti, e mi sono fatto contagiare).
    Mi fa piacere che ti piaccia il nome “Paulu Piulu”. Fatto curioso: piace ai miei amici milanesi, mentre me lo sconsigliavano fortemente, quando dovevo decidere, i miei amici siciliani! I problemi dell’identità: a volte, difficile averla, difficile accettarla.
    Giorgio

    Commento by Giorgio Morale — 30 marzo 2006 @ 11:22

  7. Ho molta fiducia nel senso estetico di fm, e anche questo inedito mi piace, perciò mi procurerò e leggerò il libro edito di Morale presto e con attenzione.
    Grazie, Franz.

    Commento by stefano — 30 marzo 2006 @ 19:01

  8. Mi fa piacere, lieber Stefan. Sono contento di proporre cose di scrittori di alta qualità come Giorgio, qui su questo blog.

    Commento by F.K. — 31 marzo 2006 @ 12:46

  9. Caro Franz, il piacere è mio. Grazie dell’accoglienza e della stima. Quando avrò capito quale, invierò un altro brano e, se è il caso, ben vengano anche le bacchettate. Come dice il Gianni nazionale, sempre “si può dare di più”. A presto
    Giorgio

    Commento by Giorgio Morale — 1 aprile 2006 @ 09:36

  10. Di nulla, Giorgio. Rimango in attesa di nuove cose tue, per quando vuoi.

    Commento by F.K. — 3 aprile 2006 @ 14:38

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