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26 luglio 2005

L’INCUBO DELLO STAGNO

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 15:15

di Pauline Meprisse

Ero seduta sul sedile posteriore di un’automobilina telecomandata. A un tratto l’automobilina si mosse, andando a cozzare violentemente contro il muro della mia stanza. Ero piena di sangue, forse gravemente ferita. Mi sentii sollevare di peso. Una grande mano aveva sollevato l’automobilina. La rivoltò, e io mi ritrovai a testa in giù, sospesa in aria. La mano scagliò l’automobilina lontano, facendola volare per circa 23 km, fino ad atterrare dolcemente, in aperta campagna, direttamente in uno stagno. Ero illesa; anzi, addirittura, galleggiavo seduta al volante del giocattolo. Improvvisamente vi cominciò a entrare acqua melmosa, finché annegai. Colai a picco nello stagno mentre un ragazzo di diciassette anni lanciava nello stagno pepite d’oro. Una di queste mi colpì alla testa dopo aver sfondato il tetto della piccola Volkswagen. Poi presi la pepita che, dotata di un motorino interno, mi trasse in salvo immediatamente, portandomi fuori dallo stagno. Il ragazzo, nonostante il cattivo tempo e il freddo pungente, era completamente nudo. Ma davanti, al posto del pene, aveva la coda   attorcigliata di un porco, che usava come un lazo per acchiappare alcuni degli elicotteri giocattolo telecomandati che volavano in pattuglia radenti allo stagno. Il ragazzo mi disse:” Ho saputo della faccenda della tua morte. Non preoccuparti, ci sono qua io a difenderti”. Poi m’infilò a tradimento la coda di porco in una delle narici e, ansimando fin quasi a grugnire, eiaculò nella mia cavità nasale un liquido che non potevo vedere ma che sapeva di caramella alla menta. Lo sperma al mentolo, divenuto bollente, galleggiò nel mio cervello per circa un quarto d’ora, finché una donna molto bella, che assomigliava moltissimo all’attrice Sharon Stone, vestita con un completo maschile anni trenta appartenuto a John Dillinger, e corredato da un magnifico boa di piume di struzzo,   puntò un revolver a tamburo, a canna corta, contro il ragazzo, e fece subito fuoco. Il ragazzo fu colpito da una pallottola esplosiva e si ruppe in mille pezzi, come un salvadanaio. Io andai verso Sharon per abbracciarla, ma lei sparò anche contro di me, con la stessa spietatezza. Io, per terra, nel bel mezzo del mio lago di sangue viola, cercai la pallottola che mi aveva uccisa e la trovai in bocca. In realtà, tutti i miei denti erano divenuti bossoli, staccabili dalle gengive.

Senza più denti tentai di chiedere aiuto, senza riuscire ad emettere alcun suono; ma dallo stagno emerse un enorme cane nero, completamente morto, grondante di melma, con appeso al collo un cartello con scritto sopra:” Bevete Chanel No.5”. Poi, annegai di nuovo.

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