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30 settembre 2004

ANARCHICI DI DESTRA E DI SINISTRA

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 02:34

di Riccardo Ferrazzi

(Eccovi un nuovo pezzo di Ferrazzi. Una garanzia. Solo su M.U.)

 

Secondo una leggenda metropolitana che riscuote un certo credito anche presso gli intellettuali, l’anarchico di sinistra sarebbe una specie di Easy Rider o, meglio ancora, uno Straniero dagli Occhi Pallidi che cavalca libero per la sconfinata prateria senza essere rapace e masnadiero, anzi, dimostrandosi sensibile, idealista e giusnaturalisticamente fautore del Bene.

Ma sarà poi vero che per essere progressisti bisogna atteggiarsi a eroi romantici in preda allo Streben e allo Sturm und Drang, tutti impulso, passione e nobiltà d’animo ? E, viceversa, siamo certi che chi guarda alle cose – più che alle utopie – è di destra, è conservatore, è un cinico pessimista e triviale ?

L’anarchico di destra (di destra ?), dicono gli intellettuali, è un tizio che forse ha capito tutto ma non vive la vita. Invece, quello di sinistra (di sinistra ?) cavalca nella immensa prateria portando nelle tasche della sella un capitale di belle e sante idee. È un liberal (cioè un buono). Detesta i monopoli (che non siano di stato), le posizioni di preminenza sul mercato (a meno che non siano di de Benedetti), i giornalisti fiancheggiatori di un partito politico (tranne Furio Colombo, lui è un’altra cosa), le scuole e le cliniche private (salvo quelle degli amici). Gli danno fastidio anche l’obbligo del casco e delle cinture di sicurezza, e naturalmente i divieti di spinello, di pista e di pera.

Cazzo, siamo liberal sì o no ? Abbasso i muri ! I muri sono di destra ! Noi vogliamo cavalcare liberi, scorrazzare nell’immensa prateria inebriandoci di infinito. La prateria è dei buoni, e i buoni siamo noi. Per questo, se uno mi viene incontro gli piazzo una palla in mezzo agli occhi. Perché è un cattivo. Come faccio a sapere che è un cattivo ? Cazzo, invece di andare nella mia direzione mi tagliava la strada ! (Oppure: aveva una camicia a strisce anziché a quadretti, dava del pirla a Tabucchi, diceva che Margherita Hack ha rotto il cazzo, ecc. ecc.). Per quella gente lì ci vorrebbe il cappio o la ghigliottina, o almeno la gogna. E se proprio non è possibile farli fuori tutti, costruiamo dei muri (ma belli, di sinistra) che li costringano a marciare nella nostra direzione anche se non vogliono. E che cazzo ! Siamo liberal sì o no ? Viva i muri di sinistra !

Solo che anche i muri di sinistra, una volta costruiti, stanno lì. E gli stronzi di destra sono così tanti che, per farli marciare nella giusta direzione, di muri bisogna costruirne un casino. Al punto che il bravo figliolo di sinistra (di sinistra ?) invece di scorrazzare nella prateria, finisce per camminare tra due muri anche lui, esattamente come gli stronzi di destra.

Tragedia, disperazione, autocritica. Oddio, non sarà che ci siamo sbagliati ? Impossibile ! Il nostro è un pensiero forte, la nostra analisi socioeconomica è modernissima (in realtà è plurisecolare, ma noi diciamo che è modernissima e guai a chi dice il contrario).

Già, ma come la mettiamo con il pensiero debole ? Come si fa a tenere insieme il pensiero debole (e quindi l’inevitabile abbondanza di pirla che non la pensano nel modo giusto, cioè come noi) con l’intima certezza di avere ragione ? Non sarà (lo dico piano, perché è quasi una bestemmia) non sarà che qualche ragione (non tutte ! tutte le abbiamo solo noi), ma solo una o due, magari su qualche punto marginale, potrebbero averla anche gli altri ?

Cazzo, vuoi vedere che per essere liberal ci tocca diventare liberali ? Ovvero: piantarla di fare i missionari, dare per scontato che ci sarà sempre gente con la camicia a righe e non a quadretti, smetterla di incazzarsi per così poco, riconoscere che l’umanità ha impiegato millenni per abolire i sacrifici umani, e altri per mettere al bando la schiavitù, ed è ragionevole pensare che altri millenni, e impegno, sudore e fatica, ci vorranno per raggiungere le mete del progresso sociale ?

In fin dei conti, preoccuparsi più delle cose e meno delle idee non significa rinunciare ad avere delle idee. Non ci rinuncia neanche l’anarchico di destra (di destra ?). Solo che lui non si vergogna a riconoscere che in sociologia e in economia le bacchette magiche (alias: il mito della rivoluzione che mette a posto tutto) sono rimedi peggiori dei mali. La macchina a vapore ha liberato l’umanità molto più dei discorsi o delle ghigliottine.

Poi, per amor del cielo, ognuno è padrone di vivere alla maniera di Fabrizio del Dongo o di Julien Sorel. Ma non se la prenda con chi considera i due eroi stendhaliani per quello che sono: due bambocci viziati. E quando picchia il naso contro un muro non la butti in politica: i muri non sono di destra o di sinistra. Sono muri e basta.

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