The FK experience il sito di Franz Krauspenhaar

29 settembre 2004

SALUTI DAL GIAPPONE

Filed under: Blog — Franz Krauspenhaar @ 02:09

di Fabio Viola

 

Prima puntata

( Comincia oggi questa serie a puntate scritta da Fabio Viola del collettivo di Ellittico. Direttamente dal Giappone. La prima volta di Fabio in Giappone. Sensazioni e osservazioni in differita. Perché lui è tornato a Roma – da poco – e questi racconti di viaggio li pubblico dunque ancora caldi. Fino ai primi freddi. M.U.)

 

Fa un caldo impensabile. E’ umido. Tira vento. Ogni tanto casca l’acqua dal cielo (n.b. non piove, casca proprio l’acqua, per via di un tifone che sta spazzando Okinawa giù a sud).

Ci sono stati tre terremoti da quando sono qui. Non ne ho sentito manco uno ma se ne parla. Uno pare fosse forte. L’epicentro era altrove e sembra che a Osaka l’abbiano sentito. Io no.

Si mangia benissimo, inverosimilmente meglio che nei ristoranti giapponesi a Roma, c’è un botto di roba e di scelta e si paga anche molto poco. Ancora non ho preso il sushi.

Osaka è: enorme. Tendente al grigio come ricorrenza cromatica. Piena di gente. Veramente enorme. Proprio enorme. Ci sono pochissimi stranieri e se ci sono si nascondono. Non ricca. Non opulenta. Non povera. Non misera. E’ la capitale universale dell’understatement consumistico. Ci sono alcune zone centrali che sembrano il delirio di un architetto psicopatico e drogato. O forse di squadre di architetti psicopatici e drogati (nello specifico: direi funghetti allucinogeni. Ancora più nello specifico: amanita muscaria). Non è una città pulita come uno si immagina le città giapponesi. Ho visto: cartacce in più punti, un frigorifero abbandonato, una lavatrice rotta vicino al frigorifero, un televisore morto pochi passi dopo la lavatrice e il frigorifero. Spazzatura dimenticata. Oggi al parco di Nagai (Nagai-Koen) ho pestato una merda. Non ci potevo credere visto che qui girano tutti con la paletta e anzi ne sono ossessionati. Pertanto ritengo di aver pestato l’unica merda vagante di Osaka. Al parco di Nagai c’è, oltre alla merda che ho pestato io e a un numero impressionante di gente che corre (per andare dove, nessuno lo sa) e va in bicicletta, una tendopoli di barboni. Essi vivono in condizioni assai poco barbonesche in quanto sono dotati di: lavatoi, tende in sintetico blu tutte uguali, panchine, un paio di chioschi e accessori per la cucina e il bagno. Essi sono pertanto non barboni, ma barboni giapponesi. Voi capite che è diverso.

I giapponesi a Osaka sono diversi da: 1. i giapponesi che ho conosciuto io prima di venire a Osaka; 2. i giapponesi che uno che non ha mai conosciuto i giapponesi immagina (in quanto sono: rumorosi, spavaldi, atteggioni, sciolti, acchittati); 3. i giapponesi che uno vede in televisione o al cinema da noi in Europa; 4. i giapponesi che uno vede in giro per Roma che corrono appresso agli ombrelli e fanno le foto. In un certo senso questi giapponesi di Osaka sono sia una delusione sia un’interessante scoperta. Pare che essi – gli abitanti di Osaka – siano considerati i cafoni del Giappone, ma certi li trovano anche estremamente divertenti. Mi ricordano, a livello di reputazione, quella che hanno le persone di Napoli in Italia. E questo conferma le dicerie su di loro che avevo ascoltato prima di partire.

Infine di Osaka – dopo questi due giorni devastanti in cui il fuso orario sta facendo di me ciò che la cocaina ha fatto al naso di Califano – c’è da dire che è una specie di affastellamento senza soluzione di alcun genere di continuità di architetture di ogni provenienza (incluse le provenienze frutto di fantasia o abuso di stupefacenti allucinogeni). Ci sono vie anche in periferia che sono così assurde e improbabili da essere tutte uguali e indistinguibili l’ una dall’ altra. Non so se mi capite.

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